contro il carcere e la repressione

Comunicati Stampa

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  • ASSASSINI ! Istituzioni e forze dell´ordine sono i mandanti e gli esecutori dell´assassinio di Stefano Cucchi
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  • Manu libero: solidarietà agli antifascisti perquisiti
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  • Alfano e Maroni: "Riapriremo Pianosa e l'Asinara"
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  • Turchia. Ocalan trasferito in un’altra prigione, non sarà più in isolamento totale
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  • E' uscito il nuovo libro di Carmelo Musumeci, L'assassino dei sogni
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  • Si suicida in carcere Diana Blefari
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  • Ergastolano si suicida nel carcere di via Burla
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  • “Direttrice del Pagliarelli intercettava i detenuti"
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  • Lettera dal carcere di Asti
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  • “Urla dal Silenzio” Il blog degli ergastolani
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  • La società messina della Jolly Rosso querela Francesco Cirillo
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  • ExKarcere ri-occupa
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  • comunicato post-corteo: 19 settembre corteo per non dimenticare Abba e fermare il razzismo
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  • Palermo ha un nuovo ExKarcere!!
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  • APPELLO PERUN MESE DI INIZIATIVE diffuse per affermare in tutti i nostri territori ORA BASTA, RAZZISMO STOP
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  • NOI NON PAGHIAMO IL PIZZO, NOI LOTTIAMO!
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  • In una lettera il dramma di un detenuto "Sono dimagrito troppo, sto muorendo"
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  • PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI-comunicato dell'associazione Papillon Rebibbia
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  • Contro lo sgombero dell'ExKarcere!!!
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  • Sulla manifestazione noponte dell'8 agosto
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  • BRUNO BELLOMONTE LIBERO, LIBERI TUTTI!
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  • la lega fa scuola in calabria...ma al pd
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  • lettera aperta indirizzata ai mezzi di informazione ed ai membri del parlamento
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  • nel carcere di siano
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  • l'ergastolo, il carcere e la speranza
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  • Una giornata nel girone di Siano
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  • dal diario di Carmelo Musumeci
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  • Carenze e attuazione del Dpr 230/2000 nella Casa Circondariale di Palmi (RC)
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  • NON LASCIAMOLI SOLI
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  • Caruso contro ergastolo sciopero fame in 50 istituti
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  • Haidi Giuliani con i detenuti di «Mai dire mai»
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  • Presidio di solidarietà ai familiari dei detenuti di Cosenza - venerdi 7 dicembre
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  • Nuova visita di Caruso al carcere di RC
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  • FIGLI DI UN DIO MINORE
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  • Un primo bilancio di “Mai più ergastolo”
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Notizie

14-10-2009
Rubati i computer degli avvocati degli indipendentisti sassaresi
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22-09-2009
Operazione Rewind
Arresti Rewind Torino, allegerite misure cautelari Leggi »

19-09-2009
PRESIDIO DAVANTI A REGINA COELI E REBIBBIA SEZIONE FEMMINILE
Lunedi 14 settembre 5 compagni di lotta dell'8 Marzo occupata di Magliana sono stati prelevati dai carabinieri in modo coatto alle ore 4.40 di mattina e portati a Regina Coeli e a Rebibbia. Leggi »

29-08-2009
Varese, partorisce dopo l'arresto e il gip la lascia in carcere
Ha partorito un bimbo due giorni dopo essere finita in manette per aver rubato profumi (1.500 euro il valore) in un negozio di Varese, ma il gip Giuseppe Battarino le ha negato i domiciliari ... Leggi »

25-08-2009
Brescia: GRAVE EPISODIO DI VIOLENZA RAZZISTA DELLA POLIZIA LOCALE... MA GIUSTIZIA NON E' FATTA.
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Contro tutte le galere

Basta morti in carcere!
giovedì 31 dicembre ore 18.00

Presidio sotto il carcere di cosenza in solidarietà a tutti i detenuti.

Facciamo sentire la nostra voce contro tutte le galere!

No alla carcerazione sociale!

No alla costruzione di nuove carceri!

Cosenza contro il Carcere

 

Lager in Italia

Non mi uccise la morte, ma due guardi bigotte mi cercarono l’anima a forza di botte.     (Fabrizio De Andrè)

 Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto l’audio shock del comandante delle guardie del penitenziario di Teramo aggiunge altro orrore al dramma delle carceri. (Fonte: “Il Manifesto”,  martedì 9 novembre 2009).  

