La storia di Michele Bruni richiama l'attenzione sull'assistenza sanitaria penitenziaria che non garantisce assolutamente le cure adeguate nonostante l'articolo 1 del Decreto Legislativo 230/99, sul riordino della medicina penitenziaria stabilisce che: "I detenuti e gli internati hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di libertà, alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci ed appropriate, sulla base degli obiettivi generali e speciali di salute e dei livelli essenziali e uniformi di assistenza individuati nel Piano sanitario nazionale, nei piani sanitari regionali ed in quelli locali".

Quanti Michele si sarebbero potuti curare in tempo prima che le malattie degenerassero? Solamente dall'inizio dell'anno ad oggi registriamo ben 81 morti nelle carceri italiane, di cui 21 per suicidio, e ben 60 per malattie il più delle volte curabili se prese per tempo e non sottoposte alla burocrazia carceraria che uccide prima della malattia in se. L'età dei morti di Carcere va dai 19 ai 55-60 anni, in ogni caso l'età media è di 30-35 anni. La prevalenza dei quali per malattie curabili o che comunque avrebbero potuto beneficiare del differimento della pena in casi particolarmente gravi anche in caso di cosiddetta “pericolosità sociale”(artt.

La storia di Michele Bruni richiama l'attenzione sull'assistenza sanitaria penitenziaria che non garantisce assolutamente le cure adeguate nonostante l'articolo 1 del Decreto Legislativo 230/99, sul riordino della medicina penitenziaria stabilisce che: "I detenuti e gli internati hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di libertà, alla erogazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci ed appropriate, sulla base degli obiettivi generali e speciali di salute e dei livelli essenziali e uniformi di assistenza individuati nel Piano sanitario nazionale, nei piani sanitari regionali ed in quelli locali". Quanti Michele si sarebbero potuti curare in tempo prima che le malattie degenerassero? Solamente dall'inizio dell'anno ad oggi registriamo ben 81 morti nelle carceri italiane, di cui 21 per suicidio, e ben 60 per malattie il più delle volte curabili se prese per tempo e non sottoposte alla burocrazia carceraria che uccide prima della malattia in se. L'età dei morti di Carcere va dai 19 ai 55-60 anni, in ogni caso l'età media è di 30-35 anni. La prevalenza dei quali per malattie curabili o che comunque avrebbero potuto beneficiare del differimento della pena in casi particolarmente gravi anche in caso di cosiddetta “pericolosità sociale”(artt. 146 e 147 del C.P.). Ma in Italia la legge non è uguale per tutti. Per i detenuti “altisonanti” c'è sempre una patologia più o meno grave per cui risultano incompatibili con il Carcere mentre i detenuti “comuni” ogni giorno rischiano la vita perché lamentare un malessere il più delle volte viene liquidato con un antidolorifico o con un antinfiammatorio invece che con le dovute analisi. È il caso di Michele Bruni, oggi in fin di vita all'ospedale di Livorno - città nella quale era detenuto in attesa di giudizio, è il caso di Enzo Potente - morto due giorni fa nel Carcere di Teramo per infarto a soli 32 anni, è il caso dei ben 60 uomini morti dall'inizio dell'anno per patologie assolutamente curabili con la dovuta prevenzione. Purtroppo in Italia quasi nessuno si indigna quando muore un detenuto a parte i familiari e i tanti compagni di cella che, ogni giorno, devono pregare di stare in salute per non morire come bestie. Associazione Yairaiha Onlus