Brasile: estradizione di Cesare Battisti ora è nelle mani di Lula Ansa, 17 aprile 2010 Il Supremo Tribunal Federal brasiliano (Stf) ha pubblicato oggi le motivazioni della sentenza con la quale mesi fa ha dato via libera all'estradizione in Italia dell'ex terrorista rosso, rilevando che ora spetta al presidente brasiliano pronunciare l'ultima parola: un documento, quello dell'Alta Corte, in cui si smonta in sostanza la tesi che Battisti sia un perseguitato politico.
Uno dei punti chiave delle motivazioni sulla sentenza contro Battisti, che si trova in un Carcere di Brasilia, rileva infatti che i quattro omicidi - commessi alla fine degli anni 70 - per i quali l'ex membro dei Proletari armati per il comunismo è stato condannato in Italia, sono stati perpetrati "senza alcun obiettivo politico immediato", né rappresentano "una legittima reazione ad un regime oppressivo". Il testo parla inoltre dell'Italia dell'epoca come di un paese "in piena normalità istituzionale dello Stato di diritto". Proprio sulla base di tale punto, sottolineano analisti locali, nel caso in cui il presidente Lula decidesse di confermare l'asilo politico a Battisti - come hanno ipotizzato anche oggi alcuni media brasiliani - dovrà presentare una motivazione diversa dalla persecuzione politica. Il dispositivo della sentenza pronunciata nel novembre scorso rileva inoltre che "nonostante la decisione" - e cioè il sì all'estradizione - dell'Alta Corte "non sia vincolante", Lula dovrà "osservare i termini del trattato di estradizione firmato tra Brasile e Italia".
Brasile: estradizione di Cesare Battisti ora è nelle mani di Lula Ansa, 17 aprile 2010 Il Supremo Tribunal Federal brasiliano (Stf) ha pubblicato oggi le motivazioni della sentenza con la quale mesi fa ha dato via libera all'estradizione in Italia dell'ex terrorista rosso, rilevando che ora spetta al presidente brasiliano pronunciare l'ultima parola: un documento, quello dell'Alta Corte, in cui si smonta in sostanza la tesi che Battisti sia un perseguitato politico. Uno dei punti chiave delle motivazioni sulla sentenza contro Battisti, che si trova in un Carcere di Brasilia, rileva infatti che i quattro omicidi - commessi alla fine degli anni 70 - per i quali l'ex membro dei Proletari armati per il comunismo è stato condannato in Italia, sono stati perpetrati "senza alcun obiettivo politico immediato", né rappresentano "una legittima reazione ad un regime oppressivo". Il testo parla inoltre dell'Italia dell'epoca come di un paese "in piena normalità istituzionale dello Stato di diritto". Proprio sulla base di tale punto, sottolineano analisti locali, nel caso in cui il presidente Lula decidesse di confermare l'asilo politico a Battisti - come hanno ipotizzato anche oggi alcuni media brasiliani - dovrà presentare una motivazione diversa dalla persecuzione politica. Il dispositivo della sentenza pronunciata nel novembre scorso rileva inoltre che "nonostante la decisione" - e cioè il sì all'estradizione - dell'Alta Corte "non sia vincolante", Lula dovrà "osservare i termini del trattato di estradizione firmato tra Brasile e Italia". I giudici fanno in altre parole capire che pur avendo ora Lula l'ultima parola, lo stesso capo dello Stato dovrà muoversi nell'ambito dell'accordo di estradizione Roma-Brasilia in vigore da diversi anni. A concedere lo status di rifugiato politico a Battisti era stato, nel gennaio 2009, l'ex ministro della Giustizia, Tarso Genro, che aveva preso tale decisione sulla base "dello statuto dei rifugiati del 1951", il quale prevede quali ragioni valide per la concessione dell'asilo "il fondato timore di persecuzione per motivi di razza o di opinione politica". La pubblicazione delle motivazioni sul sito web dell'Stf (due pagine di sintesi, su un totale di 200) giunge pochi giorni dopo - lo scorso lunedì a Washington - di un colloquio tra il premier Silvio Berlusconi e lo stesso Lula, il quale in quell'occasione aveva fatto sapere di voler aspettare "le motivazioni" con cui la Corte avrebbe argomentato la sua sentenza. Il premier aveva da parte sua espresso totale fiducia nei confronti delle autorità brasiliane per l'espletamento delle procedure di estradizione, oltre al rispetto nei confronti del lavoro dei giudici brasiliani. Ora il documento è di fatto sul tavolo del capo di Stato. Fonti della difesa di Battisti hanno ricordato all'Ansa di avere cinque giorni di tempo, a partire da lunedì, per leggere e controllare con la lente d'ingrandimento le 200 pagine della sentenza. "Valuteremo se ci sono contraddizioni od eventuali punti oscuri nel testo", hanno rilevato le fonti, che secondo le norme brasiliane non hanno più possibilità di presentare ricorsi. In questi giorni sono rimasto sorpreso della sensibilità del nostro Ministro della Giustizia, tanto che ora quando qualcuno dei miei compagni di pena brontola che viviamo in un paese senza giustizia, vado su tutte le furie. Come si fa a dire sciocchezze del genere, se il nostro Ministro, nel momento in cui è venuto a conoscenza che un cagnolino soffriva d'ansia, perché gli avevano arrestato il proprio padrone, si è impegnato in prima persona perché il padrone ottenesse gli arresti domiciliari e potesse consolare il suo cagnolino. Onore al cane, onore al suo padrone che ha capito di vivere in un paese in cui i cani hanno più diritti dei figli dei detenuti, onore al Magistrato che gli ha concesso gli arresti domiciliari, onore al Ministro Alfano e alla sua sensibilità, che ha permesso di non mortificare la dignità di un cane che soffriva d'ansia. Vede signor Ministro, sono un condannato per reati di poco conto, a pochi anni di Carcere, ma siccome sono nato a Palermo, tra quei reati è stata aggiunta anche la ciliegina del 416 bis, che in Sicilia non si nega a nessuno e per questo devo scontare sino all'ultimo giorno di pena segnato in sentenza. Signor Ministro, durante tutta la durata della pena ho visto una sola volta a colloquio i miei figli, perché nonostante il 416 bis, non ho mai avuto la possibilità economica per farli venire a trovarmi, a Spoleto. Ora che mi restano pochi mesi di Carcere da scontare, avevo chiesto un permesso e mi è stato negato, perché i miei figli non soffrono d'ansia per un padre che non vedono da anni e non sono stati ritenuti altrettanto meritevoli d'attenzione di quel cane che lei ha preso così tanto a cuore. I miei figli non soffrono e non hanno bisogno della presenza del padre, per essere confortati come quel cane che lei ha preteso venisse rasserenato dalla presenza del suo padrone. Signor Ministro mi consenta di dirle che è davvero un grande Paese quello dove il Ministro della Giustizia si preoccupa per l'ansia di un cagnolino e non dei figli dei detenuti che non possono vedere i genitori per anni. Di Gregorio Girolamo Casa di reclusione di Spoleto lì, 1 settembre 2010