Ecco due testimonianze tratte dalla tesi di laurea “Vivere l’ergastolo”: 

Una mattina, mentre mi trovavo al passeggio, vengo chiamato dalle guardie, dopo che mi vengono messe le manette vengo fatto salire in una jeep, mettono in moto ed usciamo. Mi ordinano di tenere la testa abbassata. Ad un tratto una guardia impugna la pistola e mi dice “Stai per morire!” Mi punta la pistola nella tempia destra. Non ho battuto ciglio, certamente la paura c’era,  ma non potevo fare nulla. In quel momento pensavo alla mia famiglia,  quando sento il grilletto girare a vuoto … una finta esecuzione con le relative risate dei secondini. Come se non bastasse mi si dice:”Ora scappa,  corri per la campagna”.  Io con la testa faccio segno di no. Un aguzzino mi dà uno schiaffo e urla: “Scappa” io non mi muovo. Prendono una corda la mettono tra le mie manette e la legano alla jeep, mettono in moto e mi tirano dietro, cerco di correre il più forte possibile,  ma non posso farlo più forte della jeep,  finchè con un piede entro in una buca, perdo l’equilibrio, cado e sono trascinato per circa 100 metri con risate e divertimento delle guardi carcerarie.(Matteo Greco,  carcere di Pianosa 1992)  

Dopo i primi giorni avvenne il primo pestaggio: quando si usciva all’aria gli sgherri erano messi in fila con i manganelli nelle mani. Un compagno anziano, lento nei movimenti, rimasto indietro, venne preso a calci, pugni e manganellate. Sentivamo urli strazianti. Al ritorno vedemmo tutto il sangue sparso nel corridoio, ma noi eravamo troppo impauriti per potergli dare la nostra solidarietà. E quella nostra debolezza fu l’inizio della fine, perché fatti del genere in seguito si ripeterono sovente.    In quel periodo imparai a conoscermi a crescermi dentro, scoprii che lo Stato è peggio di quel che credevo, mi faceva conoscere privazioni, torture e patimenti nell’assenza totale di legalità, giustizia e umanità. In quella maledetta isola persino i gabbiani erano infelici per quello che vedevano. Alla fine, nell’estate del ’93, iniziai a fare lo sciopero totale della fame …(Carmelo Musumeci,  carcere dell’Asinara 1992)  

Perchè meravigliarsi tanto dell’omicidio di Stefano Cucchi e delle botte ai detenuti?Il carcere in Italia è così e basta e non deve rendere conto a nessuno. Perché queste lacrime di coccodrillo da parte dei politici e dei mass media?Non è un segreto che in carcere i detenuti vengono picchiati, è sempre stato così e sempre sarà così.Vengono picchiati soprattutto i detenuti più deboli, i più soli e i più emarginati.     Carmelo Musumeci          Carcere di Spoleto

Novembre 2009

www.urladalsilenzio.wordpress.com    

 

Un caso Cucchi anche in Calabria

Un caso Cucchi anche nel carcere di Catanzaro dove morì giovane di Cosenza

13 nov 09 Ci fu un caso Cucchi anche nel carcere Siano di Catanzaro dove un giovane cosentino, Emiliano Mosciaro, morì per una appendicite trasformatasi in peritonite acuta con stato di necrosi avanzata. A rimarcarlo è la sorella di Mosciaro, Paola, che racconta come nell’agosto del 2003 il fratello morì in ospedale a Catanzaro appena trasferito dal carcere. Per la morte dell’uomo due medici del carcere sono sotto processo per omicidio colposo. Secondo l'accusa, i due non avrebbero messo in atto terapie adeguate per evitare che l’appendicite degenerasse nella peritonite che uccise Mosciaro. Sono convinta -dice oggi la donna- che nessuno pagherà per la morte di mio fratello. Sono passati sei anni ed ancora non siamo venuti a capo di niente. Il processo va avanti a suon di rinvii. Ormai spero solo nella giustizia divina perché in quella umana non ci credo più da tanto tempo. Si spera sempre che cambi qualcosa, ma poi la speranza muore. Quello che è successo a Stefano Cucchi è qualcosa di disumano. Anche dopo morto -ricorda la donna- c'erano gli agenti della polizia penitenziaria a guardare il corpo di Emiliano e ci fecero allontanare. Dovemmo aspettare l’autorizzazione del giudice per poter piangere mio fratello. Questa cattiveria mi rimarrà dentro per tutta la vita.

