contro il carcere e la repressione

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Notizie

03-03-2016
Le istituzioni verifichino il rischio epidemia nel carcere di Catanzaro
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29-02-2016
Catanzaro: a 75 anni muore in carcere per un'infezione, aperta inchiesta
Rotella infatti il 27 gennaio era stato trasferito dal carcere di Gazzi alla Casa circondariale di Catanzaro. Nel carcere calabrese, secondo le poche informazioni acquisite dai familiari, da circa una settimana aveva accusato sintomi da enterite, ma il quadro clinico, evidentemente sottovalutato si era rapidamente aggravato fino al ricovero in terapia intensiva. Il certificato di ricovero ottenuto dai familiari reca la data del 23 febbraio ed una diagnosi di ingresso di paziente in stato di shock multiorgano, con enterite da clostridium difficilis ed una prognosi di imminente pericolo di vita. Leggi »

16-04-2010
Milano, chiesti 27 anni di carcere per il comandante ROS Ganzer
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14-10-2009
Rubati i computer degli avvocati degli indipendentisti sassaresi
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22-09-2009
Operazione Rewind
Arresti Rewind Torino, allegerite misure cautelari Leggi »

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LA RIFORMA FORNERO AZZERA LE PENSIONI E LA DISOCCUPAZIONE AI DETENUTI!

Negli ultimi anni si è parlato molto di riforma Fornero emanata sotto il governo Monti nel 2011 con il decreto “salva Italia” e finalizzata a diminuire la spesa pubblica in materia di pensioni per evitare il default finanziario dell’Italia chiesto dall’Europa. La riforma, in un crescendo dilatato nell’arco di tempo 2011/2018, va a toccare la maggior parte delle categorie beneficiarie delle diverse tipologie di ammortizzatori sociali. Ai disoccupati, pensionati e invalidi civili, ai sensi dell’art. 2 commi 58, 59, 60, 61, 62 e 63 della riforma, dallo scorso mese di maggio, si sono aggiunti anche i detenuti o comunque condannati ai sensi degli articoli 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale. Come segnalatoci nelle ultime due settimane da decine di detenuti, su di loro, tra cui tanti invalidi civili, non è stata operata solo una semplice decurtazione ma, bensì, la totale revoca del trattamento previdenziale precedentemente riconosciuto e percepito nonostante la legge all’art. 2 comma 61 esplicita la irretroattività dell’applicazione. Inoltre, sempre l’art. 2 al comma 58 prevede che, in fase processuale per i reati ai sensi degli articoli sopra richiamati, <<il giudice disponga ulteriori accertamenti per verificare che le forme di assistenza previdenziale percepite e/o riconosciute abbiano origine, in tutto o in parte, da lavoro fittizio o a copertura di attività illecite>>.

Per quanto attiene la prevalenza degli indennizzi di disoccupazione riconosciuti ai detenuti queste sono frutto delle prestazioni di lavoro svolte per conto del Ministero di Giustizia con il lavoro intramurario (sottopagato) che, a rotazione, i detenuti svolgono all’interno andando a garantire, spesso, le necessarie piante organiche al funzionamento delle carceri stesse. Le pensioni sociali vengono riconosciute per sopraggiunta età e quelle di invalidità alle migliaia di detenuti che soffrono delle più disparate patologie e disabilità. E stiamo parlando di pensioni minime (non d’oro) e di indennizzi che stanno al di sotto dei minimi previsti visto e considerato che la stessa attività lavorativa dei detenuti è retribuita molto al di sotto dello spettante, come testimoniano le numerose sentenze di risarcimento che ogni anno il Ministero di Giustizia va a pagare a coloro i quali riescono a presentare ricorso. A questo punto ci chiediamo dove sono le “origini fittizie accertate” richiamate dall’art. 2 comma 58? Dove la non retroattività della legge visto che si sta applicando anche a condannati molto tempo prima della sua entrata in vigore e a persone che hanno già interemante scontato i propri reati? L’art. 38 della Costituzione prevede che <<Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L’assistenza privata è libera.>> Ma è ancora valido? E ancora, cosa succederà per i condannati a pene lunghe o con l’ergastolo e gli ostativi? La risposta, purtroppo, è scontata e per gli effetti di questa riforma non avranno mai accesso a nessun ammortizzatore sociale sia che si tratti di detenuti lavoratori sia che si tratti di anziani o invalidi.

Infine l’Inps non avrebbe dovuto comunicare agli interessati dell’imminente revoca? Sono molteplici le richieste di rinvio alla Corte Costituzionale della Legge Fornero e, forse, le forze politiche e sindacali non avevano ancora valutato questo aspetto che, a nostro avviso, è non solo incostituzionale ma, così applicata, oltremodo illegittima, è una vera e propria vessazione verso gli ultimi degli ultimi. Una sanzione accessoria che mette la corda al collo definitiva alle migliaia di detenuti o in misura domiciliare che versano in condizioni economiche disagiate, migliaia di persone che spesso, quando va bene, fanno 1 o 2 colloqui all’anno perché i familiari non possono nemmeno permettersi di affrontare i “viaggi della speranza” dal sud verso le carceri del nord dove sono ristretti i propri cari. Ma qua si vuole cancellare definitivamente ogni diritto costituzionale e sociale che uno stato di diritto dovrebbe garantire indistintamente a ognuno e ciascuno. E a farne le spese sono sempre i soggetti più deboli.

Art. 2 legge 92/2012

58. Con la sentenza di condanna per i reati di cui agli articoli 270-bis, 280, 289-bis, 416-bis, 416-ter e 422 del codice penale, nonché per i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, il giudice dispone la sanzione accessoria della revoca delle seguenti prestazioni, comunque denominate in base alla legislazione vigente, di cui il condannato sia eventualmente titolare: indennità di disoccupazione, assegno sociale, pensione sociale e pensione per gli invalidi civili. Con la medesima sentenza il giudice dispone anche la revoca dei trattamenti previdenziali a carico degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza, ovvero di forme sostitutive, esclusive ed esonerative delle stesse, erogati al condannato, nel caso in cui accerti, o sia stato già accertato con sentenza in altro procedimento giurisdizionale, che questi abbiano origine, in tutto o in parte, da un rapporto di lavoro fittizio a copertura di attività illecite connesse a taluno dei reati di cui al primo periodo.

59. I condannati ai quali sia stata applicata la sanzione accessoria di cui al comma 58, primo periodo, possono beneficiare, una volta che la pena sia stata completamente eseguita e previa presentazione di apposita domanda, delle prestazioni previste dalla normativa vigente in materia, nel caso in cui ne ricorrano i presupposti.

60. I provvedimenti adottati ai sensi del comma 58 sono comunicati, entro quindici giorni dalla data di adozione dei medesimi, all'ente titolare dei rapporti previdenziali e assistenziali facenti capo al soggetto condannato, ai fini della loro immediata esecuzione.

61. Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro della giustizia, d'intesa con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, trasmette agli enti titolari dei relativi rapporti l'elenco dei soggetti già condannati con sentenza passata in giudicato per i reati di cui al comma 58, ai fini della revoca, con effetto non retroattivo, delle prestazioni di cui al medesimo comma 58, primo periodo.

62. Quando esercita l'azione penale, il pubblico ministero, qualora nel corso delle indagini abbia acquisito elementi utili per ritenere irregolarmente percepita una prestazione di natura assistenziale o previdenziale, informa l'amministrazione competente per i conseguenti accertamenti e provvedimenti.

63. Le risorse derivanti dai provvedimenti di revoca di cui ai commi da 58 a 62 sono versate annualmente dagli enti interessati all'entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate ai capitoli di spesa corrispondenti al Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell'usura, di cui all'articolo 2, comma 6-sexies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, e agli interventi in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, di cui alla legge 3 agosto 2004, n. 206. Associazione Yairaiha Onlus

 

 

 

SULL'ECCESSO DI POTERE DISCREZIONALE DI MAGISTRATI DI SORVEGLIANZA E DIRETTORI CARCERARI

Fin dalla sua nascita, nel 2006, l’associazione Yairaiha onlus ha affrontato il tema dell’ergastolo e le problematiche connesse ai circuiti ex EIV, oggi strumentalmente denominati AS ma, sostanzialmente, sempre luoghi di sospensione dei diritti costituzionali, dove i diritti variano a seconda del luogo di detenzione, della maggiore o minore umanità delle direzioni e della magistratura di sorveglianza, del loro essere o meno garantisti e dalla loro capacità di contenere entro i limiti di legge il potere discrezionale che esercitano.

La discrezionalità dei singoli direttori e magistrati fa sì che non tutti i detenuti  siano eguali.
C’è chi può mangiare il pesce e chi solo pomodori pelati; chi può avere un P.C. in cella e chi nemmeno è autorizzato all’acquisto; chi può fare telefonate settimanali e chi bisettimanali; chi può fare 6 ore di colloquio e chi quattro, chi potrà beneficiare del permesso di necessità e chi, a parità di condizioni, no, chi potrà prendere la borsa di studio e chi no, chi potrà avere un semplice cappello o meno e così via fino ad arrivare alla negazione di un abbraccio con la propria moglie altrimenti si rischia un rapporto disciplinare. 

Quella che portiamo è la sintesi delle numerose testimonianze e denuncie raccolte in questi anni. Centinaia di uomini ombra che abbiamo incontrato oltre dieci anni fa in regime di Elevato Indice di Vigilanza, in attesa delle relazioni di sintesi per poter richiedere la declassificazione ed ancora oggi, a distanza di oltre dieci anni, attendono la chimera dell’”osservazione scientifica” senza aver ben compreso ancora chi la farà ne su quali basi, vista la scarsissima presenza di educatori e di magistrati di sorveglianza all’interno delle sezioni Alta sicurezza e le ancor più scarse opportunità di confronto con la società. In realtà le Autorità che dovrebbero garantire i diritti non riescono a capire le disparità di trattamento tra detenuti che, a parità di condizioni detentive, hanno la fortuna o sfortuna di dipendere da una direzione penitenziaria o da un magistrato di sorveglianza piuttosto che da un altro.

Non può capire Salvatore Benigno, detenuto nel carcere di Parma che, attraverso lo studio, sta cercando di crescere interiormente e culturalmente per dimostrare innanzitutto a se stesso che è un uomo diverso, perché si è visto negare dal direttore del carcere un premio di studio proposto dall’università della stessa città che frequenta con profitto e dedizione, nonostante la relazione della guardia di finanza che attestava la condizione di estrema indigenza dei familiari. In questo caso, il parere sfavorevole del direttore si è basato non sul condotta del detenuto, ne sul diritto/dovere a favorire le attività culturali, sociali, lavorative bensì sul titolo del reato del detenuto come a volerlo etichettare “cattivo per sempre”, incapace di raggiungere lo scopo della pena dettata dall’art. 27 della costituzione;

e ancora, non può capire Massimo Ridente, detenuto a Voghera, declassificato tecnicamente da due anni ma ancora in AS1 ed ostativo a qualsiasi beneficio;

non può capire Ciro Sorrentino, detenuto a Catanzaro perché, a parità di condizioni detentive, titolo del reato e condanna, a suo fratello, detenuto a Voghera venne riconosciuto il permesso di necessità per poter dare l’ultimo saluto al padre morente mentre a lui, per la stessa circostanza, la magistratura di sorveglianza di Catanzaro lo nega;

come non può capire Vincenzo Rucci, oggi detenuto a Spoleto ma precedentemente a Catanzaro e ancor prima a Rossano, che ha portato avanti un lungo sciopero della fame per protestare contro la discrezionalità della magistratura di sorveglianza che pretendeva la sua collaborazione ai sensi del 58 ter nonostante fosse stata presentata l’istanza per l’inesigibilità;

e ancora Claudio Conte, oltre 30 anni di carcere, ogni collegamento con l’organizzazione di appartenenza rescisso di più, la stessa organizzazione, stando alla relazione della DNA non esiste più, lo scorso aprile si è visto rigettare la richiesta per poter discutere la sua tesi di laurea all’università di Catanzaro che, paradossalmente, ha come titolo “profili di incostituzionalità dell’ergastolo ai sensi dell’art. 4 bis O.P.” (se ne raccomanda la lettura);

e F. S., che da vent’anni sconta un doppio ergastolo, il suo e la condanna della moglie, affetta da tumore, e per la quale gli vengono concesse solo 4 ore di permesso all’anno per visitarla;

oppure ancora Alessandro Greco il quale si è visto rigettare la richiesta di sospensione della pena dal Magistrato di Sorveglianza di Catanzaro, richiesta motivata da grave patologia cardiaca, perché non collabora e risulta ancora collegato al clan di appartenenza nonostante l’organizzazione sia stata decimata più di 20 anni fa e l’art. 7 gli sia stato revocato con la sentenza definitiva.

Tantissimi sarebbero ancora gli esempi empirici che attestano l’eccesso di potere discrezionale esercitato dai magistrati di sorveglianza e dai direttori penitenziari che, troppo spesso, basano le proprie decisioni sul titolo del reato senza guardare all’uomo e ai  cambiamenti morali ed etici maturati in tanti anni di carcere. Penso che sia superfluo viste e considerate le recenti circolari emanate dal DAP a tutela del diritto di cambiamento che ogni uomo conserva costituzionalmente. In particolare mi riferisco alla circolare con cui si sollecitano le direzioni a voler elaborare semestralmente le relazioni di sintesi e quella in cui si invitano gli organi di PG a voler attualizzare le relazioni sui collegamenti dei detenuti con le organizzazioni criminali perché troppo spesso stereotipati ed retrodatati. Prigionieri del passato per sempre. Quanto al MdS da mandato dovrebbe visitare spesso gli istituti penitenziari per verificare la corretta modalità di esecuzione penale mentre, invece, come risulta dai rapporti annuali di Antigone e dalle visite ispettive effettuate da diversi parlamentari, in pochissimi istituti la magistratura di sorveglianza ha una presenza costante, nella prevalenza ha una presenza saltuaria e comunque sommaria.

Altrimenti non ci troveremmo di fronte a casi eclatanti come quello di Voghera, denunciato nelle scorse settimane, dove un uomo con gravi problemi psichici, dopo lunghi anni in regime di 41 bis, è stato tenuto per circa 6 anni in isolamento totale privo di qualsiasi garanzia e diritto, peggio delle bestie. Solo l’intervento del Garante ha fatto si che la direzione adottasse in fretta e furia un “maldestro” rimedio trasferendolo (guarda caso il giorno prima della visita a sorpresa del dott. Palma) presso il centro clinico di Torino.

Sentiamo sempre dire che la società civile chiede la certezza della pena, ma nessuno si pone il problema di una totale incertezza dell’esecuzione della pena, della totale impossibilità di rendere effettiva la funzione rieducativa della pena. In realtà la mancanza di una misura unica di giustizia e la costante disparità di trattamento risultano essere le vere sbarre e i veri muri della carcerazione. In questo contesto l’Osservatorio carceri si è dimostrato e può concretamente essere una soluzione formidabile capace di evidenziare i punti deboli  di un sistema penitenziario ancora troppo ancorato ad obiettivi di difesa sociale piuttosto che al recupero del condannato. Mi chiedo e vi chiedo se non sia arrivato il momento di uniformare i trattamenti in tutti gli istituti, non consentendo all’amministrazioni territoriali un’eccessiva discrezionalità, che limita i percorsi trattamentali, non consentendo un effettivo recupero e reinserimento, capace di essere il primo strumento di difesa sociale dal crimine.   

Associazione Yairaiha Onlus                                                                                                                             Padova, 20 gennaio 2017     

 

DAL 41BIS ALL ISOLAMENTO TOTALE PER ALTRI SEI ANNI. DEGRADO E TORTURA NEL CARCERE DI VOGHERA PER UN DETENUTO CON GRAVI PROBLEMI PSICHICI

L’ultimo Rapporto del garante nazionale denuncia una storia di tortura, segnalata dalla nostra Associazione all’ufficio del Garante, perpetrata per anni sulla pelle di C.T., detenuto siciliano di 56 anni che fino al 15 ottobre si trovava nel carcere di Voghera, in uno dei braccetti “speciali”, quelli dell’isolamento totale. E proveniva da un altro isolamento totale, quello del 41bis dove, probabilmente, avrà cominciato ad avere i primi sintomi di instabilità psichica. Poi altri 5 lunghissimi anni, dal 2011 al 2016, in cui ha vissuto in isolamento totale, affetto da gravissime patologie psichiche, in condizioni di assoluto degrado, senza assistenza sanitaria adeguata e senza incontrare anima viva al di fuori degli agenti e (forse) qualche medico, ma ne dubitiamo.

La descrizione data di quest’uomo, e delle condizioni in cui era tenuto, lasciavano immaginare un uomo delle caverne: nudo, barba lunghissima, sporco, con gravi problemi psichici e privo di contatti umani.

Chi ci avvisò ci mise anche in guardia: >. Con la massima discrezione abbiamo contattato il garante ed anche un parlamentare perché questa storia doveva essere verificata e denunciata. Purtroppo il parlamentare volle far fare “opportune verifiche” trattandosi di una persona incriminata per mafia, come se ci fosse una legge che legittimi la tortura a seconda del titolo del reato, appellandosi alla “legalità”!

Il parlamentare non intervenne in compenso, probabilmente facendo qualche ricerca, mise la pulce nell’orecchio all’amministrazione penitenziaria permettendogli di “correre ai ripari” onde evitare che le condizioni di C.T. venissero riscontrate oggettivamente da qualche altro parlamentare o dal garante stesso. Il garante invece, per come si evince anche dalla relazione, è arrivato “tardi”, C.T. era stato trasferito, guarda caso il giorno prima, per “osservazione psichiatrica, fino a miglioramento del quadro clinico”presso il Lorusso-Cutugno di Torino.

Detenuto C.T. trasferito e cartella clinica penitenziaria magicamente cancellata dal personale di Voghera il giorno stesso del trasferimento, quasi a voler cancellare ogni traccia della sua permanenza. Inoltre, l’autorità del garante è stata completamente ignorata, quasi Voghera avesse un regolamento e delle norme a se rispetto al resto del territorio italiano. Ma non ci meravigliamo, nei mesi scorsi abbiamo supportato i detenuti che hanno denunciato le violazioni delle norme costituzionali e dei diritti minimi dei detenuti , confermate dalla Garante Provinciale, appellandosi alle massime cariche dello Stato affinchè cessasse questo stato di cose. Ora una ulteriore conferma. Noi ci chiediamo il perché. Non è normale che l’ amministrazione penitenziaria violi persino i suoi stessi regolamenti, l’isolamento per motivi disciplinari infatti è ammesso per non più di sei mesi, rinnovabile ma non all’infinito. E allora ci chiediamo quali sono le motivazioni reali che spingono lo Stato a rischiare così tanto? Quali gli interessi? A chi o cosa questa persona può fare male? Forse che una simile situazione confermerebbe che il regime di 41bis e di isolamento è tortura che può portare anche alla pazzia? Quello che si è operato a Voghera è stato un maldestro tentativo di cancellare il “corpo del reato” perché tenere un uomo in queste condizioni è tortura e, probabilmente, non è l’unico caso in Italia. Ma in Italia se chiedi l’elemosina sei perseguibile penalmente, se invece torturi un uomo, chiunque esso sia, ti promuovono perché questo reato semplicemente non esiste, però si pratica e si pratica nelle strutture “legali” dello Stato, quelle atte a rieducare le persone che hanno sbagliato ed a risarcire le vittime!

