Apprendiamo dall'ansa che l'ASP di Catanzaro smentisce il rischio epidemia all'interno della casa circondariale di Catanzaro e che l'area sanitaria della stessa “continuerà a vigilare con particolare attenzione, come ha sempre fatto, per tutelare il diritto alla salute dei cittadini detenuti”.

Sarà sicuramente vero che al momento non si è registrato nessun altro episodio ma non capiamo come si possa escludere il pericolo di un'epidemia o comunque di contagio, visto e considerato che a) non si conosce neanche il tempo medio di incubazione del batterio del clostridium difficile; b) le spore del batterio sono altamente resistenti ai comuni disinfettanti e sono sempre più frequenti i casi di epidemie e contagio nelle strutture comunitarie (come attestano diverse fonti scientifiche, mediche ed i nostri consulenti sanitari); c) il sig. Rotella, (stando alla testimonianza del figlio e dell'Avv, Favazzo, stava già male quando è stato trasferito dal Carcere messinese a quello catanzarese) durante l'ultimo colloquio con i familiari avvenuto il 20 febbraio scorso (quindi 6 giorni prima della morte), versava già in uno stato di debilitazione avanzata ed aveva difficoltà a stare in piedi. É rimasto in queste condizioni, con cure sommarie per un'altra settimana fino a quando non è stato portato in ospedale a seguito delle “sollecitazioni” fatte dagli altri detenuti al personale penitenziario. Troppo tardi però, ormai non c'era più niente da fare, infatti è morto nel giro di poche ore.

Apprendiamo dall'ansa che l'ASP di Catanzaro smentisce il rischio epidemia all'interno della casa circondariale di Catanzaro e che l'area sanitaria della stessa “continuerà a vigilare con particolare attenzione, come ha sempre fatto, per tutelare il diritto alla salute dei cittadini detenuti”. Sarà sicuramente vero che al momento non si è registrato nessun altro episodio ma non capiamo come si possa escludere il pericolo di un'epidemia o comunque di contagio, visto e considerato che a) non si conosce neanche il tempo medio di incubazione del batterio del clostridium difficile; b) le spore del batterio sono altamente resistenti ai comuni disinfettanti e sono sempre più frequenti i casi di epidemie e contagio nelle strutture comunitarie (come attestano diverse fonti scientifiche, mediche ed i nostri consulenti sanitari); c) il sig. Rotella, (stando alla testimonianza del figlio e dell'Avv, Favazzo, stava già male quando è stato trasferito dal Carcere messinese a quello catanzarese) durante l'ultimo colloquio con i familiari avvenuto il 20 febbraio scorso (quindi 6 giorni prima della morte), versava già in uno stato di debilitazione avanzata ed aveva difficoltà a stare in piedi. É rimasto in queste condizioni, con cure sommarie per un'altra settimana fino a quando non è stato portato in ospedale a seguito delle “sollecitazioni” fatte dagli altri detenuti al personale penitenziario. Troppo tardi però, ormai non c'era più niente da fare, infatti è morto nel giro di poche ore. Ne deduciamo quindi che se l'area sanitaria del Carcere avesse valutato con la dovuta scrupolosità e attenzione le condizioni del sig. Rotella e fosse stato portato in ospedale per tempo debito probabilmente sarebbe ancora vivo. Inoltre, stando alle fonti mediche circa la pericolosità del clostridium difficile, nell'interesse e nella tutela dei detenuti, dei familiari, del personale e di quanti ogni giorno sono a contatto con i detenuti, vorremmo capire, pertanto, quali sono le misure di prevenzione messe in atto. Riteniamo, pertanto, che questa delicata e grave situazione non possa e non debba essere liquidata con una semplice nota in cui viene data qualche rassicurazione ma debbono essere poste in essere tutte le misure necessarie onde evitare che i rischi insiti nel clostridium difficile si diffondano. E non per lanciare allarmi “eccessivi” ma solo per scongiurare il pericolo di un'epidemia. Confidiamo molto nell'attenzione che l'on. Dieni e l'eurodeputata Eleonora Forenza, assieme al Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Prof. Mauro Palma, stanno riservando al caso per far si che i diritti delle persone detenute vengano effettivamente tutelati. Non vorremmo, domani, dover scrivere di un altro sig. Michele Rotella, di anni 75, morto per malasanità carceraria. Prevenire è meglio che curare. Associazione Yairaiha Onlus Associazione Fuori dall'ombra