 

 

Carcere: muore un detenuto di 32 anni, indagini della Procura

Si chiama Giuseppe Saladino il giovane parmigiano deceduto sabato nel carcere di via Burla a Parma. L'uomo era stato arrestato venerdì scorso perché doveva scontare una condanna ad un anno e due mesi per furto con scasso (era agli arresti domiciliari), ma è stato sorpreso fuori dalla sua abitazione; il luogo dove avrebbe dovuto scontare la pena. Per questo motivo Saladino, 32 anni nato a Palermo ma da molti anni residente a Parma, è tornato in carcere. Una volta portato nel carcere però ha accusato un malore ed è morto. La Procura di Parma ha aperto un fascicolo contro ignoti. Si indaga per omicidio colposo.

Il pm Roberta Ricci ha disposto l'autopsia e i risultati sono attesi per i prossimi giorni. Pochi giorni fa la Procura di Parma aveva aperto un'altra inchiesta per l'ipotesi di istigazione al suicidio di un detenuto che stava scontando l'ergastolo e si era tolto la vita. La vicenda riporta alla mente il caso Cucchi, il giovane morto a Roma qualche settimana fa.

da: http://www.lungoparma.com/

 

Turchia, uccise 953 donne nei primi sette mesi del 2009

9/11/2009

Il dato è stato reso noto dal ministro della Giustizia in seguito ad
un'interrogazione parlamentare Nei primi sette mesi del 2009 in Turchia
sono state assassinate 953 donne.
Questo significa che in media sono state uccise 4,5 donne al giorno, 31
a settimana.
A dare la notizia è stato il quotidiano filo-governativo Today's Zaman
che riporta il dato fornito da Sadullah Ergin, ministro della Giustizia,
per rispondere ad un'interrogazione parlamentare.
A chiedere al ministro della Giustizia di fare luce su questi omicidi è
stata la deputata Fatma Kurtulan del partito per una Società
democratica, filo curdo.
L'interrogazione della Kurtulan rientra all'interno di un progetto più
ampio per costringere il Governo guidato da Giustizia e Sviluppo,
partito di radici islamiche, a porre fine alla piaga delle violenze
contro le donne.


benedetta guerriero  Peace Reporter

 

VOGLIAMO GIUSTIZIA PER I NOSTI BAMBINI!

 I minori kurdi sono le maggiori vittime della guerra in corso. Sta ricadendo sulle loro deboli spalle il peso di vivere in un’epoca così violenta. Questo accade se i loro deboli corpi siano stati in grado di sopravvivere alla violenza senza esserne distrutti. Sono le vittime ed i testimoni di questa guerra e ne stanno pagando il prezzo sacrificando il loro futuro.  Le prigioni sono i nuovi parco giochi dei minori di quest’epoca. Il numero dei bambini in prigione è più alto che mai. I loro crimini sono stati indescrivibilmente efferati: “Aver lanciato delle pietre contro un veicolo blindato della polizia ed aver danneggiato la proprietà pubblica”, questi sono i normali capi d’accusa. Nel freddo mondo della matematica le pietre che hanno tirato stanno tornando loro indietro sotto forma di 25 anni di prigione. Consumando la loro vita dietro le sbarre insegnano ai nostri minori che la vita e la guerra non sono un gioco. Degli abusi e delle torture sofferte durante l’arresto, degli interrogatori ai quali sono stati sottoposti prima di essere tradotti in prigione, di tutto ciò non è neanche necessario parlare… Tutto ciò accade in un paese candidato ad entrare nella Unione europea, mentre le così dette “riforme” per la democratizzazione del paese e per evitare che ciò accada ancora sono all’ordine del giorno.  Attivisti per i diritti umani, intellettuali, membri delle ONG e tutti coloro che hanno sentito la loro coscienza colpita da questa ingiustizia hanno iniziato la campagna “Giustizia per l’infanzia”. Le comunità kurda e turca stanno facendo sentire la loro protesta. Non sono stati compiuti ancora passai avanti significativi. Le prigioni continuano ad essere usuali luoghi di dimora per i nostri minori. Come singoli individui, organizzazioni politiche, sociali e per i diritti umani ed ONG condanniamo questa ingiustizia. Non solo perché contraria alla normativa internazionale ma semplicemente perché inumana. Questo è il motivo per il quale aderiamo alla campagna “Giustizia per l’infanzia” in corso in Turchia. Come soggetti sottoscrittori noi chiediamo all’UNICEF di inviare una delegazione in Turchia per investigare, raccogliere informazioni e documentazioni al fine di fermare le violenze e le violazioni delle norme internazionali e dei diritti dei bambini che stanno avendo luogo.  