L’unica speranza è che questa persona possa essere adeguatamente curata, magari anche con una sospensione della pena perché incompatibile col regime detentivo. Ma anche di questo ne dubitiamo perché C.T. è uno di quei detenuti cattivi e colpevoli per sempre, un ergastolano ostativo, che non può sperare in nessuna clemenza, neanche in queste condizioni e neanche dopo aver subito per anni torture che, purtroppo, non potranno essere cancellate come la sua cartella clinica.

Associazione Yairaiha Onlus

29 dicembre 2016

 

Rapporto del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale

 

Sintesi del

Rapporto sulla detenzione di una singola persona privata della libertà personale

(Voghera 16 ottobre 2016 – Torino 26 ottobre 2016)

 

In ottemperanza al proprio mandato di cui all’art. 7 del d.l. 23 dicembre 2013 n. 146,

convertito nella Legge 21 febbraio 2014 n. 10, modificato dall’art.1 c.317 della Legge 28

dicembre 2015 n. 208 e in ottemperanza altresì delle previsioni di cui agli articoli 17-23 del

Protocollo Opzionale ONU alla Convenzione contro la tortura (OPCAT), ratificato dall’Italia il 3

aprile 2013, la delegazione del Garante Nazionale ha effettuato sia presso la Casa

circondariale di Voghera che presso la Casa circondariale di Torino, “Lorusso e Cutugno”,

visite specifiche finalizzate alla verifica delle condizioni di detenzione e salute del detenuto [

]* a seguito della segnalazione pervenuta all’Ufficio del Garante Nazionale.

 

* Come è prassi, non vengono pubblicati i nomi delle persone private della libertà a cui il Rapporto fa

riferimento. Inoltre, in questo caso, trattandosi di un Rapporto relativo alla verifica delle condizioni di un

singolo detenuto, viene pubblicata una sintesi del Rapporto inviato all’Amministrazione penitenziaria,

avendo alcuni elementi – soprattutto di carattere medico – inclusi nel Rapporto completo, carattere di

confidenzialità.

 

Le visite presso gli Istituti sono state destinate specificamente alla verifica delle condizioni di

vita detentiva della persona detenuta, in ordine alle quali era stato rappresentato, con

specifica segnalazione all’Ufficio del Garante, il fatto che lo stesso, sofferente di una “grave

patologia psichica”, conducesse la “detenzione in isolamento” protratta ininterrottamente da

anni e vivesse attualmente in uno stato di degrado fisico e materiale.

All’arrivo della delegazione, presso l’Istituto di Voghera, il detenuto non era presente, in

quando trasferito il giorno precedente presso la Casa circondariale di Torino “Lorusso e

Cutugno”. Durante la visita, con grande stupore, la delegazione ha appreso dal medico di turno

che ogni traccia informatica relativa al fascicolo sanitario del signor [ ] era stata cancellata nel

pomeriggio precedente.

Per questo la delegazione ha deciso di richiedere alla direttrice e al responsabile sanitario

dell’Istituto di Voghera, in forma scritta, di inviare con sollecitudine la documentazione

necessaria per l’analisi delle complessive condizioni di detenzione del signor [ ] negli ultimi

anni.

La delegazione nel riscontrare una cooperazione carente da parte della Polizia penitenziaria

presente e scarsissima da parte del medico di turno, ha dovuto prendere atto della mancanza

di informazioni in merito all’ istituzione del Garante nazionale da parte del personale operante

nella Casa circondariale di Voghera.

In ragione della grave situazione riscontrata il Garante Nazionale raccomanda alla Direzione

della Casa circondariale:

1. di mettere a effettiva conoscenza di tutto il personale dell’Istituto la circolare del

Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del 18.05.2016 n.3671/6121 che ha per

oggetto l’informazione sull’istituzione e sui poteri del Garante Nazionale e che prescrive il

necessario rapporto di collaborazione dell’Amministrazione nei confronti dell’Istituzione

di garanzia.

Il Collegio ha avuto conferma del fatto che il detenuto [ ] durante i periodi detentivi effettuati

nei diversi istituti penitenziari è stato ristretto in isolamento ininterrottamente dal 6 aprile

2011. Indipendentemente da ogni valutazione circa le motivazioni delle singole decisioni, il

Garante Nazionale deve sottolineare che il prolungato isolamento di una persona può

facilmente rientrare in quella definizione di trattamento contrario al senso di umanità

vietato sia dall’articolo 27 c.3 della Costituzione italiana, sia dall’articolo 3 della Convenzione

europea per la tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU).

Il Garante Nazionale, al fine di una complessiva valutazione della gestione del caso nel

periodo di permanenza del signor [ ] presso la Casa circondariale di Voghera, onde evitare

il ripetersi di situazioni simili, chiede:

2. di avere documentazione circa le informazioni sul caso fornite dalla Direzione dell’Istituto

alla magistratura di sorveglianza;

3. di ricevere informazione da parte dell’Amministrazione penitenziaria centrale sul perché

non si sia provveduto nel corso degli anni a una allocazione del signor [ ] in ambienti più

idonei al suo stato clinico: in particolare, se ciò sia stato determinato da mancanza di

esauriente informazione da parte delle Autorità responsabili dell’Istituto o da valutazioni

di altro tipo da parte della Direzione generale dei detenuti e del trattamento.

Successivamente, la delegazione del Garante, durante la visita effettuata presso la Casa

circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno”, ha incontrato la persona detenuta [ ] all’interno

della sua stanza detentiva, nel reparto di Osservazione psichiatrica “Il Sestante”. Il colloquio e

l’incontro con il dirigente sanitario e psichiatrico hanno reso conferma dei dati clinici

emergenti dalle relazioni fornite.

Le condizioni igieniche della stanza, invece, sono apparse scadenti e scarse di corredo. Il letto è

allestito esclusivamente con una coperta, senza lenzuolo, perché, come riferito dagli agenti del

reparto, trattandosi di persona ad alto livello di sorveglianza viene applicata la cosiddetta

“rimozione”, cioè la privazione di tutto quello che può essere usato per farsi del male. Il

Garante nazionale, conseguentemente raccomanda:

4. che nel caso qui considerato e in tutti gli altri casi simili nel territorio nazionale,

l’Amministrazione penitenziaria provveda a fornire gli Istituti di lenzuola, reperibili in

commercio, di materiale idoneo a evitare un uso autolesivo e che nessuna persona

detenuta venga tenuta, soprattutto per periodi prolungati, sistemata nella propria

camera con il solo materasso e coperta;

5. chiede inoltre di ricevere copia delle disposizioni che governano la cosiddetta

“rimozione”, unitamente a copia dei pareri medici acquisiti all’atto della loro definizione.

Il dirigente sanitario e psichiatra ha integrato la documentazione sanitaria già inviata al

Garante illustrando il quadro complessivo della patologia manifestata dal detenuto. Ha

peraltro precisato che, secondo quanto a lui risulta, il trasferimento all’Istituto torinese non è

stato disposto ai sensi dell’art.112 Reg. Es. (d.p.r. 230/2000), come invece emerge dal

provvedimento del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, ma per osservazione

“fino a miglioramento del quadro clinico”. Queste affermazioni confermano le perplessità del

Garante circa l’incongruità di un provvedimento di assegnazione a una sezione di osservazione

psichiatrica senza un limite temporale fissato. Il Garante nazionale chiede pertanto che:

6. l’Amministrazione penitenziaria chiarisca la connotazione legale del provvedimento

adottato e chiarisca altresì l’ipotesi di percorso trattamentale all’interno del quale tale

provvedimento è stato assunto.

Il Garante, considerando che l’eventuale rientro in un Istituto come quello di provenienza,

dove al detenuto sarebbero presumibilmente riproposte le stesse condizioni di isolamento e di

degrado con le quali è stata condotta la precedente vita detentiva, costituirebbe un’evidente

violazione del diritto del detenuto a ricevere l’assistenza e la cura sanitaria di cui ha bisogno e,

con ragionevole certezza, aggraverebbe ancora le già compromesse condizioni di salute

mentale, oltre a ledere senz’altro i parametri essenziali della dignità della vita detentiva,

raccomanda al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria:

7. previa acquisizione della valutazione conclusiva della Direzione sanitaria della Casa

circondariale di Torino e fatta salva l’eventuale dichiarazione di incompatibilità con la

detenzione in carcere, di assegnare il signor [ ] in una struttura dotata di adeguata

articolazione per la salute mentale che ne consenta il trattamento e il recupero.

Il Garante Nazionale

Mauro Palma

 

 

 

VIOLAZIONI DELLE LEGGI COSTITUZIONALI NEL CARCERE DI VOGHERA

Al Presidente della Repubblica Italiana
SERGIO MATTARELLA
e p.c. al Ministro della Giustizia
LUCA ORLANDO
al Capo del DAP
SANTI CONSOLO
al Provveditore Regionale
LUIGI PAGANO
al Magistrato di Sorveglianza di Pavia
MARIATERESA GANDINI
all' UFFICIO DEL GARANTE NAZIONALE
al Garante Provinciale di Pavia
VANNA JAHIER
al Direttore della CC di Voghera
M. TUCCI
all'Associazione YAIRAIHA ONLUS
all'Associazione RISTRETTI ORIZZONTI

OGGETTO: VIOLAZIONI DELLE LEGGI COSTITUZIONALI

Egregio sig. Presidente, le inoltriamo la presente per segnalare le numerose violazioni delle leggi costituzionali e di altre leggi vigenti dello Stato che avvengono nella Casa Circondariale di Voghera.
Abbiamo segnalato più volte la questione alle autorità competenti nella salvaguardia dei diritti dei detenuti ma oggi è molto difficile trovare impiegati dello Stato che hanno a cuore la nostra Costituzione e le sue leggi, allora abbiamo pensato di che l'ultimo baluardo di giustizia possiamo trovarlo nel TUTORE della Costituzione, ossia nella S.V. anche se, ad onor del vero, l'ufficio del Garante Nazionale ha preso a cuore questa questione.
Ci troviamo ristretti nella casa circondariale di Voghera, ma preferiremmo trovarci nelle carceri di qualche paese dittatoriale, quantomeno non ci troveremmo di fronte a maschere di democrazia.
La direzione di questo carcere ha attuato un dispositivo assolutista, chiudendo la porta a qualsiasi dialogo con i detenuti. L'unico incontro che si è riusciti ad avere sembrava uno dei processi della santa inquisizione che avrebbe spaventato pure Torquemada. In questo incontro la direzione ci invitava a non rivolgerci più nessun organo istituzionale o associativo a difesa dei nostri diritti perché <<tanto nessuno ci potrà aiutare>>. Come dire che nel carcere di Voghera manca solo la scritta sui cancelli “il lavoro rende liberi”!
La direzione, per mantenere fermo il regime repressivo continua a mantenere la visione di soli 9 canali televisivi (caso unico in tutta la nazione) nonostante le continue richieste e le diverse ordinanze del Magistrato di Sorveglianza di Pavia (la prima del 2011 e la seconda N. SIUS 2014/5976 UDS PAVIA - N. 1989/257 PGCAP TORINO - DECRETO N. 2646/2014). La direzione non prende nemmeno in considerazione le pronunce del MdS, ne la sentenza della Corte Costituzione 135/2013, Presidente Gallo, redattore Silvestri, che ha sancito che non ci può essere censura sui canali televisivi. Ma questa direzione non tiene in considerazione nemmeno le sentenze della Corte Costituzionale. La direzione, inoltre, non fa altro che alimentare questo rapporto “negativo” con noi detenuti andando a revocare ogni beneficio penitenziario, anche acquisito nel tempo, travalicando i margini del potere discrezionale dell'amministrazione penitenziaria che dovrebbe applicarsi sempre entro i “limiti tracciati dalla legge”.
Tutti i detenuti che provengono da altri istituti, reclusi da prima dell'entrata in vigore del DPR 230/2000, avevano acquisito il beneficio della vecchia legge usufruendo di 6 colloqui mensili ed una telefonata settimanale, ma a Voghera, la direzione revoca li stessi violando l'art. 27 c. 4 del DPR 230/2000 (L’osservazione e il trattamento dei detenuti e degli internati devono mantenere i caratteri della continuità in caso di trasferimento in altri istituti) e la sentenza n. 137/1999 della Cort. Cost. che sancisce il divieto assoluto di regresso trattamentale.
Come la S.V. illustrissima può notare la direzione della cc di Voghera è completamente fuori controllo, ignora sistematicamente la Costituzione e le leggi, Ordinamento Penitenziario compreso, andando a vanificare tutto il lavoro svolto in questi anni dal Ministero della Giustizia e dal dott. Santi Consolo per migliorare ed umanizzare le carceri italiane che già non godono di buona reputazione in tutta Europa. Come si può “educare”un detenuto al rispetto delle leggi con la violazione di queste ultime?
Egregio sig. Presidente, trattandosi di violazioni della Costituzione noi riteniamo che lei abbia il potere, oltre al diritto/dovere, di mettere fine a quanto sta succedendo nel carcere di Voghera sia per quanto è stato messo a conoscenza con la presente sia per tutto quello che non stiamo a raccontarle e che con un precedente reclamo, fine agosto c.a., abbiamo già segnalato a tutti gli altri destinatari.
Quello che chiediamo è solo il rispetto della Costituzione e delle Leggi.
Distinti saluti
Voghera, 27 ottobre 2016

i detenuti
SERAFINO LA ROSA, GIUSEPPE RUFFOLO, ALESSANDRO GRECO, FRANCESCO CAMPANA, GENNARO VENERUSO, ABBINANTE FRANCESCO, VINCENZO CANTIELLO, PIETRO PUGLISI, GIANCARLO ANSELMO, ANGELO RANDAZZO, MICHELE BIDOGNETTI, GIOVANNI MIGLIACCIO, ANTONIO MEZZERO, CIRO ARMENTO, ROCCO CHINDAMO, COSIMO GRASSI, GIOVANNI DONATIELLO, SALVATORE CRISTALDI, PACIFICO ESPOSITO, MICHELE MERCADANTE, MASSIMO RIDENTE, DAVIDE RISERBATO.

 

INTERROGAZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO SULLA INCOSTITUZIONALITA DELL ERGASTOLO OSTATIVO

L'interrogazione sull'ergastolo ostativo presentata dall'on. Eleonora Forenza al Parlamento Europeo (http://www.eleonoraforenza.it/…/interrogazione-sullergasto…/) ha il merito ed il coraggio di dare voce alle ultime mobilitazioni degli ergastolani italiani che da anni lottano (spesso inascoltati o, peggio ancora, strumentalizzati per facili propagande garantiste che poi non trovano riscontro) affinché venga riconosciuta l'illegittimità di una pena che non lascia nessuna speranza se non attraverso il ricatto del 58 ter (collaborare, mettendo qualcun altro al proprio posto, anche in assenza di elementi utili su cui collaborare). Dallo scorso giugno è in atto uno sciopero collettivo che si è manifestato con diverse modalità nelle carceri di tutta Italia: rifiuto del vitto, sciopero dalle attività lavorative, rifiuto dell'ora d'aria e battitura, supportati da una raccolta firme che, ad oggi, ha superato le 40000 firme, tra cui quella del Papa, ed ancora continua.

Inoltre gli ergastolani, visto anche l’immobilismo del Governo nonostante sembrano tutti d’accordo sull’abolizione dal ministro Orlando al capo del Dap Santi Consolo, hanno rivolto un appello al CPT affinché si esprima sulle violazioni insite nell'ergastolo comminato ai sensi del 4 bis che esclude quindi qualsivoglia possibilità di revisione del processo, di misure alternative e di possibilità di uscita condannando, di fatto, ad una pena di morte in vita e per tutta la vita.

L'interrogazione è stata presentata sulla scorta di precedenti sentenze della Corte Europea, in particolare la sentenza sul caso del leader curdo Ocalan contro la Turchia per la sua condanna all'ergastolo ostativo. Tale condanna è stata dichiarata incompatibile con la Convenzione EDU e, a tal proposito la Corte richiama in toto i principi già affermati dalla Grande Camera nel caso Vinter e altri c. Regno Unito (2013) - secondo cui, in sintesi estrema, il carcere a vita è incompatibile con la Convenzione, allorché la legge non preveda meccanismi di revisione della pena nei casi in cui vengano meno le esigenze che la giustificavano - e proprio sulla base di questi principi dichiara, all'unanimità, la violazione dell'art. 3 Cedu rispetto all'ergastolo ostativo inflitto ad Öcalan. I giudici di Strasburgo, in particolare, ritengono insufficienti sia la prospettiva di una (possibile) grazia presidenziale in considerazione dell'età o infermità del detenuto (§ 203) sia quella (eventuale) di un'amnistia (§ 204).

E gli ergastolani italiani, al pari di Ocalan, hanno poco da sperare nella grazia presidenziale e meno ancora in una amnistia.

Ricordiamo che pochi giorni fa, l’attuale governo ha sacrificato una, seppur parziale, riforma della giustizia elaborata a seguito degli Stati Generali dell’esecuzione penale, per paura di non reggere lo scontro contro il giustizialismo dilagante a poche settimane dal referendum costituzionale che metterebbe nero su bianco la parola fine sulle tutte le garanzie costituzionali. 

L'interrogazione presentata dall’on. Forenza chiede al Parlamento europeo, quindi, di adottare tutte le misure possibili affinché questa inumana violazione cessi al più presto, per ridare dignità ad oltre 1400 persone cui oggi vengono negati i diritti costituzionali e  la speranza di poter riacquistare la libertà andando contro il tanto decantato principio rieducativo della pena che non può andare contro il senso di umanità fino ad oggi garantito, seppur non sempre applicato, dall’art. 27 della Costituzione italiana.

D’altra parte siamo sempre più convinti che l’unica strada perseguibile per il superamento del fine pena mai sia quella giurisprudenziale perché la politica non può ammettere il fallimento delle leggi emergenziali perché sono quelle che gli consentono di sospendere lo Stato di diritto coprendolo col sepolcro imbiancato della legalità.

