Un grido da una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna; Lettera dal carcere di Macomer
Un grido da una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna; Lettera dal carcere di Macomer
Tanti saluti a voi, spero che la mia modesta lettera troverà tutti voi in buona salute.Vogliamo raccontare alla associazione gli abusi di potere contro i prigionieri islamici che si verificano al carcere di Macomer (Nuoro) – una piccola Guantanamo nell’isola di Sardegna. Però adesso i prigionieri di Guantanamo stanno meglio di noi che siamo chiusi in questo lager.
Il 4 aprile 2009 sono stato trasferito, con il mio amico Ilhami Rachid, dal carcere di Carinola (Caserta). Quando siamo arrivati in questo carcere, sin dal momento in cui siamo scesi dal blindato, le guardie ci hanno trattato male! A noi, ancora con le manette ai polsi, hanno detto di prendere i nostri sacchi e altra roba. Ho detto alle guardie che con le manette non riuscivo a prendere tutto, in risposta mi hanno messo di forza il sacco sulle spalle trascinato in matricola attorniato da 6 guardie. Il mio amico Rachid si è fermato per chiedere alle guardie il perché di questo trattamento. La risposta è stata l’aggressione: hanno cominciato a picchiarlo con colpi di pugno sul collo e alla testa; non mi hanno permesso di aiutarlo: hanno trascinato anche lui in matricola con lo stesso nugolo di guardie.
Nella perquisizione che ne è seguita loro non hanno rispettato il Corano. In Italia ho già girato sei carceri, mai ho visto un trattamento come questo. Dopo la perquisizione ci hanno portati nelle celle che si trovano in una sezione uguale al 41 bis: isolamento totale, porta blindata chiusa 24 ore su 24, non vediamo nessun’altro prigioniero, solo guardie; anche il cibo ce lo portano le guardie. Ogni volta che usciamo dalla cella veniamo perquisiti palpati, ognuno di noi, da due guardie.
Anche i vestiti ce li danno contati, di libri ce ne danno soltanto 5.
Al passeggio siamo divisi dagli altri, non possiamo andare con loro, andiamo all’aria solo con quelli della nostra sezione. In questa sezione-lager siamo in 25 prigionieri islamici di diversi paesi del nord Africa.
L’8 aprile 2009 sono andato a parlare con il comandante, gli ho chiesto il perché di questo regime e del pestaggio contro Rachid. Lui mi ha detto: questo regime resta così fino a quando arriverà un cambiamento dal ministero!
Questa storia è una bugia, perché non c’è nessun carcere in Italia in cui chiudono la blindata 24 ore su 24 ore ecc.
Sul pestaggio di Rachid ha detto: “noi non abbiamo picchiato nessuno e quando picchiamo facciamo molto male”. (Questa la democrazia in Italia?).
La posta che entra in questo carcere ti viene consegnata dopo 25 giorni!, in ogni altro carcere la ricevi non dopo 4 giorni! che è stata spedita. La tengono bloccata.
Il giorno 4 aprile 2009 con i miei amici abbiamo cominciato lo sciopero della fame, lo porteremo avanti fino a quando non cambiano questo regime: o ci danno i nostri diritti o ci trasferiscono da questo lager.
Il 2 maggio due amici che dovevano chiamare le loro famiglie sono stati provocati dalle guardie. A un nostro amico una guardia ha detto “voi siete di Al Qaeda e non conoscete le guardie sarde come picchiano” e altre parolacce.
Lo stesso giorno un amico voleva passare il fornello ad un altro attraverso il lavorante, uno di noi, la guardia ha detto al lavorante di non farlo intimandogli di andare in cella. Mentre stava ancora parlando con la guardia, questa ha chiuso la blindata in faccia colpendogli il braccio. Abbiamo subito fatto una battitura di 25 minuti. Per tutto questo tempo e quando è arrivata la banda delle guardie hanno detto al nostro amico lavorante che la guardia non aveva visto il suo braccio. La mattina dopo quando è andato a parlare gli ha detto di voler fare una denuncia. Il comandante gli ha risposto: “Se tu fai una denuncia, io faccio una denuncia contro fi te e ti chiudo dal lavoro”.
Per davvero ci troviamo davanti ad una banda di “criminali!”. Loro hanno trovato un’isola, nessuno sentirà dei loro abusi di potere, però noi non ci fermeremo mai di scrivere fino a quando tutto il mondo avrà sentito come trattano i prigionieri islamici in Sardegna!
Alla spesa non portano il giornale per noi. Hanno la scusa pronta: il trasporto non arriva fino qui.