 

Pestaggio nel carcere di Teramo

TERAMO - "Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario. Un concitato dialogo tra un superiore e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all'interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali. 

Il nastro è stato recapitato al giornale locale La Città di Teramo, ed è scoppiata la bufera. Il plico era accompagnato da una lettera anonima.

In merito alla vicenda la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano.
La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare "se questi corrispondano al vero e di promuovere un'indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto".
Proprio questa mattina la Bernardini ed il segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, faranno visita al carcere.

Intanto la Uil chiede chiarezza e verità anche a tutela della professionalità e dell'impegno quotidiano della polizia penitenziaria di Teramo.

"Noi possiamo solo affermare - sottolinea la segreteria regionale - che la violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo che, invece, pur tra mille difficoltà hanno più volte operato con senso del dovere, abnegazione e professionalità. Ciò non toglie che la verità vada ricercata con determinazione e in tempi brevi. Noi vogliamo contribuire a questa ricerca impedendo, nel contempo, che si celebrino processi sommari, intempestivi e impropri".


Anche il notevole sovraffollamento è causa di forti tensioni. L'istituto potrebbe contenere al massimo 250 detenuti, ne ospita circa 400. Un solo agente per sezione deve sorvegliare, nei turni notturni, anche più di 100 detenuti; un flusso di traduzioni che determina l'esaurimento di tutte le risorse disponibili.

ascolta il video dal sito di repubblica.it

http://tv.repubblica.it/copertina/il-detenuto-si-massacra-da-solo-non-davanti-a-tutti/38587?video

 

SCANDALOSO:Stefano sarebbe morto in carcere per una caduto

ROMA – Bisogna giungere alla verità nel più breve tempo possibile. E’ questo l’appello lanciato nuovamente dalla famiglia del giovane Stefano Cucchi, il ragazzo morto inspiegabilmente mentre era detenuto nel carcere Regina Coeli di Roma, in occasione della conferenza stampa organizzata giovedì al Senato.

Nel corso  dell’appuntamento con i cronisti a Palazzo Madama, promosso dal presidente dell’Associazione ‘A buon diritto’, Luigi Manconi, a cui hanno partecipato il legale dei Cucchi, Fabio Anselmo, e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite le foto scattate a conclusione dell’autopsia sul corpo del ragazzo. Immagini che mostrano chiaramente il volto tumefatto di Stefano e i numerosi traumi su tutto il corpo. Il giovane avrebbe riportato, infatti, numerose contusioni, l’arretramento di un bulbo oculare, una frattura alla mascella e numerosi danni alla dentatura.

Segni, questi, che rendono quantomeno discutibile la versione della caduta dalle scale   

“L'atto di morte è stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo, che ha seguito anche la vicenda del giovane Federico Aldrovandi - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, che possono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando e soprattutto come è morto”.

Ciò che è certo è che Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per detenzione di sostanze stupefacenti al Parco degli Acquedotti di Roma e che è morto al nosocomio capitolino Sandro Pertini il 22 ottobre, dopo il ricovero al Fatebenefratelli e la detenzione al Regina Coeli. In tutto questo lasso di tempo, dal fermo alla morte, ai familiari non è stato permesso di visitarlo.

Le spiegazioni fornite in Parlamento dal Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che ha parlato di una “caduta accidentale dalle scale”, non sono per nulla sufficienti. La famiglia continua a chiedere che si faccia piena luce sul caso, senza reticenze di sorta. Il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che è stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa”.
Della vicenda si è interessata anche l’associazione Antigone, il cui presidente Patrizio Gonnella afferma: “Abbiamo fatto una ricostruzione fedele dei giorni che vanno dall'arresto di Stefano Cucchi alla sua autopsia, di cui stiamo ancora aspettando l'esito”. All’agenzia Cnr Media, Gonnella sottolinea come “le fotografie [del giovane deceduto ndr.] parlano da sole, così eloquenti da diventare imbarazzanti”. Impossibile quindi che sia caduto: “Dovrebbe essere caduto prima di schiena e poi di faccia, molto strano e difficile. Forse solo una caduta sugli sci potrebbe causare danni così disparati e diffusi”. Da qui la necessità di “un'inchiesta rapidissima, altrimenti – conclude Gonnella – potrebbe diventare melmosa, come in altri casi. I fatti sono facili da accertare: si possono sapere rapidamente i nomi dei carabinieri che hanno arrestato Stefano Cucchi, si interrogano, si scopre la verità in meno di 48 ore”.