 

Associazione Yairaiha Onlus

 

APPELLO DEI DETENUTI AL COMITATO EUROPEO PER LA PREVENZIONE DELLA TORTURA SU ERGASTOLO OSTATIVO

IL SEGUENTE APPELLO, FINO AD OGGI, E' STATO INVIATO AL CPT DAI DETENUTI DI MILANO-OPERA, VOGHERA, CATANZARO, PARMA, MASSAMA, ROSSANO, SALUZZO, LIVORNO, SPOLETO AFFINCHE' IL CPT SI ESPRIMA SULL'ILLEGITTIMITA' DELL'ERGASTOLO OSTATIVO

Al Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura
e delle Pene o Trattamenti Inumani o Degradanti
Strasburgo
Palazzo d’Europa

Al Presidente del Comitato Mykola Gnatovskyy
Al Segretario Esecutivo Jeroen Schokkenbroek
e p.c. a tutti i membri del Comitato

Ergastolani “Ostativi” del carcere di

ITALIA

Oggetto: Ergastolo Ostativo, ovvero non pena di morte ma pena fino alla morte.

Illustrissimo Comitato,
noi sottoscritti detenuti, attualmente ristretti nel carcere italiano di .................................... e condannati alla pena dell’ergastolo “ostativo” (ergastolo senza possibilità di riesame della pena), intendiamo portare alla conoscenza delle SS. LL. dell’esistenza in Italia di una pena che non lascia alcuna speranza di poter un giorno, neanche lontanissimo, essere reinseriti nella società.
Questa fattispecie di pena, introdotta in Italia nel 1991 – Legge n. 354 del 26 luglio 1975, art 4Bis Ord. Pen. – modificata in peggio negli anni successivi (ultima modifica aprile 2009), vogliamo sottoporla alla Vostra attenzione sia dal punto di vista giuridico sia da quello umanitario.
Premesso che alcuni di noi, quando eravamo sottoposti al regime di isolamento previsto dall’art. 41 Bis OP, abbiamo avuto modi di incontrare una delegazione del C.P.T. in diversi istituti italiani e di esporre loro la problematica dell’esistenza dell’ergastolo ostativo ma, ad oggi, non ci sono pronunce da parte dell’illustre Comitato in merito alla specifica problematica ed è per questo che sommessamente ci rivolgiamo a Voi, affinché possiate esaminare in concreto questa tipologia di pena in relazione all’ipotesi di violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Come certamente saprete, l’art. 3 della Convenzione vieta qualsiasi forma di tortura, di trattamenti disumani o degradanti e, l’ergastolo ostativo, nella sua configurazione, è in pieno contrasto con tale previsione laddove priva il condannato del diritto alla speranza di vedersi un giorno riesaminare la propria pena.
Ci si chiede se condannare una persona all’ergastolo ostativo non sia di per se da inquadrare nell’ambito di un trattamento disumano e degradante.
A tal proposito, non è fuori luogo citare la sentenza Vinter contro il Regno Unito (9 luglio 20013) in cui la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo riconosce al condannato all’ergastolo il diritto ad un riesame della pena fissando, anche come prima revisione, un termine massimo di 25 anni dalla comminazione della pena, ritenendo tale lasso di tempo ragionevolmente congruo per una ipotesi di evoluzione in positivo del condannato.
Ad abundantiam, si cita una dichiarazione del giudice Ann Power-Ford -componente della Grande Camera riunitasi in relazione al caso Vinter sopra citato- che spiega così la sua votazione con la maggioranza: “Ho votato con la maggioranza in questo caso e desidero aggiungere quanto segue:  capisco e condivido molte delle opinioni espresse dal Giudice Villiger a suo parere parzialmente dissenziente. Tuttavia, ciò che ha fatto pendere la bilancia per me a votare con la maggioranza è stata la conferma della Corte, in questa sentenza, che l’art. 3 comprende quello che potrebbe essere descritto come il <>. Esso non va oltre quello. La sentenza riconosce implicitamente che la speranza è un aspetto importante e costitutivo della persona umana. Anche coloro che commettono il più grave dei delitti conservano la loro umanità fondamentale e portano in sé la capacità di cambiare. Anche se la pena detentiva possa essere lunga e meritata, esse mantengono il diritto di sperare che, un giorno, potrebbero aver espiato le loro colpe. Essi non dovrebbero essere privati del tutto di tale speranza. Negare loro l’esperienza di speranza sarebbe come negare un aspetto fondamentale della loro umanità e farlo sarebbe degradante”.
L’obbligo della collaborazione con la giustizia (così come previsto dall’art. 4 bis OP), al fine di avere la speranza di una revisione della pena, pretesa anche dopo 20 o 30 anni di pena sofferta, sancisce l’infallibilità assoluta del giudizio di cognizione dal momento che si stabilisce per legge che un soggetto condannato per determinati reati debba assolutamente essere a conoscenza specifici “altri” fatti delittuosi.
Questa illogica impostazione giuridica da un lato, stride fortemente contro il senso e il buon senso comune, dall’altro contro i decenni di esperienza giuridica che ci insegnano come sia sempre alto il rischio dell’errore giudiziario e quindi della condanna di un innocente. Stride altresì con il nostro codice di procedura penale laddove, proprio in virtù dell’esperienza sopra citata, prevede sempre la possibilità di revisione di sentenze passate in giudicato (artt. 629, 630 e seguenti).
Dunque, anche da questo punto di vista, l’art. 4 bis c. I OP, e di conseguenza l’ergastolo ostativo ad esso collegato, appare in assoluta violazione del diritto di professare la propria innocenza anche dopo sentenze passate in giudicato, come più volte si è espressa la Corte di Cassazione. Altresì, le garanzie e le facoltà che sono previste nelle fasi di giudizio nel mantenere un comportamento processuale, qualunque esso sia, vengono di fatto annullate nella fase di esecuzione della pena appalesando lo spirito liberticida della norma.
Con l’automatismo previsto dall’art. 4 bis c. I OP -“se collabori con la giustizia hai diritto alla speranza, se non collabori tale speranza è negata vita natural durante”- la possibilità di revisione della pena è preclusa per sempre. È sottratta ex lege al Magistrato di Sorveglianza la facoltà di valutare e vagliare ogni singolo individuo condannato al fine di esaminare il percorso trattamentale, in vista di un possibile reinserimento nella società così come previsto dall’art. 27, comma II della Costituzione Italiana.
Tale preclusione è imposta indipendentemente dall’esito del percorso trattamentale, dal mutamento dei propri valori culturali, dalla maturazione esistenziale e psicologica, dalla revisione personale che il condannato possa aver compiuto nel corso dei decenni di espiazione.
A nostro modesto parere tale preclusione appare offensiva nei riguardi della stessa Magistratura di Sorveglianza in quanto, avendo sottratto alla stessa l’attribuzione giurisdizionale, si ha l’impressione di un atto di sfiducia verso la Magistratura e questo, in uno Stato di Diritto, non dovrebbe avere dimora.
Per le ragioni sopra esposte, chiediamo alle SS.LL. illustrissime, di voler approfondire l’argomento e di  verificare se, come da noi sostenuto, sia in atto la violazione dell’art. 3 della Convenzione. Chiediamo, pertanto, di volervi pronunciare in merito.
Per una maggiore e più dettagliata verifica, chiediamo di disporre una ispezione nelle sezioni di Alta Sicurezza, sottocircuiti AS1 e AS3, dove siamo detenuti gli oltre 1200 ergastolani ostativi, al fine di avere una diretta cognizione dell’esistenza nel paese di Cesare Beccaria, un tempo culla del Diritto, di una pena disumana che non uccide il condannato ma che lo lascia morire di pena. Non sono pochi i casi in cui decine di ergastolani ostativi ormai anziani, malati, fiaccati nel corpo e nello spirito, da oltre 25 anni detenuti, che sono stati lasciati morire in carcere o dimessi cinicamente a poche ore dalla morte solo per evitare il disbrigo burocratico che comporta la consegna ai familiari ed il trasporto delle salme!
Fiduciosi in una Vostra sollecita calendarizzazione della questione sollevata e con la speranza di avere al più presto un confronto con una Vostra delegazione,
porgiamo distinti e ossequiosi saluti

….............................................., Italia     
Seguono firme

 

DAL 1 GIUGNO SCIOPERO COLLETTIVO CONTRO L'ERGASTOLO OSTATIVO

DAL 1 GIUGNO SCIOPERO COLLETTIVO CONTRO L'ERGASTOLO OSTATIVO - L'APPELLO ALLA MOBILITAZIONE PARTE DAI DETENUTI DI SIANO  

firma la petizione online:  https://www.change.org/p/ministro-della-giustizia-sciopero-collettivo-contro-l-ergastolo-ostativo

Dal prossimo 1° giugno partirà una mobilitazione collettiva che interesserà diverse carceri e liberi cittadini contro l'ostatività, illeggittima, dell'ergastolo. Contro quella condanna che non lascia alcuno spazio di speranza per il condannato contravvenendo ai principi rieducativi della pena. Le modalità di adesione saranno differenti e tutte verranno comunicate al Ministro di Giustizia affinchè lo stesso prenda visione delle motivazioni della mobilitazione che sono di seguito riportate:

L'ERGASTOLO OSTATIVO è il risultato di un'imprevedibile interpretazione sfavorevole dell'art. 4bis 1 OP affermatasi dal 2008-2009, e pertanto non applicabile retroattivamente ex art 7 CEDU (Corte EDU, casi Kafkaris, Del Rio Prada, Contrada; Sezioni Unite della Cassazione, caso Beschi 2010, Corte Costituzionale sent. num. 364/1998 e 230/2012), e l'incostituzionalità dell'art. 4bis.1 quale presunzione legale, come dimostrato nella tesi di laurea di Claudio Conte (110 e lode accademica), Profili costituzionali in tema di ergastolo ostativo e benefici penitenziari, Uni-Cz, 2016 (ed in possesso di Marco Pannella, del Garante nazionale dei detenuti prof. Mauro Palma e del prof. Luigi Ventura, Preside della facoltà di Giurisprudenza di Catanzaro e relatore della tesi, che sollecitiamo il Ministro a Convocare).  

Da tale studio si evince che per superare l'abuso dell'ergastolo ostativo, non c'è bisogno di nuove leggi ma basta far rispettare quelle esistenti con una Circolare ministeriale interpretativa ai Giudici di Sorveglianza.

I sottoscritti ergastolani/non ergastolani/liberi cittadini, informano il Ministro che dal 1° giugno 2016 attueranno una protesta pacifica (garantita dalla Costituzione), fino a quando Ella non ci farà sapere, anche tramite televisione che è a conoscenza di tale studio, libero poi di ritenerlo fondato o infondato.

Ella deve sapere che nella civilissima Italia l'ergastolo ostativo non è stato previsto dalla legge nel 1992 e che 1400 persone sono condannate a morire in carcere solo per una discutibile interpretazione, opera di pochi giustizialisti, e migliaia di reclusi sono esclusi dalle misure alternative illegittimamente.

 

Modalità di adesione alla mobilitazione

 

  • RACCOLTA FIRME
  • RIFIUTO DEL VITTO DELL'AMMINISTRAZIONE
  • BATTITURA DALLE 16.00 ALLE 16.30 IN CARCERE (O IN LUOGHI PUBBLICI)
  • FERMATA AL RIENTRO DAI PASSEGGI (O SIT-IN/RIUNIONI PUBBLICHE PER I CITTADINI LIBERI) PER 10 MINUTI
  • SCIOPERO DELLA FAME 

 

PRIMI FIRMATARI - CARCERE DI SIANO - BATTITURA DALLE 16.00 ALLE 16.30

 

  1. ALESSANDRO GRECO
  2. CIRO SORRENTINO
  3. FRANCESCO COZZUTO
  4. GIUSEPPE PISCOPO
  5. ANTONIO PANICO
  6. MASSIMILIANO BELLO
  7. SALVATORE MARIANO
  8. MARCELLO SALVATORE CORVAIA
  9. PAOLO CAROLLI
  10. ALFIO SAMBASILE
  11. ANTIMO GIARDINO
  12. VINCENZO FURNARI
  13. GIOVANNI FARINA
  14. AGOSTINO PIZZUTO
  15. SALVATORE CURATOLO
  16. FRANCESCO ANNUNZIATA
  17. CLAUDIO CONTE
  18. .......... GULLI'
  19. ANTONIO DOMENICO BRUNO
  20. DOMENICO DELLARATTA
  21. LUIGI VENOSA
  22. FRANCESCO FABIO VALENTI 
  23. MARCO CLAUDIO TERMINIELLO
  24. MARCO RAPISARDA
  25. FABIO CASO
  26. FABIO FANELLI
  27. PAOLO SACCO
  28. LORENZO PALMISANO
  29. NICOLA LENTINI
  30. CATALDO BARTOLI
  31. MICHELE CIAMI
  32. CHRISTIAN CONCIGLIA
  33. DOMENICO LEO
  34. LAZZARO CANNAVALE
  35. T.G
  36. SALVATORE CUCCURO
  37. F.L.
  38. SALVATORE DE CICCO
  39. GIORGIO L.
  40. BERNARDO CIARAVOLI
  41. VINCENZO MENDOZZI
  42. GIUSEPPE GALLUZZI
  43. VINCENZO A.
  44. LUIGI SPANO
  45. GAETANO C.
  46. PASQUALE DI DONATO
  47. ROCCO SPENA
  48. GUGLIELMO RUBINO
  49. NATALE GAMBINO
  50. ARCANGELO PUCCI
  51. SALVATORE ONORATO
  52. ANGELO ADRIATICO
  53. VITO N.
  54. GIUSEPPE NISI
  55. SABATO LE ROSE 
  56. SANTO ZUCCHERO
  57. PASQUALE SERPA
  58. PEPPINO FESTANTE
  59. ANTONIO VILLELLA
  60. PAOLO PAONE
  61. FRANCESCO HANAMAN
  62. GUIDO RIZZO
  63. SALVATORE DILETTO
  64. AGOSTINO VALLELONGA
  65. GIOVANNI FRONTERA
  66. FRANCESCO RANIERI
  67. ANTONINO CASILE
  68. DOMENICO FALCONE
  69. NINO CERRA
  70. VINCENZO NETTUNO
  71. GENNARO MURACA
  72. CESARE GUALTIERI
  73. FRANCESCO POLICASTRI
  74. ANTONIO CUTURELLO
  75. PASQUALE SACCA'
  76. GIOVANBATTISTA CACCIOLA
  77. OTTORINO RANIERI
  78. FRANCO FAZIO
  79. PASQUALE TORCASIO
  80. GAETANO LAROSA
  81. DILAVIER HAJDINI
  82. DOMENICO GUZZARINI
  83. GIUSEPPE RANIERI
  84. SAVERIO PATANIA
  85. GIUSEPPE MANCUSO
  86. CRISTIAN LOIZZO
  87. GIOVANNI LOIZZO
  88. GIOVANNI TORCASIO
  89. PASQUALE QUARANTA
  90. GENNARO MAGRI
  91. L. DONADIO
  92. GIUSEPPE CRUSCO
  93. GIANLUCA NUZZO
  94. ISIDORO MORFO'
  95. MASSIMO GRAZIANO
  96. MAURO G. URAS
  97. PIETRO COMBERIATI
  98. VINCENZO ARCIERI
  99. ANTONIO CHIEFALLO
  100. ANGELO ANZALONE
  101. SALVATORE COMBERIATI
  102. DOMENICO RIILLO
  103. LUIGI POLILLO
  104. GIUSEPPE FERRANTE
  105. SALVATORE LAROSA
  106. GIUSEPPE PATANIA (CC BENEVENTO)
  107. NAZZARENO PATANIA (CC COSENZA)
  108. ANTONIO DAVOLI (CC LANCIANO)
  109. ANGELO GIGLIO SPAMPINATO
  110. FRANCESCO CANNIZZARO
  111. FORTUNATO LAROSA
  112. ANTONIO GALLACI (SULMONA)
  113. NAZZARENO ALTAMURA (AGRIGENTO)
  114. DANIELE PASSALACQUA
  115. ANGELO ANDRACCHI
  116. MARCO PASSALACQUA
  117. GENNARO SCURA (CC SANTA MARIA CAPUA VETERE)
  118. SERGIO ESPOSITO (CC VOGHERA)
  119. DOMENICO VERSACI
  120. CLAUDIO PAOLA (CC AGRIGENTO)
  121. NAZZARENO PATANIA (CC COSENZA)
  122. GIAMBATTISTA SERIO (CC MELFI)
  123. GIACOMO SOLIMANDI (CC MELFI)
  124. DANILO CAZZATO
  125. GIANLUCA LA FORGIA
  126. GIUSEPPE COMITO
  127. SALVATORE ISAIA
  128. ANGELO VASSALLO
  129. M.N.
  130. NUNZIO TOLOTTI
  131. MARCELLO INCOGNITO
  132. PASQUALE RIPEPI
  133. ALFIO CATANIA
  134. MAURIZIO MARCHESE
  135. VINCENZO VENTURATO
  136. MARCO VICINANZO
  137. GIUSEPPE CONSOLI
  138. EMANUELE PAVONE
  139. ROSARIO PANEBIANCO
  140. EMANUELE GAROZZO
  141. ANTONINO PAGANO
  142. ROSOLINO RIZZO
  143. ALBERTO SIA
  144. GUGLIELMO BERLINGIERI
  145. CARMINE AMELIO
  146. CARMELO LIUZZI
  147. GIUSEPPE GRASSO
  148. ANTONIO COSENTINO
  149. ANGELO TISA
  150. FORTUNATO STASSI
  151. MATTEO ABBRESCIA
  152. VINCENZO CARIANO
  153. ROBERTO SENATORE
  154. SALVATORE SCARPINO
  155. ALFIO SCUDERI
  156. CARMINE RICCIO
  157. ANTONIO SOMMA
  158. MARCELLO RAMIREZ
  159. PATANIA ANDREA NICOLA
  160. PATANIA SALVATORE
  161. LOPREIATO FRANCESCO

 FIRME CARCERE DI ROSSANO - RACCOLTA FIRME E SCIOPERO DEL VITTO DELL'AMMINISTRAZIONE

 