Cari amici di Yairaiha, noi abbiamo bisogno del vostro aiuto per pubblicare la nostra storia sulla vostra rivista e vi chiediamo di intervenire per cancellare la nostra sofferenza come avete fatto a Catanzaro e Benevento perché noi siamo isolati dall’esterno, inoltre siamo stranieri. Grazie mille, a presto.
Amine Bouhrama, Ilhami Rachid, Rabie Othman Saied, Mourad Mazi, Habib Mohamed, Hossin Dgamel, Tartag Samir, Khelili Fatah.
Macomer (NU), 15 maggio 2009
Solidarietà agli ergastolani in sciopero della fame
Dal 1 dicembre scorso tutti i detenuti in Italia hanno aderito allo sciopero della fame per l'abolizione dell'ergastolo mentre, quasi 800 detenuti ergastolani lo stanno portando avanti a staffetta e, da ieri e fino al 1 febbraio, anche nelle carceri calabresi si rifiuterà cibo e acqua per rivendicare una presa di posizione del Parlamento Europeo con una risoluzione per l’abolizione dell’ergastolo. Lo scorso novembre sono stati presentati oltre 750 ricorsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in quanto la pena perpetua è contraria agli artt. 3,6 e 7 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e all'art. 27 della Costituzione Italiana (le pene non possono consistere in trattamenti contrari all'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato) ed, inoltre, l’ergastolo è stato abrogato nella maggior parte dei paesi europei e laddove è ancora formalmente in vigore c’è stata la concreta moratoria, con pene che si materializzano con un preciso fine pena, oscillante tra i 15 e i 20 anni. Il luogo comune “tanto in Italia l'ergastolo non lo sconta nessuno” è falso, ci sono condannati all'ergastolo che sono dentro da più di 40 anni che, ormai, aspettano solo la morte. Cosa c'è di più inumano di una pena che elimina, per sempre, un uomo o una donna dal consorzio umano? Cosa c'è di più aberrante del non aver nessuna certezza o speranza di poter riavere, un giorno, la libertà?Nell’incessante
richiesta di certezza della pena, peraltro non scritta in nessuna
norma di legge e in nessuno dei principi sanciti dalla Costituzione,
sotto sotto, c’è la certezza di voler far morire in carcere le
persone, c’è il pessimismo di quanti non credono che un uomo, che
è stato delinquente, possa cambiare. E’ vero scegliere di cambiare
la propria vita è una scelta che non tutti fanno, ma a tutti deve
essere data la possibilità perché questo cambiamento possa
avvenire. Negli Stati che riconoscono la dignità umana, si pensa che
chiunque,anche il peggiore criminale, abbia la possibilità di
cambiare se stesso e ritornare alla vita sociale
ordinaria.
Purtroppo non è così nel nostro paese. Perché in
Italia, definita culla del diritto, promotrice di diverse campagne
per l’abolizione della pena di morte nel mondo, non è ancora
possibile cancellare la pena dell'ergastolo? Cosa ci impedisce,
nonostante siano state presentate diverse proposte abolizioniste, di
cancellare una mostruosità giuridica che reclude un uomo a vita?
Mai, per sempre. Mai, tre lettere che tolgono la speranza e crea
l'illusione di vivere in un paese civile e democratico che ha abolito
la pena di morte...ma solo per ragioni estetiche, mentre in realtà,
al riparo dallo sguardo della gente si consuma il dramma di pene
illimitate che nella loro disumana lunghezza annullano la vita in
maniera molto più rilevante e crudele .
Associazione Yairaiha Onlus
c.p.o.a Rialzo
Cosenza Vekkia
Rebel Fans
SIT-IN DI SOLIDARIETA'
Salvatore iaccino “Aciaddru” è di nuovo detenuto. Salvatore è uno dei tanti perseguitati sociali della nostra città sul quale si sta consumando un vero e proprio “accanimento trattamentale” in termini di privazione della libertà personale attraverso carcere e psicofarmaci che gli unici effetti che riescono a produrre sono ulteriore emarginazione e rabbia. Con tutto quello che questa città esprime in termini di malaffare e malavita la procura e la questura cosentine non hanno niente di meglio da fare che accanirsi su una persona che esprime passioni forti e voglia di ri-cominciare una vita solare all'insegna della libertà e della giustizia sociale, perchè salvatore è sempre stato presente nelle lotte per la difesa dei diritti di tutti gli emarginati di questa città.
salvatore libero, liberi tutti
sabato 31 gennaio 2009 h. 17.30 sotto il carcere di cosenza
sit-in di solidarietà per salvatore iaccino
e presentazione del suo ultimo libro
"stellose creazioni" edito da COESSENZA
C.P.O.A. RIALZO
REBEL FANS
COSENZA VEKKIA
YAIRAIHA
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