foto e aggiornamenti su: http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id=7254:la-famiglia-cucchi-invoca-giustizia-per-stefano-le-foto-shock-del-ragazzo&catid=90:cronaca&Itemid=288

 

DENUNCIA DELLA FAMIGLIA DI STEFANO CUCCHI, ASSISTITA DAL LEGALE CHE SEGUì IL CASO DI FEDERICO ALDROVANDI

ROMA

- «Vogliamo la verità sulla morte di Stefano. Quando lo hanno arrestato stava bene. La mattina dopo aveva il volto tu­mefatto. Sei giorni più tardi è morto, senza che noi potessi­mo vederlo prima...». È lo sfo­go di Ilaria, sorella di Stefano Cucchi, 31 anni, geometra nello studio di famiglia nel quartiere Casilino. Il ragazzo, basso di statura e molto magro, è stato arrestato la notte del 16 ottobre nel par­co Appio Claudio. I carabinieri lo hanno bloccato mentre spac­ciava droga: ecstasy, cocaina e marijuana. Cucchi, piccoli pre­cedenti alle spalle, è stato ac­compagnato a casa dove viveva con i genitori per la perquisizio­ne. Il padre e la madre lo hanno visto che «camminava sulle pro­prie gambe - ricordano - . Era preoccupato, è normale, ma sta­va bene. E non aveva alcun se­gno sul viso».

 

La mattina suc­cessiva, al termine dell’udienza di convalida in tribunale, il ra­gazzo è stato condotto a Regina Coeli dopo che i carabinieri lo avevano consegnato alla poli­zia penitenziaria. «Non c’è sta­to alcun maltrattamento», assi­curano i militari dell’Arma. Cucchi, secondo la ricostru­zione dei carabinieri, ha trascor­so la notte dell’arresto in came­ra di sicurezza nella stazione Tor Sapienza. «Appena arrivato ha detto di essere epilettico - ag­giungono i militari dell’Arma ­. In quella stessa notte il pianto­ne l’ha sentito lamentarsi. Tre­mava, aveva mal di testa. Così è stata chiamata un’ambulanza, ma Cucchi ha rifiutato le cure e non è voluto andare in ospeda­le. Poi si è messo a dormire e la mattina è stato condotto in tri­bunale ». Quando il giovane è arrivato in carcere è apparso però in pre­carie condizioni. È finito al pronto soccorso, «per dolori al­la schiena», spiegano Luigi Manconi e Patrizio Gonnella, delle associazioni «A buon dirit­to » e «Antigone», e il giorno successivo nel reparto peniten­ziario del «Pertini». Lì è morto per arresto cardiaco la notte di giovedì scorso. E solo allora ai genitori e alla sorella è stato permesso di vederlo, ma da die­tro una vetrata: «Aveva il volto pesto, un occhio fuori dal bul­bo, la mandibola storta», rac­contano.

Ora si attende l’esito dell’autopsia, già effettuata, «senza darci il tempo di nomi­nare un perito di fiducia, anche se sembra che Stefano avesse tre vertebre rotte», sottolinea Ilaria, che ha nominato come le­gale Fabio Anselmo: è lo stesso che ha assistito la famiglia di Fe­derico Aldrovandi, il giovane morto a Ferrara nel 2005 dopo una colluttazione con alcuni po­liziotti che lo stavano arrestan­do. «Vogliamo la verità - con­clude Ilaria - Stefano era un bra­vo ragazzo. Avrà pure commes­so qualche errore, ma non dove­va morire così».

Paolo Foschi e Rinaldo Frignani
Corriere della sera, edizione romana pagina 5
27 ottobre 2009

AGGIORNAMENTI E FOTO DEL CADAVERE DI STEFANO: http://www.cnrmedia.com/notizia/newsid/6267/il-caso-di-stefano-cucchi-morto-per-una-caduta-in-carcere-ecco-le-foto-mostrate-dalla-famiglia.aspx

 

 

Pistoia: Liberi tutti. Subito!