  1. Salvatore Lo Tauro

  2. Felice Trombetta

  3. Mario Di Puorto

  4. Claudio Donadei

  5. Oronzo Santoro

  6. Pietro Barbetta

  7. Vito Tanzi

  8. Cosimo De Lucia

  9. Andrea Arcerito

  10. Angelo Mormina

  11. Angelo Buccelli

  12. Dritan Bunjaj

  13. Vincenzo Pisano

  14. Francesco Chirico

  15. Giovanni Di Gaetano

  16. Aldo Matrone

  17. Gennaro Barnoffi

  18. Pasquale Pozziello

  19. Massimo Gitto

  20. Alfredo Lionelli

  21. Altin Brushi

  22. Mauro Passarelli

  23. Safet Hrustic

  24. Michele Annoscia

  25. Gaetano Scianatico

  26. Massimo Anastasi

  27. Carmine Romeo

  28. Salvatore Cageggi

  29. Francesco Sardo

  30. Giovanni Spinale

  31. Vincenzo Di Giorgio

  32. Angelo Caputo

  33. Angelo Palumbo

  34. Gianluca Notto

  35. Ciro Cappuccio

  36. Luca Rubicondo

  37. Rodolfo Caforio

  38. Antonio Fontanella

  39. Giovanni Musone

  40. Giovanni Boccini

  41. Massimiliano Gesso

  42. Gaetano Rizzo

  43. Nicola Fiore

  44. Michele Gambardella

  45. Francesco Carannante

  46. Angelo Tandurella

  47. Giuseppe Calabrese

  48. Giuseppe Campicelli

  49. Agatino Foti

  50. Giuseppe Barbagallo

  51. Francesco Barbagallo

  52. Giovanni Piccolo

  53. Saverio Perrella

  54. Michele Amoruso

  55. Nicola Nappa

  56. Giovanni Sardella

  57. Mariano Frizziero

  58. Giuseppe Esposito

  59. Daniele Scarcia

  60. Giuseppe Mauceri

  61. Fabio Tolentino

  62. Francesco Argentieri

  63. Fabrizio Ferraro

  64. Giuseppe Giordano

  65. Giovanni Di Iannicella

  66. Raffaele Iovine

  67. Lorenzo Rossano

  68. Alessandro Amante

  69. Rocco Incardona

  70. El Mahdi El Haji

  71. Mohammed Benchahid

  72. Michele Pavone

  73. Salvatore Mauro

  74. Francesco Spampinato

  75. Giuseppe Puglisi

  76. Rosario Pafumi

  77. Domenico Condorelli

  78. Daniele Barbaro

  79. Pietro Centonza

  80. Antonio Calabrò

  81. Bruno Idà

  82. Carmelo Ielo

  83. Gennaro Mantico

  84. Francesco Cascone

  85. Clemente D'Albenzio

  86. Carlo Vaglio

  87. Oronzo Cagnazzo

  88. Kujtim Cikalleshi

  89. Francesco Capriati

  90. Silvano Berlingieri

  91. Rocco Violi

  92. Antonio Formicola

  93. Emiljon Kapllan

  94. Vincenzo Mesiti

  95. Donkor Wiredu

  96. Rosario Litteri

  97. Michele Ciavarella

  98. G. Battista Vassallo

  99. Carmine Discetti

  100. Virgilio Castaldo

  101. Pietro Centrulo

  102. Ciro Mendola

  103. Antonio Ferraro

  104. Pasquale Bruni

  105. Carmelo Nicolosi

  106. Mario Di Bella

  107. Pietro Cugino

  108. Giovanni Pappalardo

  109. Francesco Pulvirenti

  110. Francesco Pontiero

  111. Andrea Foti

  112. Francesco Monti

  113. Roberto Muraca

  114. Gianfranco Giordano

  115. Giovanni Abramo

  116. Tommaso Manfredi

FIRME DAL CARCERE DI PAOLA - RACCOLTA FIRME

 

IACCINO CATALDO
ARONA FRANCESCO
CROCCO PIETRO
ALOE  NIK
MEGAIE CARMELO
KOIA KUSTIM
MANNA GIOVANNI
SCARLATO ORLANDO
DIACONU RADU
BOUCHAROON WALID
KASEM AIMAN
CARNEVALE GIANFRANCO
RIZIK RACAZDOIUS
FAZIO PIETRO
CHARIF FAWZY
AWAD ABDELMASSER
MUSACCHIO CARLO
DAVID CRISTIAN
VECCEORO MANUEL
HAMIDA KAHLED
VANGELI FRANCESCO
FOSSARI PASQUALE
FOSSARI BRUNO
CAPARROTTA SALVATORE
MAWOIOLA GIOELE
VERDET FLORIN
PALMISANO DOMENICO
HAMINI RADOVANE
SUCO LUIGI
GIAMPà GIOVANNI
NAPOLI  FRANCESCO
FORTINO DOMENICO
DRIGLIA  VINCENZO
FRIMLI FRANCESCO
LARA ALVAREZ ERNESTO
LARA ALVAREZ LUIS MARRA
DI MAURO  SALVATORE
SALAZAR EDMUNDO
BIONDI ALESSANDRO
GAGLIANESE FRANCESCO
MAESTINI GIANLUCA
PACE CARMELO
BERTOCCO GIOVANNI
VIOLA MAURIZIO
CERVATI ANDREA
STRANGES ANTONINO
IUDOR COSTEL
CAPA ELTON
MUHAMEL EMAD
HABACHI HOSNI
SPADARO RINALDO
CUPPARI PLACIDO
FEDERICO ANTONIO
TURIACO IGNAZIO
PALALA FRANCESCO
VENTI PASQUALE
MICHELIZZI ANTONINO
CANDIDO MICHELE
SCORZA GIOVANNI
BERLINGIERI GUERINO
TAVERNITI FERDINANDO
MULTARI PASQUALE
GRIPPO FABIO
D'AMBROSIO VINCENZO
GRANDINETTI MICHELANGELO
RAMANELI ANGELO
SIMONCINI ANDREA
RAGANATO MASSIMO
MAMMOLITI FRANCESCO
MAMMOLITI DIEGO
BELLOCCO PIETRO
SCANDINARO SALVATORE
PANSERA SANTO
TURINA PASQUALE
FOTI LEONARDO
MOHAMED ALI
CREA ANTONINO
FOSSARI VINCENZO
LIACONI DOMENICO
IARIA GIOVANNI ANTONIO
MERIGO VITO
POLI ERNESTO
BONFITTO FABIO
BEVILACQUA ENZO
GIORDANO GIOVANNI
DE VUONO GIANFRANCO
CORTESE FRANCESCO
PAMMACE GREGORIO
MARAFIOTTI ANIELLO
FESTA ANTONINO
BEVILACQUA GIANLUCA
FRANZE PASQUALE
MONTESANTI VINCENZO
CERAVOLO GIUSEPPE
VIOLI VINCENZO
CACCAMO GIUSEPE
CATALDO ALESSANDRO
PIZZATA GIUSEPPE
RICCO SIMONE
IANNOTTI  SIMONE
SESINI GIOVANNI
MANGIARUGA SALVATORE
MORETTI FRANCO
GAUDIO OTTAVIO
AMATO MARIO
CANONCI GIOACCHINO
MUCCI ANTONIO
STELLA PEPPINO
BELMAVARD MOHAMED
BEVILACQUA MASSIMO
ROUDDHEI WANIS
IBAIA HASSAN
ABDELSAWAD MOHAMED
BEVILACQUA ROCCO
DE ROGATIS LUIGI
CARUSO EMANUELE
DE PAOLA ROCCO
D'APRILE FILIPPO
FERREIRA MIGUEL
MICHAEL SAMUEL
FALONE FRACUZ
ROTABA MOHAMED
MAIURI ANTONIO
SHARBAN VOLODYMYR
MOUMLINE YOUSSEF
BAKHARIEV YERHEN
ZIMNITSKY VITALI
TRANASCIA EMANUELE
MANGNOLI GIROLAMO
GARRITANO FRANCO
SURACE RAFFAELE
NETRUSIC PEDRO JUAN
PATRICK EVAN
CARROZZINO SERGIO
BADR SORROUR
ARBEN PEPA
SILENZIO LEANDRO
FOFANA ADAM
FORTE IVAN
IBNEMASSOUD BRIM
KHEDIR ISMAIL
BRAHIMI 

DSAMALI

FIRME DETENUTI CATANIA BICOCCA

 

  1. 1.       GURRIERI SALVATORE
  2. 2.       LICCIARDELLO DAVIDE SALVATORE
  3. 3.       FIORE SALVATORE
  4. 4.       FIORENZA VITTORIO
  5. 5.       CARCOTTO ALFIO
  6. 6.       PINTO FRANCESCO
  7. 7.       SCUDERI SALVATORE
  8. 8.       CARUSO GIUSEPPE
  9. 9.       BATTIATO DAVIDE
  10. 10.   SCUDERI CARMELO
  11. 11.   SCUDERI FRANCESCO
  12. 12.   NIZZA GIOVANNI
  13. 13.   MUSUMECI VITO
  14. 14.   MIANO SALVATORE
  15. 15.   ALESSI ANGELO
  16. 16.   VIOLA ALESSANDRO
  17. 17.   OLIVIERI PIETRO
  18. 18.   LO MONACO VINCENZO
  19. 19.   MONFORTE ANTONIO
  20. 20.   GALATI MASSARO GIANNI
  21. 21.   GALATI MASSARO SANTO
  22. 22.   INTRAVAIA GIOCCHINO
  23. 23.   ACCIANITO GUIDO
  24. 24.   BATTAGLIA GIOVANNI
  25. 25.   MIRABILE ANGELO
  26. 26.   COSENTINO PAOLO
  27. 27.   XHUFI BLEDAR
  28. 28.   BONCALDE GIUSEPPE
  29. 29.   FUNARI ROSARIO
  30. 30.   ZITO SALVATORE
  31. 31.   SULIARO MAURO
  32. 32.   PAESTI MINKO
  33. 33.   PREZZAVENTO ANTONINO
  34. 34.   PRESTI GIANLUCA
  35. 35.   NAVARRIA CARMELO ALDO
  36. 36.   OLIVERI ROSARIO
  37. 37.   CALVINO SALVATORE
  38. 38.   PUGLISI CARMELO
  39. 39.   SANGANIOLIVIERO
  40. 40.   O. SALVATORE
  41. 41.   SCOLOFINO FILIPPO
  42. 42.   LOMBARDO GIUSEPPE
  43. 43.   SCRIVANO MARTINO
  44. 44.   SCRIVANO GIUSEPPE
  45. 45.   OLIVA FEBRONIO
  46. 46.   DI PIETRO ROSARIO
  47. 47.   DI BENEDETTO SALVATORE
  48. 48.   PAPPALARDO GIOVANNI
  49. 49.   PLATANIA FRANCESCO
  50. 50.   SCIUTO TOMMASO CARMELO
  51. 51.   DEL POPOLO SALVATORE
  52. 52.   MARRO SALVATORE

 

FIRME DETENUTI SIANO (CZ)

 

  1. 1.       PROCOPIO FIORITO
  2. 2.       MILLONI ANDREA
  3. 3.       ROMANELLI VITTORIO
  4. 4.       DILETTO MICHELE
  5. 5.       CANDIDO GIUSEPPE
  6. 6.       MESTRIA MASSIMILIANO
  7. 7.       DI MARTINO VINCENZO
  8. 8.       DI SOMMA RAFFAELE
  9. 9.       FEMIA SALVATORE
  10. 10.   MACRI’ MARCO
  11. 11.   MARTINO ALESSANDRO
  12. 12.   TRIGILA CORRADO
  13. 13.   PANDOLFO GIUSEPPE
  14. 14.   CERBONE MARIO
  15. 15.   PASSALACQUA ANTONIO
  16. 16.   GAUDIO GIOVANNI
  17. 17.   PERRI FRANCESCO
  18. 18.   DURACCIO DOMENICO
  19. 19.   TERMINIELLO MARCO CLAUDIO
  20. 20.   S. FRANCESCO
  21. 21.   FICOSO VINCENZO
  22. 22.   PATANIA DOMENICO
  23. 23.   ASNALDO GIOVANNI
  24. 24.   DI PALMA LORENZO
  25. 25.   ANNUNZIATA ALFONSO
  26. 26.   TECCHIA GENNARO
  27. 27.   RIZZI MICHELE
  28. 28.   MASSARO ANGELO
  29. 29.   VASSALLO ANGELO
  30. 30.   ISAIA SALVATORE
  31. 31.   TALOTTI NUNZIO
  32. 32.   MOLISSO GIUSEPPE
  33. 33.   INCOGNITO MARCELLO
  34. 34.   RIPEPI PASQUALE
  35. 35.   CATANIA ALFIO
  36. 36.   MARCHESE MAURIZIO
  37. 37.   CONSOLI GIUSEPPE
  38. 38.   VENTURATO VINCENZO
  39. 39.   PAVONE EMANUELE
  40. 40.   RICCIO CARMINE
  41. 41.   RIZZO ROSOLINO
  42. 42.   PAGANO ANTONINO
  43. 43.   SIA ALBERTO
  44. 44.   AMELIO CARMINE
  45. 45.   GUGLIELMO BERLINGIERI
  46. 46.   LIUZZO CARMELO
  47. 47.   GRASSO GIUSEPPE
  48. 48.   COSENTINO AGATINO
  49. 49.   TISA ANGELO
  50. 50.   ABBRESCIA MATTEO
  51. 51.   STASSI FORTUNATO
  52. 52.   REALE MARIO
  53. 53.   MARMOLINO ANTONIO
  54. 54.   SCARPINO SALVATORE
  55. 55.   ABBRUZZESE CELESTINO
  56. 56.   CARRANO VINCENZO
  57. 57.   SCUDERI ALFIO
  58. 58.   MARRO SALVATORE
  59. 59.   SOMMA ANTONIO
  60. 60.   SENATORE ROBERTO
  61. 61.   RAMIREZ MARCELLO

 

ADERISCONO ANCHE I DETENUTI DI SALUZZO, SULMONA, VIBO VALENTIA, BOLOGNA, VOGHERA, MILANO OPERA, PARMA E MOLTE ALTRE SONO LE ADESIONI CHE SONO STATE INIATE MA MISTERIOSAMENTE SCOMPARSE!

FIRME DAL CARCERE DI PARMA

1.       GIUSEPPE SALVO

2.       ROSARIO PITERA’

3.       ANTONIO FRASCA

4.       GAETANO VATIERO

5.       FILIPPO VENERUSO

6.       LUIGI PANEVINTO

7.       MAURIZIO NASTO

8.       VINCENZO VIOLA

9.       ANTONIO BOLLE

10.   ALESSANDRO MAGNIS

11.   VINCENZO DAELLE

12.   VINCENZO MICILLO

13.   VINCENZO LATINO

14.   MICHELE ZENIERO

15.   NATALINO D’ERRICO

16.   SHAEDDINE MESSAOUD

17.   PIETRO CANNISTRA’

18.   ANTONINO ZINDATO

19.   COSIMO VIGLIANESI

20.   MICHELE CIAVARELLA

21.   VINCENZO PADULA

22.   FRANCESCO RUSSO

23.   SALVATORE CARDILLO

24.   NOE’ VAZZANA

25.   VITO DE ANTONIS

26.   SANTO SCARDACI

27.   DOMENICO ASSIMANTE

28.   FERNANDO DE LORENZIS

29.   GIUSEPPE VIL….

30.   VINCENZO P…..

31.   ALFONSO ZAFANO

32.   FRANCESCO STILO

33.   CARMELO CALDARIERA

34.   SALVATORE FAIA

35.   ANTONINO CACICI

36.   MARIO SERPA

37.   ANTONIO PETROZZI

38.   VINCENZO DI GIUSEPPE

39.   CARMELO RIZZO

40.   CALOGERO MANNINO

41.   CATALDO CATAPANO

42.   MAURIZIO FORTE

43.   GIUSEPPE PESCE

44.   COSIMO BARRANCA

45.   ORAZIO SCARSO

46.   GENNARO UCCELLO

47.   GIULIO PALMISANI

48.   ANTONIO DRAGONE

49.   GIOVANNI GELSOMINO

50.   ANTONIO ARUTA

51.   CARMELO SCAFIDA

52.   GIOVANNI GALEA

53.   GIUSEPPE CRISTOFARO

54.   VEACESLAV BUTUCEAN

55.   YURIY BREZ

56.   FRANCESCO BRUZZESE

57.   FERDINANDO ESPOSITO

58.   DOMENICO DI GIUSEPPE

59.   ORAZIO BUONPRINCIPIO

60.   ALESSANDRO BONACCORSI

61.   ORAZIO NICOLOSI

62.   ANTONIO DE CRESCENZO

63.   RAFFAELE DELLA VOLPE

64.   ANTONINO LAURIA

65.   ANTONIO BIANCO

66.   LEONARDO AVALLONE

67.   GIUSEPPE ANGELINO

68.   FRANCESCO CRISTELLO

69.   ADRIANO DI BARI

70.    NICOLA TATONE

71.   GUALTIERO ESPOSITO

72.   PASQUALE MATINA

73.   GIUSEPPE IOVINELLA

74.   GIUSEPPE ONORATO

75.   PAOLO LATELLA

76.   ANTONINO ALVARO

77.   VITO CACCIATORE

78.   GENNARO OLIVA

79.   RAFFAELE DILE’

80.   CARMELO CLEMENTE

81.   SOSIMO DAMIANO SERRA

82.   SALVATORE MIRACELLA

83.   DOMENICO MONTI

84.   GIUSEPPE CACUCCI

85.   MARCO CAPUANO

86.   GASPARE MARAZZOTTI

87.   M. P.

88.   RAFFAELE CALABRESE

89.   GIUSEPPE SORRENTINO

90.   LUCIANO CIMINO

91.   RAFFAELE S.

92.   VINCENZO FACCHINERI

93.   FRANCESCO BARBARO

94.   CIRO IACOMINO

95.   ALESSANDRO FASCIANI

96.   ANTONINO TORRISI

97.   ALFIO DIOLOSA

98.   ELIO ROTONDALE

99.   GIOVANNI FONTANA

100.  GASPARE RAIA

101.  ALESSANDRO FIGLIOMENI

102.  ANTONIO VENEZIANO

103.  FERNANDO MONTEGRO

104.  CATALDO LA ROSA

105.  SALVATORE GUIDO

106.  GIULIANO PALUMBO

107.  CIRO SCOGLIAMIGLIO

108.  ARTURO CENSABELLA

109.  VINCENZO DI GENNARO

110.  ANTONINO TOMA

111.  GIUSEPPE RUSSO

112.  GENNARO DE LUCA

113.  GIORDANO FILISETTI

114.  FRANCESCO DI MATTIA

115.  LUIGI VONA

116.  ALESSANDRO GABLARITE

117.  ANTONIO PARISE

118.  ALBERTO PARISI

119.  ANTONIO LETIZIA

120.  LUIGI NICCHI

121.  GIUSEPPE VARSALONE

122.  GIOVANNI AMANTE

123.  GIOVANNI DALL’AQUILA

124.  ANTONIO DE FEO

125.  SEBASTIANO TUTTE’

126.  ANTONIO ELEFANTE

127.  FERDINANDO AULITTO

128.  CARLO MONTELLA

129.  ANTONIO SPINELLI

130.  MARINO CICCONE

131.  SALVATORE DI NOTO

132.  MICHELE CRAPULA

133.  MICHELE VUOLO

134.  SALVATORE TERMINI

135.  CARMINE IZZO

136.  FORTUNATO MAESANO

137.  DIEGO ROSIMINI

138.  CARMELO BARRESI

139.  SALVATORE PARLA

140.  GIOVANNI CUSIMANO

141.  DOMENICO SEPIO

142.  VINCENZO GUELI

143.  COSIMO PANAIA

144.  CATELLO DERISO

145.  BRUNO DE MATTEIS

146.  RAFFAELE RENNA

147.  SALVATORE SANTAPAOLA

148.  EMANUELE ATTARDI

FINALMENTE, DOPO TRE MESI DALL'INVIO, SONO ARRIVATE ANCHE LE ADESIONI DEI DETENUTI DEL CARCERE DI CAVADONNA (SIRACUSA)

