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L'1 e il 2 di ottobre ritornano le iniziative de La prigione e la piazza, la mostra-mercato itinerante e indipendente che dal 2021 porta in giro per l'Italia libri, istallazioni artistiche, performance musicali, prodotte da e sul carcere. In occasione dei vent'anni dell'associazione Yairaiha presenteremo il libro "Un viaggio lungo vent'anni", pubblicato da Strade Bianche di Stampa Alternativa.
La prima tappa sarà a Napoli, in piazza del Gesù, con il supporto della libreria Dante e Descartes, con un'iniziativa che sarà l'occasione per fare il punto sul processo in corso a Santa Maria Capua Vetere, dove oltre cento imputati tra poliziotti e dirigenti del Dap e del Ministero sono accusati di tortura, lesioni, abuso d'autorità e depistaggio in relazione ai pestaggi subiti da centinaia di detenuti durante la pandemia. Interverranno Sandra Berardi (presidente di Yairaiha), Paolo Conte (avvocato delle parti civili nel processo), Samuele Ciambriello (Garante dei detenuti della regione Campania) e Riccardo Rosa (giornalista).
La seconda invece sarà a Roma, alla libreria I fiori blu (via Antonio Raimondi, 35), riflettendo sul lavoro e sulle battaglie portate avanti da Yairaiha e dai suoi attivisti fin dalla metà del primo decennio dei Duemila. In quell'occasione si discuterà del volume con Sandra Berardi, Caterina Calia (avvocato) e Francesca De Carolis (giornalista)
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Di seguito le testimonianze di familiari di alcuni ergastolani raccolte per la giornata di dialogo Contro la pena di morte viva. Per il diritto a un fine pena che non uccida la vita.
- Testimonianza famiglia del detenuto Sciara Filippo
Mi chiamo Sciara Pasquale, ho quasi 30 anni e abito a Siculiana, un piccolo paese nella provincia di Agrigento, all’estremo Sud della Sicilia. La mia storia inizia 19 anni fa, quando alle 3 di notte mi sono svegliato mentre gli agenti della finanza perquisivano il mio letto in cerca di non so cosa. Ricordo ancora bene le facce preoccupate di mamma e papà, e il fare metodico e veloce nel mettere a soqquadro tutto. Era la notte tra il 19 e il 20 marzo 1998, e da quella notte papà, che aveva 34 anni, è stato arrestato e tutt’ora si trova in carcere con la condanna dell’ergastolo. Da quel momento la mia famiglia ha vissuto un incubo che anno dopo anno è diventato sempre più nero. Quando hanno portato via papà avevo appena 11 anni, mio fratello minore appena 1 anno e mia madre era nel pieno della sua vita avendo 32 anni appena compiuti. Il primo effetto negativo sulla salute di mamma è stata l’anoressia. Non riusciva più a mangiare, non aveva più voglia di vivere quasi, poiché per lei papà era tutto, un sostegno saldo, il suo porto sicuro. La mia adolescenza è stata travagliata per questa mancanza, mi sono fatto le ossa da solo, perché mamma subito ha iniziato a lavorare per mantenerci, guadagnando una miseria e arrivando a mangiare olive ammuffite per comprare a noi il latte che mangiavamo mattina e sera… i miei nonni non essendo in condizioni economiche buone non potevano fare molto, cosi anche i miei parenti potevano fare ben poco… una volta siamo arrivati ad usare la carta del pane al posto della carta igienica perché non potevamo permetterci che solo il latte e l’acqua da bere. Tutti questi stenti hanno portato un dissesto nell’intestino di mamma, e dopo un po' fu colpita da blocco intestinale che l’ha quasi uccisa. Ma per fortuna si è ripresa, ma quell’evento era solo un assaggio di quello che sarebbe successo dopo qualche anno… Nel frattempo io e mio fratello siamo cresciuti. Mamma ha fatto anche da papà, dato che lo vedevamo inizialmente una sola ora al mese a Palermo, e poi una volta l’anno quando è stato portato prima in Calabria e dopo nella vecchia città dell’Aquila. Poi non siamo più potuti andare a trovarlo perché mamma lavorava in una casa di riposo facendo di tutto e io non avevo le competenze necessarie per organizzare un viaggio del genere. La situazione è precipitata quando mia mamma, dopo anni di stenti, sofferenze e tristezza infinita, si ammala di cancro nel 2013. La diagnosi è stata terribile: carcinosi peritoneale metastatica, 6 mesi di vita. Solo la Provvidenza ha saputo risolvere questa situazione facendoci trovare un professore a Roma che ha deciso di operare mamma nonostante la situazione era estrema. Mamma in totale dal 2013 a oggi ha subito 4 grossi interventi, nell’ultimo ha avuto un’ischemia celebrale, che ha causato l’intorpidimento della parte sinistra del suo corpo, e in questi tre anni ha fatto tanta chemioterapia che la fa soffrire moltissimo. Ultima notizia fresca di oggi, nella tac si sono visti di nuovo dei noduli, segno di un possibile ritorno di malattia. La lotta è infinita e le sofferenze sono tante. Il percorso riabilitativo è stato doloroso, difficile, solo nel 2016 abbiamo passato in ospedale 6 mesi. Tutto questo mi porta a centrare in pieno l’argomento ERGASTOLO.
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Carcere e tortura - dalla salute alla libertà negata, vuole essere un momento di confronto pubblico su alcuni degli aspetti più inquietanti legati all'istituzione carceraria. Quello che emerge dai numeri, a cominciare dagli oltre 66.000 detenuti a finire ai morti dall'inizio dell'anno fino ad oggi, ben 109 di cui 42 suicidi, è allarmante non tanto per una mera questione di sovraffollamento quanto per l’ipertrofia penale dello stato italiano che risponde con il carcere alle ingiustizie sociali. Il ricorso massivo alla reclusione di fasce sociali sempre più larghe, l'allargamento dei comportamenti che vengono classificati e perseguiti come crimini, la mancanza di politiche riabilitative reali e la mancata applicazione delle misure alternative sono tra le cause principali della drammatica situazione carceraria. Migranti, tossicodipendenti ed esclusi che vivono ai margini della “legalità”, costituiscono la percentuale più alta dei reclusi. Reclusione fine a se stessa che ha come unico scopo quello di punire e privare decine di migliaia di uomini, donne e accidentalmente bambini, della libertà in uno Stato che considera la carcerazione quale unico sistema di risarcimento delle "vittime" per i danni subiti e quale unico deterrente per evitare la recidiva. Il carcere-discarica è il non luogo che meglio rappresenta l'iniquità di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti. Alcune vicende, in particolare, danno la misura di una Giustizia Ingiusta e di uno Stato che si autoassolve e che diventa complice di violenze, abusi ed efferati omicidi commessi da chi, invece, dovrebbe tutelare l'inolumità pubblica e garantire pari diritti e dignità a tutti i cittadini. Almeno sulla carta. Da Carlo Giuliani a Gregorio Durante, passando per Marcello Lonzi, Stefano Chucchi, Gabriele Sandri, Federico Aldovrandi, Giuseppe Uva, Mastrogiovanni, giusto per fare qualche esempio, ci siamo trovati, impotenti di fronte torture ed omicidi di Stato rimasti impuniti, prescritti, archiviati o al massimo lievi condanne per “eccesso di difesa”. Le situazioni sono differenti: dalle piazze alle carceri, dai fermi di polizia alle caserme dei carabinieri, ma hanno in comune l'essersi ritrovati in mano allo Stato e da questi torturati e uccisi.
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