Nella giornata di domenica a Pistoia sono stati arrestati due nostri compagni (tre in tutto) con l'accusa di lesioni e devastazione di un circolo fascista di Casa Pound.Innanzitutto ribadiamo la totale estraneità degli arrestati a quei fatti visto che sono stati condotti in questura dopo oltre tre ore dagli stessi, prelevati da un circolo Arci a poche centinaia di metri da Casa Pound mentre stavano facendo un'assemblea regionale sul tema delle ronde.E' quantomeno strano che persone che avrebbero compiuto un'irruzione all'interno di una sede fascista si ritrovino poi tranquillamente a poche centinaia di metri in assemblea senza preoccuparsi minimamente di eventuali rappresaglie o interventi delle forze dell'ordine. Esistono inoltre palesi contraddizioni, riportate anche dalla stampa, circa i partecipanti all’assemblea, che risultano completamente differenti dai profili attribuiti ai presunti autori del fatto.A parte questa evidenza che smonta a priori la tesi degli inquirenti, non si capisce poi su quali basi siano stati comminati i tre arresti che rimangono in ogni caso una misura ingiustificabile per quel tipo di capi d'accusa. Probabilmente la presenza di un esponente del PdL all'interno della struttura al momento dell'irruzione ha fatto si che ci fossero pressioni politiche sulla questura stessa che per fare venti identificazioni ha impiegato 12 ore in cui non era nemmeno possibile parlare con chi stava dentro e nemmeno fornire assistenza medica ad una ragazza che necessita di una terapia particolare per problemi di salute.Un atteggiamento di rappresaglia da parte della questura di Pistoia che non ha mai avuto nei confronti di ben due sedi fasciste che sono aperte nel giro di un paio d'anni in città: quella di Casa Pound e quella di Forza Nuova. Due gruppi di estrema destra che ormai scorrazzano anche in molte altre città della Toscana, tollerati e spesso coperti da amministrazioni e forze dell'ordine. La presenza di un consigliere del PdL all'interno della struttura ne è un esempio lampante. Alla luce dei fatti espost, chiediamo l'immediata scarcerazione dei compagni ingiustamente detenuti.Al fianco dei tre compagni e di tutti gli antifascisti.


Movimento Antagonista Livornese
aggiornamenti su: Senza Soste.it
 

 

Genova G8: Processo d'appello Condanne aumentate per 15 manifestanti

Confermata in appello la condanna solo per dieci dei 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 di Genova del 2001. I giudici della corte d'appello hanno dichiarato 15 tra prescrizioni e assoluzioni. In primo grado le condanne erano state 24 per complessivi 108 anni di reclusione. Per gli imputati accusati di devastazione e saccheggio le pene sono state aumentate: Francesco Puglisi (10 anni e 6 mesi in primo grado) e' stato condannato a 15 anni; Vincenzo Vecchi (10 anni e 6 mesi) e' stato condannato a 13 anni; Marina Cugnaschi (11 anni) dovra' scontare 12 anni e tre mesi; Alberto Funaro (9 anni) e' stato condannato a dieci anni. Aumentate anche le pene per Carlo Arculeo (da 7 anni e 6 mesi a 8 anni), Luca Finotti (da 10 anni a 10 anni e 9 mesi), Antonino Valguarnera (da 7 anni e 8 mesi a 8 anni), Carlo Cuccomarino (da 7 anni e 10 mesi a otto anni), Dario Ursino (da 6 anni e 6 mesi a 7 anni), Ines Morasca (da 6 anni a 6 anni e 6 mesi). I giudici invece hanno riconosciuto l'azione legittima per i manifestanti assolti oggi dall'accusa di devastazione e saccheggio durante il G8 del luglio 2001. In particolare i magistrati hanno confermato quanto stabilito in primo grado, ovvero l'illegittimita' della carica dei Carabinieri sul corteo di via Tolemaide e quindi la liceita' della risposta dei manifestanti.
''Questa non e' una sentenza e' una vendetta'': lo ha dichiarato Haidi Giuliani Gaggio, madre di Carlo Giuliani, ucciso durante gli scontri del G8, alla lettura della sentenza d'appello del processo a 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio durante il G8 del 2001. I giudici di secondo grado, pur riducendo da 24 a 10 il numero dei condannati hanno aumentato sensibilmente le pene.

Fonte: Ansa

 

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