  1. DIEGO BOSCARINO
  2. EUGENIO CORSENTINI
  3. MAURIZIO SAMBASILE
  4. DARIO GALIOTO
  5. FRANCESCO FARANDA
  6. VINCENZO TOMMASELLI
  7. ALESSIO TAZZETTA
  8. ROSARIO MONTEGRANDE
  9. FRANCESCO MELIA
  10. SAMUELE LOCASTRO
  11. GIUSEPPE FINOCCHIO
  12. FRANCESCO PENNAT
  13. ANTONIO MASCALI
  14. MANDI HOXHA
  15. SALVATORE ACIERI
  16. MARCO SORTINO
  17. BRUNO GRILLO
  18. ANTONIO MINITOLO
  19. CARLO MILICI
  20. MASSIMILIANO IACONO
  21. GIUSEPPE INFUSO
  22. SALVATORE ALI
  23. NINO RUSSO
  24. SAMUELE CONSOLI
  25. FABIO RACCUGLIA
  26. GIUSEPPE LAMANNA
  27. CRISTIAN SPICUGLIA
  28. MARIO COMANDATORE
  29. ANTONINO CERSOAI
  30. ANTONINO ARCOLACI
  31. ANGELO TOSCANO
  32. ALFIO ....
  33. MICHELE CELSO
  34. ERSON ....
  35. ANDREA ....
  36. CARMELO IANNARCI
  37. GIUSEPPE FRASCA
  38. CARMINE DI NATALE
  39. LEONARDO MAGGIORE
  40. NIKY NONNARI
  41. ROBERTO BRECI
  42. CLAUDIO CARUSO
  43. ALFIO PAPOTTO
  44. GIANLUCA PAPOTTO
  45. EMANUELE STAGNITTA
  46. GIUSEPPE STAGNITTA
  47. EMANUELE CATALDO
  48. MILED RAHEM
  49. MAURIZIO GALLICEI
  50. MASSIMO TOROMOSCA
  51. MAURO MATTALIANO
  52. ANTONINO CASTELLI
  53. ANTONINO ARIGO'
  54. SALVATORE AMATO
  55. SEBASTIANO GUZZARDI
  56. GIOVANNI VIZZINI
  57. CORRADO FRANCESCO CIVELLO
  58. CONCETTO MAUCERI
  59. SALVATORE ROMANO
  60. FRANCESCO PAPPALARDO
  61. GIUSEPPE GRASSONELLI
  62. GIANLUCA GUESTALLA
  63. GIACOMO OREFICE
  64. SHASA ANTONY BOSCO
  65. SEBASTIANO BUSCEMI
  66. ROCCO VALENTE
  67. ARCANGELO ROBERTO LASPINA
  68. EMANUELE BONACCORSO
  69. ROCCO VALENTE
  70. MARCELLO DISCANNO
  71. ROSARIO D'ALESSANDRO
  72. ANTONINO PITTERA
  73. ORAZIO VINCIGUERRA
  74. OTTAVIO QUESTORINO
  75. LUIGI NICOLOSI
  76. PAOLO CINTURA
  77. NUNZIO ODDO
  78. MICHELANGELO SPAGNIOLO
  79. PIETRO VENTIMIGLIA
  80. GIOVANNI SACCO
  81. ROBERTO DE SIMONE
  82. ANTONIO INCARDELA
  83. GIUSEPPE MAZZITELLO
  84. LUCA DI NAPOLI
  85. ANTONINO CUNDARI
  86. VINCENZO ASSENZA
  87. ANGELO COLLURA
  88. MARIO MELINO
  89. ANTONIO CACCAMO
  90. HOUSSANE SABER
  91. ARMANDO LAURETTA
  92. SALVATORE MUSUMECI
  93. AGATINO TONZUSO
  94. DARIO SANTOSTEFANO
  95. LUIGI CAVARRA
  96. GIUSEPPE MAUCERI
  97. SEBASTIANO ROMANO
  98. GIOVANNI DI MAURO
  99. GAETANO GUARRERI
  100. ANTONINO CARCIONE
  101. COSTANTIN IOAN BOGAAN
  102. SEBASTIAN LUPU IONUT
  103. GHEORGHE BUZIAVIDIU
  104. FERDINANDO DEALUGRE
  105. JONATHAN TRIBASTONE
  106. NUNZIO PARISI
  107. RICCARDO RAVIDA'

Carcere di Siracusa

1.     sciuto stefano             ct  21/08/82

2.     catalano giovanni    ct  22/08/81

3.     di stefano carmelo   ct 23/04/70

4.     santonocito raimondo ct 18/10/73

5.     mazorgio nazareno   ta 26/08/76

6.     fileti stellario               ct 13/03/67

7.     fichera giuseppe           ct 26/02/66

8.     cianchino giuseppe      sr  07/08/82

9.     infanti tommaso          sr  05/05/82

10.                        messina francesco     sr 04/12/78

11.                        bonaccorsi salvatore ct 21/02/87

12.                        crisafulli carmelo      ct   20/11/81

13.                        marino alessio              ct  13/04/86

14.                        f. giuseppe                        paternò (ct) 09/07/89

15.                        miano domenico           paternò (ct) 28/03/84

16.                         giovanni a.                     banna (na) 01/07/68

17.                       tirendi antonino          enna  27/06/90

18.                       dato vincenzo                ct  06/01/76

19.                         tringale giuseppe        ct  30/03/70

20.                         lo faro cristian           ct  25/09/85

21.                       scrivano marco            bronte 01/02/87

22.                         lutri ugo                        scicli (rg) 11/12/60

23.                        di mauro antonino

24.                         alfino giovanni

25.                        carbonaro orazio

26.                        morsi monir

27.                        cosentino angelo

28.                        migliorino carmelo

29.                        privitera giovanni

30.                        guzzardi salvatore

31.                        nardo luigi

32.                         a.g- illeggibile

33.                        pante michele

34.                        pistonci francesco

35.                       bontempo scavo rosario

36.                        carbonaro angelo

37.                        ferro marcello

38.                        curva’ orazio luciano

39.                        firrisi emanuele

40.                        sigona raffaele

41.                        ercolano vincenzo

42.                        lo giudice carmelo

43.                        m. m. illeggibile

44.                        spinoccia antonio

45.                        ventura g.battista

46.                        scozzaro giovanni

47.                        giampa’ vincenzo

48.                       nunzio alfer

49.                        calabro’ alfio

50.                        granata sebastiano

51.                         di puppo michele

52.                       la rosa giuseppe

53.                       arena angelo

54.                       currao alfio

55.                       musumeci gaetano

56.                       bucolo rosario

57.                       vitale andrea

58.                       impellizzeri antonino

59.                       prezzavendo stefano

60.                       catalbiano giuseppe valentino

61.                       vinciguerra massimo

62.                       perrotta giuseppe

63.                       bonfiglio orazio

64.                       ponzio massimo

65.                       zappia diego

66.                       foca’ domenico

67.                       scaravilli omar

68.                       scuto orazio

69.                       carrozza guido

70.                       leonardi orazio

71.                       diamoli marcel

72.                       pavese vincenzo salvatore

73.                       amato alfio

74.                       botta antonino

75.                       neri aristide

76.                       serio giuseppe

77.                       nicotra antonio

78.                       renda francesco

79.                       losemio salvatore

80.                       galioto antonino

81.                       cristaldi saverio francesco

82.                       faro salvatore

83.                       camande’ stefano

84.                       graziano camillo

85.                       pudano francesco paolo

86.                       parisi gaspare

87.                       vinci francesco

88.                       casella domenico

89.                       stavolo ciro

90.                       marigliano vincenzo

91.                       musmano ignazio

92.                       russo samuele

93.                       d’agostino gaspare

94.                        nome illeggibile

95.                       nome illeggibile

 

DAL DALL'UCCIARDONE: 

 

1.       DE FEO CARMINE     UCCIARDONE

2.       CASTELLOCCIO MASSIMILIANO    UCCIARDONE

3.       ABELLO SERGIO   UCCIARDONE

4.       VASILE SEBASTIANO   UCCIARDONE

5.       LOPEZ MASSIMILIANO   UCCIARDONE

6.       IOVINO ROBERTO   UCCIARDONE

7.       GALLINA ANDREA    UCCIARDONE

8.       NOGBOU   UGMAN   UCCIARDONE

9.       OLARIU BEBE    UCCIARDONE

10.   LARSONNE SAID   UCCIARDONE

11.   BARSALONA ZALOGER    UCCIARDONE

12.   THORMINA NATALE   UCCIARDONE

13.   ORLANDO GIUSEPPE   UCCIARDONE

14.   ZAMARA GAETANO   UCCIARDONE

15.   CIRINCIONE MICHELE   UCCIARDONE

16.   CARUSO ANTONIO GIOVANNI   UCCIARDONE

17.   DONATO ORAZIO   UCCIARDONE

18.   LUNGARO GIOVANNI   UCCIARDONE

19.   BISICUESTRO LUCA   UCCIARDONE

20.   COVELLO MATTEO   UCCIARDONE

21.   CARRE ANTONIO   UCCIARDONE

22.   FARNESE ANTONINO   UCCIARDONE

23.   PANTANO EMMANUEL   UCCIARDONE

24.   ANGELLO GIUSEPPE   UCCIARDONE

25.   REINA GIUSEPPE   UCCIARDONE

26.   CALAFIORE SALVATORE   UCCIARDONE

27.   CANTARELLA GAETANO   UCCIARDONE

28.   INZERILLO MAURIZIO   UCCIARDONE

29.   MANGIONE SALVATORE   UCCIARDONE

30.   SAIOLE ANTONINO   UCCIARDONE

31.   TUTONE TOMMASO   UCCIARDONE

32.   SAMMARTINO MATTEO   UCCIARDONE

33.   MANTIA ALESSANDRO   UCCIARDONE

34.   ALOTTO NICOLA   UCCIARDONE

35.   DI GIOVANNI ANDREA   UCCIARDONE

36.   ARINI GIOVANNI   UCCIARDONE

37.   PALAZZOTTO ANTONIO   UCCIARDONE

38.   PALAZZOTTO SALVATORE   UCCIARDONE

39.   BOMBACI GIUSEPPE   UCCIARDONE

40.   MARRETTA MARINO   UCCIARDONE

41.   GIGANTE ALESSIO MARCO   UCCIARDONE

42.   LIPARI GIROLAMO   UCCIARDONE

43.   GIARDINO GIANNI  UCCIARDONE

44.   VENTURA FRANCESCO   UCCIARDONE

45.   LOMBARDO GIUSEPPE   UCCIARDONE

46.   STEMMA GIUSEPPE   UCCIARDONE

47.   LO RE SILVESTRI  UCCIARDONE

48.   BADAMI ALESSANDRO   UCCIARDONE

49.   FARNESE CARMELO    UCCIARDONE

50.   GIUFFRIDA GAETANO   UCCIARDONE

51.   PETRALIA GIUSEPPE   UCCIARDONE

52.   CAMPIONE DANIELE   UCCIARDONE

53.   RESTIVO MICHELLE   UCCIARDONE

54.   AVOLESE LUIGI    UCCIARDONE

55.   CARUSO PIETRO   UCCIARDONE

56.   FAIA SALVATORE   UCCIARDONE

 

LO PORTO MARCELLO    UCCIARDONE

DAL DAL CARCERE DI NOTO (SR)

1.       SCANDURRA SEBASTIANO      NOTO

2.       ZAGAME ROSARIO                    NOTO

3.       ZAGAME NICOLE                       NOTO

4.       DI GUARDO MATTEO                NOTO

5.       ROMANO GIUSEPPE                  NOTO

6.       SICALI ANGELO                           NOTO

7.       CASA BIANCA ALFIO                  NOTO

8.       PALERMO GIORDANO               NOTO

9.       LICCIARDELLO ANGELO             NOTO

10.   MERLO GINO                               NOTO

11.   SCANDURRA SIMONE                NOTO

12.   LO MONACO FRANCESCO        NOTO

13.   CAUDOLLO GIOVANNI              NOTO

14.   MONTEFORTE GAETANO         NOTO

15.   SPATARO GIOVANNI                 NOTO

16.   MAURICI GIACOMO                  NOTO

17.   LITRICO LUCA                             NOTO

18.   PITARA FRANCESCO                  NOTO

19.   BARONE GIOVANNI                   NOTO

20.   BARONE DANIELE          NOTO

21.   LO PRESTI ANTONINO NOTO

22.   GENTONZE SALVATORE NOTO

23.   BELFIORE GIANLUCANOTO

24.   NICOTRA GIUSEPPENOTO

25.   VITALE SEBASTIANONOTO

26.   MANGANO ALESSANDRO NOTO

27.   GERMANO FILIPPO               NOTO

28.   CASTIGLIA GIOVANNI            NOTO

29.   BALIA MUHAMED                   NOTO

30.   ELSAYED AHMED                      NOTO

31.   GURGONE ROSARIO               NOTO

32.   DAVIDE LORI                            NOTO

33.   IBRIYAMOV IBRYAM                 NOTO

34.   SAZIRN HASAN                           NOTO

35.   RUSTICO ORAZIO                      NOTO

36.   FRANCO SALVATORE               NOTO

37.   CRISTINA GIANCARLO             NOTO

38.   MICORO CARMELO                 NOTO

39.   PACE GIUSEPPE                       NOTO

40.   DI STEFANO LUCIANO           NOTO

41.   SANTORO LORENZO              NOTO

42.   SPARACINO FABIO                 NOTO

43.   PUGLISI VINCENZO               NOTO

44.   AZZARO GIUSEPPE               NOTO

45.   SCIUTO MARCO GIUSEPPE         NOTO

 

 

 

 

 

 

 

DA 

 

 

 

 

 

 

 

 

SUL DIRITTO DI MANIFESTARE

A distanza di tredici giorni dall’ inizio nel carcere di Catanzaro la “battitura” dalle 16.00 alle 16.15 continua. Anche se ieri, domenica, i compagni di una sezione si erano fermati, perché, a quanto è dato di sapere, sabato un Ispettore della Polizia penitenziaria che si era fatto il giro in tutti i piani del penitenziario, aveva riferito loro che erano state effettuate le comunicazioni della manifestazione a tutte le autorità che avevamo chiesto di essere informate (Direzione, Ufficio di Sorveglianza, Ministro della Giustizia e Presidente del DAP). Pertanto, secondo lo stesso, non aveva senso continuare, anche perché adesso erano stati segnalati i loro nomi e la questione poteva prendere una “piega diversa”. Probabilmente c’ è un equivoco, poiché a noi non ha espresso tali parole, anche perché si tratta di un ispettore “fresco di corso” che non può sapere della legittimità di manifestare pacificamente. Sta di fatto che i compagni si sono preoccupati che potessero essere sanzionati disciplinarmente….

Anticipiamo che oggi, lunedì, i suddetti compagni di detta sezione hanno ricominciato a manifestare con la “battitura”. Pare che pian piano si siano fatti coraggio, pensando che tutto sommato stanno sostenendo richieste che vanno nello stesso senso delle riforme proposte dal Governo, come stanno facendo gli studiosi del settore, giudici, operatori penitenziari che si sono riuniti negli Stati Generali dell’ Esecuzione Penale convocati proprio dal Ministro della Giustizia. Certo noi non chiediamo nuove leggi ma solo il rispetto dei principi di diritto già esistenti. L’art. 4-bis OP è incostituzionale. Punto. L’ ergastolo ostativo giurisprudenziale non può essere applicato retroattivamente dalla data del 2008. Altro punto. E’ dimostrato nella tesi di laurea, non con argomenti ideologici, politici ma oggettivamente. Non c’ è bisogno di nuove leggi ma la loro interpretazione secondo Costituzione. La manifestazione serve per non unirci al “coro dei silenzi” che mortificano la Costituzione. Forse è tempo che i Custodi della Carta Fondamentale non siano solo i Giudici delle Leggi, ma tutti i Cittadini e in particolare quelli Detenuti. Sanzionati per manifestare pacificamente? Per esercitare un diritto costituzionalmente “riconosciuto”? Non concesso, ma riconosciuto, che sta a significare che preesiste allo steso Sato e alla Costituzione. E’ una bella domanda. Come quella sull’ essere Cittadini o sudditi. Sudditi, naturalmente, qui la risposta è facile. Specie in carcere dove i diritti sono silenziati da astratti ed a volte assurdi, paradossali, “motivi di sicurezza”. Non così scontata, invece è la risposta se in carcere sopravvive il diritto di “manifestare pacificamente”. Ma come ci possono essere “sudditi” con dei diritti? Si, la risposta è affermativa. Perché i diritti grazie alla Costituzione esistono a prescindere dalla consapevolezza di chi dovrebbe esercitarli. In carcere si fanno tanti corsi di formazione, ma quasi mai quelli che “informano” ai/sui diritti civili e costituzionali dei detenuti. Meglio, in alcuni rarissimi casi, si sono anche tenuti. Come qui a Catanzaro. Ma non affrontammo il tema del diritto di manifestare, protestare in carcere. Se si tratta di un diritto che sopravvive anche in seguito ad una condanna penale, se resta inviolabile anche per i condannati, internati e imputati. Tenteremo di dare una risposta in questa circostanza, considerato che si tratta di un argomento che interessa tutte le persone private della libertà. Che hanno paura di rivendicare i propri diritti, in modo pacifico s’ intende. Poiché la questione non si pone solo a Catanzaro. Non si pone solo tra i compagni del nostro piano, ma anche tra tanti ergastolani allocati in altri piani. E in altre carceri. Nell’ ambito della mobilitazione dello “sciopero collettivo contro l’ ergastolo ostativo” diverse associazioni per i diritti dei detenuti hanno denunciato impedimenti alla raccolta firme tra i detenuti (perciò consigliano di farlo tra familiari e amici); la paura dei tanti altri di aderire alla mobilitazione per non incorrere in sanzioni disciplinari.  Da un carcere, un compagno ha scritto: “ molti compagni detenuti hanno paura anche della loro stessa ombra”.  Ma alla fine sono riusciti ad accordarsi a rifiutare l “vitto del carrello” e destinare tali alimenti alla caritas. Encomiabile l’ idea. Al momento pare stiano manifestando anche Bolzano e Opera. Le firme raccolte sono 35 mila (solo quelle passate dall’ ass. Yaraiha onlus, via Salita Motta, 9- 87100 Cosenza), con l’ adesione di: Unione camere penali, Sindacati di base, Rifondazione comunista, 99 Posse ecc.

Avere paura per criminali incalliti (almeno sulla carta), non è una novità.  Non hanno torto. Infatti, se è una paura infondata in termini di diritto, nella realtà non sempre il diritto riesce ad imporsi e garantirti dalle strumentalizzazioni. E’ facile cadere in provocazioni, oppure essere vittime dell’ “alterazione dei fatti e motivi” alla base della “protesta” che poi “giustificano” i rapporti disciplinari. Per questi motivi è assolutamente necessario preavvisare le autorità per iscritto sui tempi, forme e motivi della protesta o manifestazione. L’ assenza di consapevolezza dei propri diritti da parte dei reclusi, molte volte è stata surrogata dall’ intervento del magistrato di sorveglianza del luogo, ai quali bisogna rivolgersi sempre.  In questo modo i giudici conquistano importanti spazi di legalità anche tra chi è abituato a violarla. Perché mostrano un “volto” della legge che tutela e non quello che reprime e opprime, che è abituato a vedere chi transita per le patrie galere. Magari questa può essere l’ occasione per tentare di dare una risposta che potrà renderci tutti un po’ più consapevoli dei nostri diritti e doveri. Il diritto di manifestare liberamente risiede nella libertà di esprimere il proprio pensiero nel quale, per Emmanuel Kant, risiede il fondamento per l’ emancipazione dell’ uomo, per uscire da quello “stato di minorità” a cui avevano relegato l’ uomo secoli di oscurantismo, favorendo quella società guidata dall’ alto. La libertà di esprimere il proprio pensiero, è riconosciuta universalmente e si trova posizionata a livello internazionale  nell’ art. 18 della Dichiarazione universale dei diritti dell’ uomo del 1948 e nell’ art. 9 della Convezione per la salvaguardia dei diritti dell’ uomo e delle libertà fondamentali ( sottoscritta a Roma il 4 novembre 1950), mentre a livello nazionale la sua più importante espressione si trova all’ art. 21 della Costituzione per il quale “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, che nella sua lettura combinata con l’ art. 2 Cost. (formazioni sociali) e art. 18 Cost. (diritto di riunione) ne permette l’ esercizio anche collettivo-visivo. La manifestazione, infatti, è l’ espressione di un’opinione apertamente condivisa da un gruppo di persone che riunendosi la dimostrano visivamente ( o sonoramente). Essa può essere sia pro che contro determinate politiche economiche o sociali, ed è un efficace mezzo per la promozione di determinati scopi e di partecipazioni dei cittadini all’ organizzazione sociale del Paese. Le manifestazioni possono essere di diversi tipi come: radunarsi per ascoltare un discorso; partecipare ad una marcia, una parata, un corteo che parte da un luogo per arrivare ad un altro; oppure manifestare rumorosamente, come il “cacerolazo” che nel linguaggio ispanico indica una forma di protesta o dissenso che si esprime producendo (con pentole o altro) in spazi pubblici o privati ( finestre, balconi, giardini) senza necessità di assembramenti o cortei, e pertanto non necessita di alcuna comunicazione, meglio “ Preavviso di pubblica manifestazione” alle autorità di pubblica sicurezza, come invece, richiedono, una marcia, un corteo in Italia-.

Il cacerolazo (come la “battitura” fatta in carcere), è una forma di manifestazione molto praticata in Sud America ( note quelle di Capodanno 2004 a Buonos  Aires; degli studenti cileni del 2011 o quella contro Nicolas Maduro a  Caracas nel 2013). Per le sue caratteristiche, disponibilità degli strumenti e di partecipazione, questa forma di protesta si presta ad avere un’ adesione numerosa, anche perché non richiede uno spostamento fisico ( può avvenire dal balcone di casa) ed in tal caso può superare anche eventuali divieti delle Autorità pubbliche ad assembramenti, marce, cortei. Si è scritto del Preavviso di pubblica manifestazione alle Autorità di pubblica sicurezza, esso è un atto previsto per manifestare pubblicamente in Italia dall’ art. 18 del T. U. L. P. S. n. 773/1931, che richiede sia indirizzato alla Questura o Prefettura del luogo dove si vuole svolgere la manifestazione con data, luogo, forma e motivi della manifestazione; alle stesse autorità è poi prevista la Notifica di volantinaggio ai sensi della L. 374/1939 (nel caso di volantinaggio); e la Richiesta di concessione di occupazione di suolo pubblico indirizzata al Comune o Municipalità interessate.  Il Questore ha facoltà di imporre delle prescrizioni ma giustificate e motivate per motivi di ordine pubblico. Il mancato rispetto di tali prescrizioni non ha rilevanza penale, è infatti prevista solo una sanzione amministrativa di 516,00 euro. Non è previsto un reato specifico per i comportamenti tenuti durante la manifestazione, eccetto per il divieto di travisare il viso, impedendo l’ identificazione. Allo stesso modo sono vietati l’ uso o possesso di armi, il danneggiamento di beni privati o pubblici o altri atti di violenza, punibili penalmente. La manifestazione deve avere scopi ritenuti legittimi dall’ ordinamento. Questo è il perimetro entro il quale può manifestare liberamente il cittadino. Tanto in premessa bisognerà ora accertare se il cittadino condannato o detenuto o internato continua ad avere tale diritto in prigione ovvero ne sia privato in seguito alla perdita della libertà personale. A tal proposito la Corte costituzionale (ex multis, nn. 266/2009, 26/1999), ha affermato che la persona detenuta resta titolare di diritti incomprimibili. L’ idea che la restrizione della libertà personale possa comportante il disconoscimento delle posizioni soggettive attraverso un generalizzato assoggettamento all’ organizzazione penitenziaria è estranea al nostro ordinamento costituzionale, il quale si basa sul primato della persona e dei suoi diritti. Da tanto ne discende che il cittadino condannato, imputato o internato conserva gli stessi diritti del cittadino non soggetto a restrizioni della libertà personale, riguardo a tutti quei diritti e facoltà non incise dalla condanna o dal provvedimento limitativo della libertà personale. In forza del principio di libertà negativa ( è permesso fare tutto quello che non è espressamente vietato) e di libertà positiva ( lo stato deve garantire l’ esercizio dei diritti) il cittadino italiano ( e l’ uomo in quanto tale) , gode di un regime di libertà che preesiste allo Stato che “ si limita a riconoscere e garantire” come diritti inviolabili dell’ uomo (2 Cost.). tali libertà possono essere limitate solo nel rispetto della doppia riserva di legge e giurisdizione, nei soli casi previsti dalla legge e con atto motivato all’ autorità giudiziaria competente. Non può esservi un divieto generalizzato a “manifestare”. E infatti non esiste.

L’ ordinamento penitenziario nei Principi Direttivi, all’ art.1 comma terzo conferma il principio di libertà negativa, stabilendo: “non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette ( ordine e disciplina) o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari”. Tradotto, nel nostro esame, non possono essere posti divieti o impedimenti ad una manifestazione pacifica dichiarata che si svolge ordinatamente, per scopi legittimi. Sotto il profilo disciplinare poi, l’ ordinamento penitenziario vieta e sanziona, solo quelle condotte tipizzate dal Legislatore( artt. 38.1 OP e 77 Reg.Est). Poiché all’ articolo 38.1 OP è stabilito: “ I detenuti e gli internati non possono essere puniti per un fatto che non sia espressamente previsto come infrazione del regolamento”. E tra le infrazioni ex art. 77 DPR 230/2000 le uniche fattispecie che in qualche modo possono rilevare alla presente analisi, sono quelle previste al primo comma ai numeri “ 18) partecipazione a disordini o sommosse” e  “19) promozione di disordini o sommosse”, previste dal Legislatore per fronteggiare i casi di rivolte che animarono le carceri negli anni 70. E delle quali se ne conserva solo un lontano ricordo. Fattispecie queste ultime nelle quali non possono farsi sussumere i casi di manifestazioni o proteste pacifiche senza danni a persone, beni mobili, immobili privati o pubblici. Pertanto possiamo concludere (salvo l’ imponderabile) che il diritto di manifestare pacificamente, in forma individuale o collettiva, è riconosciuto anche al cittadino privato della libertà personale (condannato, imputato o internato). Secondo il tipo di manifestazione è poi necessario anche al detenuto di Preavvisare della manifestazione/protesta le autorità penitenziarie, in forma scritta con l’ indicazione delle ,modalità, tempi, forme e motivi. In specie se si trattasse di “occupare” un determinato luogo (es. fermata ai passeggi), ovvero in caso di “sciopero dei lavoranti” per non creare disservizi. Ed in caso attenersi alle prescrizioni stabilite dall’ Autorità penitenziaria. Allo stesso modo nel caso della “battitura” ovvero il “rifiuto del cibo del carrello dell’ Amministrazione” o “sciopero della fame” o “raccolte firme”, è opportuno preavvisare le Autorità penitenziarie, anche per avere quella collaborazione dalle Stesse ( principio di libertà positiva) e visibilità che con le manifestazioni si tende a ottenere per lamentare disuguaglianze, lesioni dei diritti o per sostenere determinate iniziative private, parlamentari o governative. La partecipazione attiva dei detenuti alle iniziative che contribuiscono all’ ampliamento delle libertà, dei diritti civili, è un merito. E’ un segno di adesione ai valori ordinamentali dello Stato, che rappresenta essa stessa un’ evoluzione comportamentale, una maturazione psico-etico-sociale del condannato, a cui le Istituzioni Penitenziarie, giudiziarie e la stessa Società civile teleologicamente e coralmente sono volte con l’ azione rieducativa- trattamentale.

Catanzaro, giugno 2016

                                                                  (Claudio Conte)

 

Profili costituzionali dell'ergastolo ostativi e benefici penitenziari

Con la tesi "Profili costituzionali in tema di ergastolo ostativo e benefici penitenziari" si ė laureato all'interno del carcere di Siano Claudio Conte. Una soddisfazione, sicuramente, ma a meta' visto che non ha potuto godere appieno questo traguardo per via dell'eccessiva burocratizzazione del sistema carcerario e di una magistratura che applica rigidamente le norme mortificando l'impegno di Claudio e la Costituzione stessa.

Nella tesi vengono affrontati lucidamente i meccanismi perversi insiti in una pena che rischia di diventare realmente perpetua condannando un uomo alla morte bianca. Tesi che pubblicheremo su richiesta del dott. Claudio Conte e di cui consigliamo la lettura a tutti gli uomini di legge o presunta tale.

Associazione Yairaiha Onlus 

 

PROFILI COSTITUZIONALI IN TEMA DI ERGASTOLO OSTATIVO E BENEFICI PENITENZIARI

Sono passati 10 anni da che, l’ oggi dottore Claudio Conte, ci consegnò “sull’ illegittimità delle pene perpetue ” nel carcere di Palmi. Un opuscolo di 14 pagine  che possiamo definire l’ embrione  della tesi che ha studiato sulla propria pelle e su quella dei suoi compagni prima che sulla miriade di testi e sentenze consultate. “Profili costituzionali in tema di ergastolo ostativo e benefici penitenziari” è molto di più di una tesi di laurea. Accanto al valore scientifico e giurisprudenziale mette quello dell’  uomo  consapevole dei propri errori che smaschera le contraddizioni di uno  Stato parimenti criminale.
Perché con l’ ergastolo ostativo sei colpevole per sempre. Non basterebbero le sette vite dei gatti per arrivare vivo al 31/12/9999 ossia la data con cui i sistemi informatici hanno sostituito il MAI sul certificato di detenzione . MAI, PER SEMPRE.
Mai, un avverbio che nega l’ art. 27 della Cost. e il futuro delle persone per sempre annullando, di conseguenza, anche la pretesa funzione rieducativa del carcere.

Associazione yairaiha onlus

 

 

MASSAMA: RIPARTE LA LOTTA

Dopo le rassicurazioni che erano state date ai detenuti del carcere di Massama (Oristano) nelle settimane scorse, oggi hanno ripreso la mobilitazione attraverso la battitura delle sbarre per contestare l'immobilismo dell'amministrazione penitenziaria a fronte delle legittime richieste avanzate. Sovraffollamento, ritardi nella consegna e spedizione della posta, limitazioni dei colloqui con i familiari e tanto altro ancora. 

Da oggi hanno ripreso la battitura e non escludono altre forme di protesta come lo sciopero del vitto, del lavoro e tutto quanto è loro consentito per far sentire la propria voce.

Quello che i detenuti chiedono è di poter scontare la propria pena con dignità e con una possibilità reale di recupero e reinserimento ma se alla privazione della libertà viene aggiunta la privazione dei diritti fondamentali qualsiasi sforzo riparativo diventa inutile, vanificando non solo il dettato costituzionale dell'art. 27 ma anche la possibilità di recupero reale. Idealmente ci uniamo alla protesta dei detenuti di Massama affinchè chi di competenza ponga fine a questo stato di cose.

Associazione Yairaiha Onlus 

 

IL GARANTE NAZIONALE INCONTRA L'ASSOCIAZIONE YAIRAIHA ONLUS

Un incontro molto proficuo quello avuto con la delegazione dell’Ufficio del Garante Nazionale delle persone private della libertà -composta dal Prof. Mauro Palma, Emilia Rossi e Daniela de Robert- che ha voluto incontrare l’associazione per i diritti dei detenuti Yairaiha Onlus e i familiari di Michele Rotella, deceduto lo scorso 26 febbraio mentre si trovava ristretto presso il carcere di Siano a seguito di una infezione da Clostridium Difficilis sottovalutata dal personale sanitario del carcere.
Tra gli elementi emersi dalla narrazione dei familiari due hanno colpito in particolare l’attenzione dei Garanti: l’intervento tardivo nel predisporre il ricovero in ospedale e la procedura di comunicazione del ricovero ai familiari da parte dell’amministrazione penitenziaria, avvenuta a distanza di due giorni dallo stesso e quando ormai stava per morire. Queste stesse modalità vengono confermate anche dalla storia del sig. Verde che a distanza di un mese circa viene portato in ospedale dopo sette mesi di sofferenze e dove gli verrà diagnosticato un tumore con diverse metastasi in fase, ormai, terminale.

Abbiamo poi segnalato una serie di questioni di carattere generale, opportunamente documentate e testimoniate, sulle carenze e discriminazioni che investono i detenuti che si trovano a scontare la pena a Catanzaro che vanno dal diritto (spesso negato) alla salute all’eccesso di discrezionalità della magistratura di sorveglianza che rigetta puntualmente la prevalenza delle richieste, anche quelle di necessità gravi finanche a persone che sono quasi a scadenza pena. E’ stato il caso di Antonio che a sei mesi dalla libertà si è visto rigettare la richiesta di permesso per poter partecipare al funerale del padre, o di Massimo che non ha potuto dare l’ultimo saluto alla madre morente o di Claudio a cui è stata rigettata la richiesta di discutere la tesi di laurea dopo 27 anni di carcere e tanti altri casi ancora, raccolti in un dossier che verrà presentato al Garante nazionale con l’obiettivo di superare un elemento di fortissima discriminazione rispetto alle persone che hanno la “fortuna” di scontare la pena in altre città d’Italia.

Permessi che la sentenza 15.953 della Corte di Cassazione stabilisce si debbano concedere anche ai detenuti sottoposti al regime di carcere duro <<anche i detenuti sottoposti a regime di 41 bis hanno diritto unirsi al dolore familiare, in caso di lutti, risolvendosi la sua espressa volontà di pregare sulla tomba di un congiunto, giacchè fatto idoneo a umanizzare la pena in espiazione e a contribuire alla sua funzione rieducativa>>.

Cogliamo l’occasione per ringraziare pubblicamente i Garanti nazionali che a pochissimo tempo dall’insediamento hanno iniziato il loro difficile lavoro, proprio in Calabria accogliendo anche le nostre segnalazioni e richieste, sperando che si riesca ad intervenire concretamente affinché scontare la pena in Calabria non debba rappresentare una pena accessoria ulteriore.

Associazione Yairaiha Onlus

 

Detenuto del carcere di Siano si deve laureare e il Magistrato di Sorveglianza rigetta richiesta

Da alcuni giorni Claudio C. detenuto presso il carcere di Siano è entrato in sciopero della fame per far valere le proprie ragioni contro il rigetto del magistrato di sorveglianza della richiesta formulata dallo stesso per poter discutere la tesi di laurea in giurisprudenza presso l'Università Magna Grecia il prossimo 21 aprile.

Ora ci chiediamo come è possibile che un uomo che sta scontando la propria pena per reati commessi quasi trent'anni fa cercando di far proprio il dettato costituzionale del carattere rieducativo del carcere con un percorso riabilitativo confermato ed elogiato da tutto il personale penitenziario, dal Vescovo (che dovrebbe presenziare alla seduta di laurea) e dallo stesso Tribunale di Sorveglianza di Catanzaro in altra ordinanza, debba vedersi rigettata la richiesta di poter discutere la propria tesi laurea che, se si considerano le scarse opportunità di attività effettivamente risocializzanti e rieducative inframurarie, rappresenta sicuramente uno dei traguardi più alti che un detenuto può raggiungere durante la propria carcerazione sotto il profilo rieducativo.

Tanto più che il rigetto dell'istanza non si basa su relazioni negative degli organi di polizia  o dell'area educativa ma viene formulato da quella magistratura di sorveglianza che da mandato dovrebbe “vigilare sull’esecuzione della pena nel rispetto dei diritti dei detenuti esaminando periodicamente il protrarsi della pretesa punitiva (sentenza n. 204/74 della Corte Costituzionale) dove si riconosce l'attività della magistratura di sorveglianza ponendo il principio basilare secondo cui la magistratura di sorveglianza non compie altro che il riesame del protrarsi della pretesa punitiva. In questa sentenza troviamo l'affermazione di un principio, costruito come diritto soggettivo del condannato a vedere riesaminare, durante la esecuzione della pena, nei tempi e modi stabiliti dalla legge ordinaria, se la parte di pena espiata abbia già assolto positivamente o meno al suo fine rieducativo. Nella sentenza costituzionale si costruisce, in modo esplicito, il rapporto esecutivo penale come quello in cui lo stato afferma la sua pretesa punitiva e il condannato ha però il diritto soggettivo che si è descritto, nato, come la sentenza chiarisce, dall'obbligo tassativo, per il legislatore, di tenere non solo presenti "le finalità rieducative della pena ma, soprattutto, di predisporre tutti i mezzi idonei a realizzarle e le forme atte a garantirle".

 

Sebbene il Magistrato di Sorveglianza disponga di ampia discrezionalità, come ha più volte sottolineato Alessandro Margara, ex Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze e tra i maggiori esperti della realtà penitenziaria italiana,  <<le decisioni non possono basarsi solo su dati aritmetici come pena inflitta, pena espiata e altri dati rigidi perchè verrebbe meno il fine stesso della sua attività che è quello di seguire i percorsi individuali e dare risposte agli stessi>>. E ancora <<Le ragioni sostanziali che si affiancano a quelle di legittimità costituzionale si trovano nelle maggiori garanzie di difesa degli interessati e di oggettività e indipendenza che l'intervento giudiziario assicura. E' vero che anche il magistrato di sorveglianza è "coinvolto" nella gestione delle esecuzioni penali che esamina e decide, ma questo "coinvolgimento" deve essere sempre visto come gestione dei mezzi per il raggiungimento del fine riabilitativo della pena, cioè un coinvolgimento strettamente necessario alla funzione. Inoltre le caratteristiche di giudiziarietà e di giurisdizionalità della sua attività garantiscono un tasso di oggettività maggiore di quello che può essere proprio degli organismi penitenziari.

Tra il giudizio in sede di cognizione e quello in sede di esecuzione della pena sussiste una differenza significativa, rappresentata dall'oggetto, che è, nella cognizione, un fatto e il rapporto con quel fatto di una persona e in caso affermativo l' inflizione di una pena, mentre, nella esecuzione, l'oggetto è la situazione di quella persona, prima e dopo i fatti per i quali è stata condannata, e la evoluzione del suo percorso penitenziario ed esistenziale. Margara connota la valutazione compiuta dal magistrato di sorveglianza nell'ambito della soggettività perché devia da una verifica oggettiva dei fatti, concentrandosi sulla persona e sul suo percorso.>>

Nel processo di sorveglianza la componente  principale è rappresentata dal risultato del lavoro degli operatori penitenziari e dalle informazioni rese da organi esterni al carcere, come organi di polizia e servizi, pubblici o privati, del territorio.

Sull'esercizio della discrezionalità di ciascun magistrato di sorveglianza esplicano efficacia anche le "idee" e i "sentimenti". Per evitare il rischio di un condizionamento ideologico è importante, come sottolinea Alessandro Margara, rimanere fedeli alle "idee della legge".

L'esecuzione della pena deve essere, secondo il precetto costituzionale dell'art. 27, lo strumento della risocializzazione di tali persone dopo il reato e la condanna. Essa deve, quindi, servire ai condannati per esprimersi come persone libere e riassorbire le diversità rispetto agli altri, diversità che in tanti momenti hanno caratterizzato la loro vita. Solo ciò, secondo questa seconda posizione, può dare eguaglianza.

I criteri fissati dalla legge per regolare la discrezionalità devono essere integrati con qualcosa di ulteriore, cioè "dati e valori". Questi "dati e valori" si desumono attraverso l'osservazione e il trattamento penitenziario e la risposta allo stesso dell'interessato. Si preoccupa del percorso riabilitativo del soggetto seguendone l'evoluzione e dando le risposte a tale evoluzione. Quindi gli elementi di merito su cui basare l'accoglimento o il respingimento di una istanza si devono basare prevalentemente sugli elementi che emergono dalle relazioni penitenziarie, dalle valutazioni psicologiche, dalla relazione che il magistrato stabilisce con il detenuto seguendone il percorso riabilitativo.

Abbiamo richiamato alcuni dei principi fondanti della magistratura di sorveglianza perchè non riusciamo a capire la motivazione posta a base del rigetto. Tecnicamente non la discutiamo ma senz'altro il provvedimento richiamato non tiene conto del percorso di Claudio che è esemplare in quanto, dopo ben 27 anni di carcere, raggiungere un obiettivo importante (che ha presupposto anni e anni di studi e sacrifici, specialmente se si considerano le condizioni di per se limitanti e mortificanti di un percorso accademico condotto in carcere) quale la laurea, essere mortificato da un rigetto dell'organo che dovrebbe favorire e valutare positivamente tali percorsi va a vanificare non solo gli sforzi personali ma anche e soprattutto il dettato costituzionale dell'ormai quasi dimenticato art. 27 che stabilisce il recupero del condannato e un trattamento non contrario al senso di umanità. Questo rigetto porta Claudio il detenuto/laureando, ad iniziare uno sciopero della fame totale per denunciare l'insensibilità e per chiedere anche all'opinione pubblica che senso ha avuto seguire i percorsi “rieducativi” in carcere per 27 anni se poi non si ha la possibilità di vedere concretizzati i propri sforzi? Tra le motivazioni del rigetto leggiamo che “tale evento (la laurea) non investe direttamente i familiari del detenuto, ma è un fatto che riguarda esclusivamente la vita del detenuto medesimo” rinnegando anche un'altra delle funzioni della magistratura di sorveglianza che è quella di favorire la risocializzazione e il mantenimento delle relazioni con i propri affetti.

Riteniamo tale rigetto un grave pregiudizio nei confronti di Claudio che in altri luoghi non si sarebbe verificato perché esiste tutta una letteratura in merito alla concessione di permessi di necessità anche agli ergastolani c.d. “ostativi” per non pregiudicare completamente la possibilità dei percorsi trattamentali. Questo rigetto conferma che la dignità della persona e l'umanizzazione della pena non dipendono dalle leggi o dal percorso di ravvedimento del reo, ma dal luogo e dal tempo in cui il detenuto si trova ad espiare la condanna.

                                                 

Associazione Yairaiha Onlus

 

 

 

LETTERA DALL'INFERNO DEL CARCERE DI MASSAMA

Dopo decine di richieste rimaste inascoltate da parte dell'amministrazione penitenziaria i detenuti del carcere di Massama, da giorni in agitazione, scrivono una lettera aperta agli organi competenti per avere riconosciuti i propri diritti.

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I detenuti sottoscrittori del presente documento, ristretti nelle sezioni AS1-AS3 del carcere di Massama-Oristano, a seguito delle richieste avanzate al Direttore negli ultimi sei mesi, ricche di buone aspettative e propositi al fine di migliorare la vivibilità interna di detenzione, purtroppo ancora oggi non si hanno avuto risposte, ma addirittura si è registrato via via un peggioramento della situazione.
A causa dell’assenza permanente del Direttore e della mancanza di autorevolezza decisionale e concreta del Commissario e Vicecommissario, tutte queste circostanze che si sono venute a creare aggravano la vivibilità interna della sezione detentiva, così da costringerci a ricorrere in questa protesta pacifica iniziale, consistente nello sciopero del vitto dell’amministrazione iniziata il 5 marzo e che continuerà con questo tenore per tutto il mese corrente nell’attesa di avere risposte su ciò che abbiamo fatto presente alla Direzione.
Con l’entrata del nuovo mese di aprile la protesta sarà integrata con lo sciopero, astenendoci dall’acquisto spesa del sopravvitto e con la sospensione delle attività lavorative prestate dai detenuti.
Si procederà anche alla battitura delle inferriate per tre volte al giorno, riservandoci ulteriori iniziative di protesta qualora non ci giungessero ai problemi che di seguito esponiamo:

Blocco del flusso dei detenuti in arrivo:
La capienza totale del carcere di Massama è di 246 posti letto. Ogni sezione è composta di 21 celle detentive di cui una è adibita per detenuto disabile ed un’altra è stata convertita in saletta hobby. Ogni cella detentiva può ospitare al massimo due persone detenute secondo i parametri progettuali e rispondenti alle normative della CEDU. La Direzione in modo fraudolento ed illecito ha posto una terza branda per ospitarvi il terzo detenuto.

Continuità di trattamento:
Viene escluso il trattamento delle carceri di provenienza perché il Direttore ha una visione restrittiva e punitiva ancorata ad una mentalità ottocentesca, quando ancora non esisteva l’art.27 della Costituzione. Inoltre si verifica che quando si riunisce il G.O.T. il Direttore (senza conoscere e mai visto il detenuto) ed il Commissario, a prescindere dall’equipe trattamentale, esprimono sempre parere negativo.

Colloqui familiari:
gli orari dei colloqui visivi con i familiari sono regolamentati in alcuni giorni dalle ore 8.15 alle ore 13.15 e in altri dalle ore 13.15 alle ore 17.15. In questo modo viene impedito di poter consumare sei ore di colloquio visivo con i familiari in un’unica soluzione e nella stessa giornata.
Per garantire la fruizione delle sei ore di colloquio continuato, sarebbe opportuno integrare in alcuni giorni della settimana l’orario dalle ore 8.00 alle ore 16.00 senza interruzione. Questo perché il 90% dei detenuti ivi ristretti provengono dalle regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, oltre ad un’esigua percentuale di stranieri. E’ da tenere presente che la frequenza dei colloqui visivi hanno cadenza molto dilatata nel tempo, ogni tre mesi i più fortunati. I familiari per organizzare il viaggio del colloquio devono sostenere un esborso economico non indifferente, ecco perché è opportuno offrire la possibilità di consumare le sei ore di colloquio visivo con i familiari nella stessa giornata, evitando il pernottamento per il giorno seguente, con ulteriore aggravio di spesa economica a carico dei familiari.
Un altro aspetto che riguarda il colloquio visivo con i familiari è attinente l’ingresso della quarta persona-familiare. Cioè, nel caso in cui si presentano quattro familiari all’ingresso, possono entrare soltanto tre e non è permesso lo scambio durante il colloquio facendo entrare il quarto familiare.

Telefonate familiari.
Anche in questo caso si registra una regressione trattamentale, in quanto chi proviene da altri istituti ed usufruiva di una telefonata settimanale, qui si è ritrovato con quattro mensili e chi ne aveva quattro mensili si è ritrovato con due mensili. Per recuperare la quinta telefonata mensile e chi le due telefonate mensili si è obbligati ad inoltrare apposita richiesta con modalità straordinaria alla discrezionalità del Direttore, che a volte concede ed altre no, anche in questo caso si subisce una regressione del diritto acquisito.

Stampante e computer.
I detenuti autorizzati all’uso e alla detenzione del pc in cella, qualora hanno necessità di stampare i file e le ricerche prodotte nei loro pc devono rivolgersi ad un ispettore della Polizia Penitenziaria preposto alle operazioni di stampa, il quale non è sempre disponibile, a causa dell’eccessivo carico di lavoro, in tempi accettabili.
Teniamo conto che a volte per una stampa trascorre anche una settimana, nelle migliori delle ipotesi, al fine di evitare questo disservizio che provoca inevitabilmente nervosismo e ritardo nei lavori che prepara e produce il detenuto, si è proposto più volte alla Direzione e all’Ufficio Comando di sistemare in un apposito locale della sezione detentiva una stampante messa a disposizione dall’Amministrazione Penitenziaria o in alternativa di autorizzare l’uso della stampante personale di cui il detenuto è già in possesso e depositata in magazzino. Per di più vi è un altro particolare che incide pesantemente sulle spese economiche del detenuto ossia: ogni foglio stampato dall’Amministrazione ci costa 0, 26 centesimi, quindi mille fogli costano 260,00 euro, mentre con la stampante personale la stampa di mille fogli verrebbe a costare circa 60.00, è evidente il risparmio non trascurabile a favore del detenuto oltre all’abbattimento dei tempi di attesa per la stampa documentale.
Viene anche impedita la facoltà del detenuto di effettuare fotocopie di documenti, ordinanze e sentenze di carattere generale e nazionale, utili come giurisprudenza e a sostegno della propria difesa. Addirittura subiamo un’indebita forma di censura illegale da parte della Direzione violando il diritto alla difesa perché sono documenti e atti in libera circolazione e quindi di dominio pubblico.

Comunicazione domandine.
Quando inoltriamo richieste attraverso il mod. 393 Amm. Pen. (la classica domandina) o istanze rivolte alla Direzione, non riceviamo nessuna comunicazione sia nel senso positivo che in quello negativo.
Nel caso in cui chiediamo copia della motivazione del rigetto delle domandine o delle istanze non ci vengono prodotte. La risposta la si ottiene solo ed esclusivamente tramite l’agente di sezione su nostra esplicita richiesta e dopo aver insistito per più volte e più giorni. Inoltre molte domandine che si avanzano si disperdono.
Colloqui con le nuove tecnologie.
Ai sensi della Circolare Ministeriale del 2 novembre 2015 n. 0366755, concernente i colloqui tramite internet e via Skype, si sollecita la Direzione di approntare le postazioni telematiche facilitando così l’effettuazione dei colloqui con i familiari per tutti coloro che sono lontani dal luogo di residenza dei familiari.

Ricezione pacchi.
Si sollecita l’intervento per garantire la consegna dei pacchi postali inviati dai familiari che, nonostante siano spediti con il servizio celere 1 e celere 3, ci vengono consegnati anche dopo 15 giorni e non si comprendono le ragioni di tali ritardi.

Fruizione palestra.
Attivazione della sala palestra del carcere in modo da consentire ai detenuti di accedervi e svolgere normalmente le attività fisiche.
Si chiede di autorizzare l’accesso in Istituto delle associazioni di volontariato per iniziative sociali, teatrali e scolastiche.

Mancanza di visite ispettive del Magistrato di Sorveglianza.
Il Magistrato di Sorveglianza non concede udienze ai detenuti e nemmeno opera le periodiche visite ispettive nel carcere per tutelare le garanzie del detenuto.
Non viene consegnata regolarmente la posta in arrivo, ma ogni due o tre giorni e quella destinata ai familiari parte in ritardo e spesso non arriva a destinazione. Poiché siamo lontani dai familiari, l’unico contatto affettivo è rappresentato dalla corrispondenza, per questo è importante prestare più attenzione e cura su questo punto.
Rivolgiamo il presente documento alle V.V.S.S. per portarvi a conoscenza della situazione in cui viviamo e di cui lamentiamo i giusti interventi risolutivi per permettere una migliore e accettabile vivibilità.

Allo stesso tempo vi investiamo secondo le rispettive competenze affinché ognuno intervenga per la risoluzione dei problemi sopra elencati.
Distinti saluti.
Con osservanza,

Sezione A.S.1
Laudani Giuseppe, Salerno Pietro, Fontanella Catello, Serino Matteo, Ercolano Aldo, Pulvirenti Salvatore,Savino Carmine,Coppola Giuseppe,Sarno Costantino,Zara Alfredo,Palmeri Paolo,Martino Vito,Chindano Antonio,Perna Francesco,De Feo Pasquale,Anastasi Aniello,Casano Salvatore,Messina Salvatore,Trigila Giuseppe,Lombardi Giovanni,De Michele Fabio,Marchese Giuseppe,Sesta Filippo,Ganci Stefano,Nastasi Antonio,Papalia Domenico, Zavattieri Annunziato, Randone Raffaele,Fiandaca Salvatore,Abbruzzese Armando,Pepe Damiano,Di Giacomo Giovanni,Calasso Antonio,Torino Luigi,Rannesi Girolamo

Reparto A.S.3 sezione 1°B

Gligora Francesco,Batzella Niveo,Iannaco Antonio, Barbato Francesco, Benedetti Renzo, Emanuele Italiano, Brunno Sebastiano, Marino Antonino, Alonio Paolo, Platania Giuseppe, Palumbo Antonio, Bruni Gianfranco, Vallone Francesco, Pistillo Francesco, Amore Arturo, Antonuccio Giuseppe A., Parisi Domenico, Scivoli Vincenzo, Andretti Salvatore, Tedesco Gennaro, Solazzo Nicola, Montani Vincenzo, Esposito Umberto, De Marino Ciro, Zarrillo Pasquale, Pugliese Giovanni, Giuseppe Medici, Bruzzaniti Leone, De Tranz Oronzo, Montefrancesco Giovanni,
Altamura Raffaele, Trimboli Rocco, Russo Domenico, Marcianò Alessandro, Strangio Francesco, Nesci Bruno,
Di Mauro Michele, Rossi…(nome illeggibile), Annis Fabrizio, Giordano Gaetano, Tula Francesco, Manalari Vincenzo.


Reparto A.S.3      Sezione 2°B


Garau Renato, Tafani Petrit, Luam Kubazecaj, Di Martino Giorgio, Devita Francesco, Tilia Carmelo, Aprile Natale,
Costa Francesco, Cuscinà Francesco, Rama Juma, Antonio Faedda, Manca Giovanni Maria, D’Agostino Antonio,
Pandolfi Giuseppe, De Maio Sabino, Rizzo Massimo,Borzi Gaetano, Bruno Andrea, Bosco Antonino, C………Cataldo (nome illeggibile), Ladu Marcello, Leo Gaetano, Crisafulli Francesco, Basile Salvatore, Bocaldo Giuseppe, Orlando Pasquale, Ferlenda Rocco, Varcese Massimo, Riccardi Giuseppe, Porcì Domenico (nome poco chiaro), Federico Dario, Pesacane Giuseppe, Morelli Giuseppe, Cioffi Catello, Acciarino Pasquale, Fezza Luigi, Nome illeggibile, 
Hiari Jlli, Bejo Dine, Cavallo Antonino, Fichera Massimo, Musumeci Daniele, Crisafulli Francesco, Roncaldo Giuseppe, Basile Salvatore, Bayrar Jsmail


Reparto A.S.3    Sezione 1°A
Crisafulli Mario, Triscari Antonino, Rapisarda Giovanni, Cagnetti Claudio, Privitera Carmelo, Gioffrè Vincenzo, Trudu Mario, Franco Giovanni, Volonnino Angelo, Di Matteo Francesco, Maglia Salvatore, Bontempo S.Rosario, Ilir Kosiu,
Liu Hua Yi, Hu Xi Pian, Sansone Catello, Salvatore Francesco, Falcone Pietro, Esposito Emilio, Cataldo Domenico, 
……….Felice (nome illeggibile), Zarnoun Abdelhadi, Boumediane Mohamed, Di Gaetano Antonio, Capone Emilio,
Rimmaudo Giovanni, Greco Emanuele, Picceri Orazio, Attanasio Salvatore, Di Salvatore Aniello, Medda Massimiliano. Nadjimi Hassan, Ciriello Antonio, Ciriello Vincenzo, Antonucci Esterino, Ibba Leonardo, Filippelli Nicodemo, Crivaro Francesco, Troiano Eduardo, Zucaro Diego, Laraspata Cosimo, Diomede Nicola, Iamonte Antonino, Monteleone Vincenzo, Narduzzi Paolo, Zitello Roberto, Marchi Filippo


Reparto A.S.3    sezione 2°A
De Filippis Pasquale, Guercia Salvatore, Borrelli Emanuele, Covone Antonio, Biascolena Francesco, Moccia Salvatore, D’Amato Giuseppe, Baldino Salvatore, …Michele (nome illeggibile), Russo Gennaro, Miceli Salvatore,
Bufalini Ignazio, Di Gregorio Gioacchino, Arcobelli Guglielmo, De Falco… (nome poco chiaro), Andrianò Albano, Rò Giovanni Vincenzo, Aspri Benedetto, ……………….Ciro (nome illeggibile), Afelba Carmine (nome poco chiaro), Ariosto Nunzio, Jorio Ciro, Di Gennaro Josuè, Amato Giacomo Salvatore, Errante Raffaele, Bianco Pasqualino, Cava Bernardo, Seidina Fausto (nome poco chiaro), Formisano Daniele, Provenzano Giuseppe, Barba Francesco,
Valle Fortunato, Xu En Yi, Sciacca Vincenzo, S………..Alfredo (nome illeggibile), Madino Mario, Sammaritano Nunzio,
Paoletti Franco,Nicosia Antonio, Lentini Nicola,Barca Francesco, Pardo Calogero, Pepi Salvatore, Esposito Antonio,
Avallone Vittorio

 

ANCORA MALASANITA' NEL CARCERE DI SIANO

“Se errare è umano, perseverare è diabolico” diceva un vecchio adagio. E così che a distanza di 22 giorni dalla morte del signor Michele Rotella siamo costretti a dover denunciare l’ennesimo caso di malasanità carceraria, disumanità e violazioni dei diritti umani nel carcere di Siano. In una lunga lettera la signora Marta racconta le storia di suo marito Antonio, 57 anni, detenuto ininterrottamente da 11 anni a Catanzaro. Da oltre 7 mesi accusava forti dolori all’addome e alla schiena, viene visitato dai medici del carcere e viene liquidito con pasticche e lavaggi antidolorifici ma senza una vera e propria diagnosi. Questa terapia, nonostante l’acuirsi dei dolori diventati ormai ininterrotti, è proseguita fino ad un mese fa fino a quando, quindi, non è intervenuta la famiglia che ha “suggerito” ai medici carcerari una gastroscopia. Purtroppo, visti i tempi biblici della sanità pubblica,  la sua famiglia è stata costretta a prenotare in una  struttura privata l’esame diagnostico. L’esito è negativo, ma nonostante questo le condizioni continuano a peggiorare. Dopo 15 giorni sviene in carcere, completamente giallo in faccia e, solo grazie alla rivolta degli altri detenuti viene portato in ospedale dove lo ricoverano per sospetto tumore al pancreas, da Catanzaro ne dispongono il trasferimento a Reggio Calabria per carenza di posti. Per i medici del carcere non era necessario. I familiari vengono avvisati del ricovero solo al colloquio mensile. “una volta arrivati a Reggio troviamo un uomo malato, rinchiuso in una cella e abbandonato a se stesso”, senza assistenza alcuna perché il personale è limitato”. La richiesta di poterlo assistere viene rigirata dal Magistrato di Sorveglianza alla direzione penitenziaria e quest’ultima concede altre tre ore extra oltre alle 4 ordinarie di colloquio. Ma le condizioni del sig. Antonio peggiorano e proprio oggi i medici confermano il tumore al pancreas, con la compromissione delle vie biliari del fegato e con diverse metastasi. Non c’è più nulla da fare. È terminale. La signora Marta sta aspettando che la magistratura di sorveglianza disponga la scarcerazioneper farlo morire a casa.

Oltre a tutte le violazioni dei diritti umani, dell’ordinamento penitenziario e della costituzione che si vedranno in seguito e in opportuna sede, l’aspetto più aberrante e disumano di questa storia e che, nonostante sia terminale  non viene permesso ai familiari, alla moglie in particolare di assistere il marito in questa lenta e disumana agonia.

Adesso magari il direttore generale dell’asp di Catanzaro uscirà pubblicamente con la difesa d’ufficio dell’area sanitaria di Siano, la direttrice magari dichiarerà che il sig. Antonio sta andando a morire a casa sua e che quindi non si può parlare di morti in carcere, probabilmente nei piani alti troveranno le giustificazioni più astruse per autoassolvere un sistema di per sé violento e fuorilegge, che oltre alla libertà ti nega la possibilità di curarti prima e di morire umanamente poi.

Ricordiamo a lor signori che anche i condannati a morte hanno diritto ad esprimere l’ultimo desiderio, pertanto chiediamo pubblicamente, a tutti quanti di competenza,  che la signora Marta possa assistere il marito in attesa che venga disposta la scarcerazione. E che il ministero della saluta disponga immediatamente un’ispezione nel Carcere di Siano. Un morto e un malato terminale in 10 giorni sono veramente troppi.

 

Associazione Yairaiha Onlus

                                                                                              - Al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

- al Ministro della Giustizia

Andrea Orlando

- al Ministro della Salute

Beatrice Lorenzin

- al Provveditore dell'Amministrazione Penitenziaria – Calabria

Salvatore Acerra

- alla Direttrice della C.C. Di Catanzaro

Angela Paravati

- al Presidente del Tribunale di Sorveglianza

Catanzaro

- al Garante per i diritti dei detenuti

Mauro Palma

All’on. Federica Dieni

All’on. Luigi Manconi

All’on. Eleonora Forenza

 

 

Oggetto: Richiesta per la signora Marta Puca moglie del signor Antonio Verde detenuto presso la casa circondariale di Catanzaro, ed attualmente ricoverato presso gli ospedali riuniti di Reggio Calabria con una diagnosi di tumore al pancreas e varie metastasi allo stadio terminale

 

 

Premesso che il signor Antonio Verde, 57 anni è detenuto ininterrottamente da 11 anni a Catanzaro e che da oltre 7 mesi accusava forti dolori all’addome e alla schiena, è stato visitato dai medici del carcere ed ogni volta è stato liquidato con pasticche e lavaggi antidolorifici ma senza una vera e propria diagnosi. Questa terapia, nonostante l’acuirsi dei dolori diventati ormai persistenti, è proseguita fino ad un mese fa fino a quando, quindi, non è intervenuta la famiglia che ha “suggerito” ai medici carcerari una gastroscopia. Purtroppo, visti i tempi biblici della sanità pubblica,  la sua famiglia è stata costretta a prenotare in una  struttura privata l’esame diagnostico. L’esito è negativo, ma nonostante questo le condizioni continuano a peggiorare. Dopo 15 giorni sviene in carcere, completamente giallo in faccia e, solo grazie alle proteste degli altri detenuti viene portato in ospedale dove lo ricoverano per sospetto tumore al pancreas. Dall’ospedale di Catanzaro viene dispongono il trasferimento a Reggio Calabria per carenza di posti. Per i medici del carcere non era necessario. I familiari vengono avvisati del ricovero solo al colloquio mensile.  La signora Puca ci scrive che “una volta arrivati a Reggio troviamo un uomo malato, rinchiuso in una cella e abbandonato a se stesso”, senza assistenza alcuna perché il personale è limitato”. La richiesta di poterlo assistere viene rigirata dal Magistrato di Sorveglianza alla direzione penitenziaria e quest’ultima concede altre tre ore extra oltre alle 4 ordinarie di colloquio. Ma le condizioni del sig. Antonio sono peggiorate e proprio oggi i medici hanno confermato che si tratta di tumore al pancreas, con la compromissione delle vie biliari del fegato e con diverse metastasi. Non operabile, non curabile, è terminale. Sicuramente 7 mesi fa avrebbero potuto tentare di curarlo ma oggi, purtroppo, non più.

La signora Marta Puca, in attesa che la magistratura di sorveglianza disponga l’eventuale scarcerazione, richiesta dalla direzione sanitaria di Reggio perché non c’è più niente da fare per salvarlo, chiede di poter assistere il proprio congiunto presso l’ospedale di Reggio Calabria.

Contestualmente, visti e considerati ben due casi, a brevissima distanza l’uno dall’altro, di evidente malfunzionamento e superficialità dell’area sanitaria del carcere di Siano, non ritengono le SS.LL. quantomeno opportuna una ispezione congiunta dei Ministeri di salute e giustizia al fine di appurare mancanze e tutelare la salute della popolazione detenuta?  

Cordiali saluti

Cosenza, 18 marzo 2016

Associazione Yairaiha Onlus 

 

PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE

Apprendiamo dall'ansa che l'ASP di Catanzaro smentisce il rischio epidemia all'interno della casa circondariale di Catanzaro e che l'area sanitaria della stessa “continuerà a vigilare con particolare attenzione, come ha sempre fatto, per tutelare il diritto alla salute dei cittadini detenuti”. Sarà sicuramente vero che al momento non si è registrato nessun altro episodio ma non capiamo come si possa escludere il pericolo di un'epidemia o comunque di contagio, visto e considerato che

a) non si conosce neanche il tempo medio di incubazione del batterio del clostridium difficile;

b) le spore del batterio sono altamente resistenti ai comuni disinfettanti e sono sempre più frequenti i casi di epidemie e contagio nelle strutture comunitarie (come attestano diverse fonti scientifiche, mediche ed i nostri consulenti sanitari);

c) il sig. Rotella, (stando alla testimonianza del figlio e dell'Avv, Favazzo, stava già male quando è stato trasferito dal carcere messinese a quello catanzarese) durante l'ultimo colloquio con i familiari avvenuto il 20 febbraio scorso (quindi 6 giorni prima della morte), versava già in uno stato di debilitazione avanzata ed aveva difficoltà a stare in piedi. É rimasto in queste condizioni, con cure sommarie per un'altra settimana fino a quando non è stato portato in ospedale a seguito delle “sollecitazioni” fatte dagli altri detenuti al personale penitenziario. Troppo tardi però, ormai non c'era più niente da fare, infatti è morto nel giro di poche ore.              

Ne deduciamo quindi che se l'area sanitaria del carcere avesse valutato con la dovuta scrupolosità e attenzione le condizioni del sig. Rotella e fosse stato portato in ospedale per tempo debito probabilmente sarebbe ancora vivo. Inoltre, stando alle fonti mediche circa la pericolosità del clostridium difficile, nell'interesse e nella tutela dei detenuti, dei familiari, del personale e di quanti ogni giorno sono a contatto con i detenuti, vorremmo capire, pertanto, quali sono le misure di prevenzione messe in atto. Riteniamo, pertanto, che questa delicata e grave situazione non possa e non debba essere liquidata con una semplice nota in cui viene data qualche rassicurazione ma debbono essere poste in essere tutte le misure necessarie onde evitare che i rischi insiti nel clostridium difficile si diffondano.  E non per lanciare allarmi “eccessivi” ma solo per scongiurare il pericolo di un'epidemia. Confidiamo molto nell'attenzione che l'on. Dieni e l'eurodeputata Eleonora Forenza, assieme al Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Prof. Mauro Palma, stanno riservando al caso per far si che i diritti delle persone detenute vengano effettivamente tutelati. Non vorremmo, domani, dover scrivere di un altro sig. Michele Rotella, di anni 75, morto per malasanità carceraria. Prevenire è meglio che curare. 

 Associazione Yairaiha Onlus 

Associazione Fuori dall'ombra 

 

PER L'ASP DI CATANZARO NESSUN RISCHIO EPIDEMIA

Carcere di Catanzaro. L' Asp smentisce epidemia.

Necessario sorvegliare e intervenire

ASP) – Catanzaro, 4 marzo 2016 - In riferimento alle notizie apparse su alcuni mezzi di informazione, riferite a una presunta epidemia nella Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro, interviene il Direttore generale dell’ASP di Catanzaro, dott. Giuseppe Perri, che precisa quanto segue:
“L’allarme lanciato dall’associazione Yairaiha Onlus è certamente eccessivo. Nella Casa Circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro non è, infatti, in atto alcuna epidemia. La morte del paziente, per “arresto cardiocircolatorio e shock settico da Clostridium difficile”, avvenuta dopo il ricovero nell’ospedale “Pugliese”, non ha provocato nessuna preoccupazione all’interno della Casa Circondariale, non essendosi verificata tra gli attuali ospiti alcuna condizione clinica che faccia pensare ad una diffusione dell’infezione. Il caso rimane pertanto isolato. Pur tuttavia l’Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro nel momento in cui è venuta a conoscenza del decesso, ha subito attivato tutte le misure preventive che i casi del genere richiedono, attraverso il nostro Dipartimento di Prevenzione.
L’area sanitaria della Casa Circondariale, comunque, continuerà a vigilare con particolare attenzione, così come ha sempre fatto, per garantire la tutela della salute dei detenuti.”

 

 

MORTE MICHELE ROTELLA A SIANO: LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI SUL RISCHIO EPIDEMIA DA Clostridium Difficile

- Al Presidente della Repubblica

Sergio Mattarella

- al Ministro della Giustizia

Andrea Orlando

- al Ministro della Salute

Beatrice Lorenzin

- al Provveditore dell'Amministrazione Penitenziaria – Calabria

Salvatore Acerra

- alla Direttrice della C.C. Di Catanzaro

Angela Paravati

- al Garante per i diritti dei detenuti

Mauro Palma

 

 

Oggetto: prevenzione rischio epidemia “Clostridium Difficile” nella Casa Circondariale di Siano a seguito della morte del sig. Michele Rotella

 

A seguito della morte del sig. Michele Rotella, avvenuta presso l'ospedale di Catanzaro dove è stato trasportato d'urgenza la sera del 27 febbraio dal carcere di Siano dove si trovava ristretto da alcune settimane, in qualità di Associazione per i diritti dei detenuti, siamo molto preoccupati del possibile rischio di epidemia che potrebbe verificarsi all'interno della struttura detentiva di Siano. Detta preoccupazione trova ragione nella patologia che pare abbia portato al decesso improvviso del detenuto in oggetto. Negli ultimi giorni il sig. Rotella accusava i malori tipici delle enteriti ma, evidentemente, è stata sottovalutata la gravità del problema. Dai primi accertamenti effettuati nel nosocomio catanzarese, risulta essere deceduto per clostridium difficilis, un batterio purtroppo molto pericoloso e resistente che, stando alle fonti mediche consultate, negli ultimi anni sta registrando un aumento della frequenza, oltre che della gravità, delle Infezioni da Clostridium Difficile (ICD o CDI, Clostridium Difficile Infections, o CDAD, Clostridium Difficile Associated Disease) sia in ambiente intra- che extra-ospedaliero, associate ad una elevata probabilità di recidiva dopo il trattamento. Le cause dell’incremento di incidenza e di severità delle CDI non sono del tutto chiare e sono tuttora oggetto di analisi.

Si tratta di un batterio, gram-positivo, anaerobio e sporigeno (ovvero capace di sporulare, di generare spore). Le spore sono dotate di una membrana particolarmente resistente, sia alle escursioni termiche che all'attacco chimico dei comuni disinfettanti.”

Le diverse fonti mediche consultate invitano a non trascurare assolutamente questo batterio ed il potenziale epidemologico che esprime soprattutto in ambiti comunitari e il carcere è assolutamente un ambiente comunitario.

Considerato che la persona infetta è la fonte primaria di veicolazione del batterio e che l'ambiente la fonte secondaria, onde evitare il pericolo concreto di una epidemia di CD

CHIEDIAMO

che venga effettuato uno screening di tutta la popolazione detenuta e che, contestualmente, venga effettuata opportuna disinfestazione della struttura carceraria di Siano al fine di tutelare la salute dei detenuti ristretti e del personale operante.

Certi che la presente richiesta troverà la giusta attenzione vogliate gradire i nostri più cordiali saluti

 

Cosenza, 29 febbraio 2016

Associazione Yairaiha Onlus

Associazione Fuori dall'Ombra

 

http://www.medicitalia.it/minforma/gastroenterologia-e-endoscopia-digestiva/1884-clostridium-diarrea-colite-antibiotici-pseudomembranosa-facciamo-punto.html?refresh_ce

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=24717

 

I SUBSONICA A SOSTEGNO DELLE LOTTE SOCIALI

 I SUBSONICA A SOSTEGNO DELLE LOTTE SOCIALI

Poter contare sulla collaborazione e sul sostegno di un gruppo musicale per una associazione che si occupa di tematiche difficili come la nostra è un vantaggio di non poco conto. Negli anni passati abbiamo collaborato con i 99 Posse i quali editarono "Morire tutti i giorni", contenuta nell'album "Cattivi Guagliuni", rielaborando la Ballata dell'ergastolano di Carmelo Musumeci. Oggi ripartiamo con questa data "speciale" dei Subsonica a sostegno delle lotte sociali, dai diritti dei detenuti alla lotta per la casa passando per le lotte ambientali, che l'area urbana di Cosenza esprime. Non era scontato, ma ce l'abbiamo fatta! 

Trattare di carcere e diritti dei detenuti non è facile, ci si scontra quotidianamente con un sistema violento di per se, che priva migliaia di persone non solo della libertà ma anche degli affetti e della dignità umana andando contro tutti i principi che dovrebbero tutelare l'essere umano. Un sistema che è ulteriormente abbrutito dalla barbarie di uomini e donne senza scrupoli che trattano la popolazione detenuta peggio delle bestie impedendo, di fatto, anche il dettato rieducativo recitato dalla costituzione.

Quotidianamente nelle patrie galere avvengono episodi di abusi e violenze, errori di persona ed ingiuste detenzioni, privazioni ulteriori e spesso abnormi che possono portare al suicidio o alla pazzia i soggetti più fragili psicologicamente ma solo raramente sussistono o si creano le condizioni per creare "Il caso" degno di attenzione mediatica. Quello che si sta scatenando nelle ultime settimane sul "caso" Rachid o gli uleriori sviluppi sul "caso" Cucchi sono eccezioni che confermano le "regole" non scritte, ma vigenti, nel sistema carcerario. Gli ostacoli da superare sono molteplici primo fra tutti la censura a cui spesso viene sottoposta la corrispondenza (anche se non riferita a detenuti con limitazioni), la scarsità della figura del garante dei diritti in tutte le regioni e la limitatezza dei poteri di controllo, la paura di punizioni ulteriori per i detenuti che decidono di mettersi in gioco e denunciano gli abusi. Un sistema perverso che oltre alla pena data dai giudici costringe a subire il sadismo delle cosiddette "mele marce". 

Quello che i/le volontari/ie dell'associozione fanno per i detenuti avviene spesso in sordina, anche e soprattutto per una questione di privacy, solo le lotte collettive vengono riportate e diffuse a mezzo stampa. Il concerto dei Subsonica diventa così pretesto per poter parlare di carcere, diritti negati e utopie possibili che continueremo a perseguire per un mondo senza galere ed una società di liberi ed eguali. Grazie Subsonica, grazie Auditorium Popolare. LIBERI TUTTI!

 

Associazione Yairaiha Onlus  

 

"LEZIONI DI VITA CARCERARIA"

Le registrazioni fatte da Rachid ne carcere di Parma ci restituiscono la dimensione delle carceri. Un sistema fatto di abusi, violenze, torture, dis-educazione e impunità. Il volto violento di uno Stato che continua a trincerarsi dietro la maschera della legalità. Ora sta alla società libera non lasciare solo Rachid e soprattutto ripensare il sistema sanzionatorio che non può più essere nutrito dalla barbarie del carcere.

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/viviani-“lezioni-di-vita-carceraria”_589805.html

 

CARCERE E TORTURA

Carcere e tortura - dalla salute alla libertà negata, è stato un momento di confronto pubblico su alcuni degli aspetti più inquietanti legati all'istituzione carceraria. In particolare si è discusso delle diverse forme di vessazioni e torture che i detenuti sono costretti a subire spesso in solitudine e privi delle garanzie costituzionali. Si è discusso della mancata applicazione delle misure alternative al carcere e dei finti provvedimenti decongestionanti. Delle leggi liberticide ed emergenziali varate negli ultimi 30 anni che hanno reso l'istituzione carceraria la discarica degli esclusi dai processi economici e sociali di una società che va sempre più americanizzandosi nonchè il deterrente per annientare le lotte sociali a difesa del proprio territorio e del proprio futuro. Punire i poveri, direbbe Loic Waquant, e i non allineati, aggiungiamo noi, di fronte a quanto sta avvenendo nel sistema socio-repressivo italiano. Emerge quindi il profilo di uno Stato Penale che dispiega la terrificante macchina repressiva e che utilizza tutto quanto è in suo potere: dai media, che abilmente supportano le esigenze securitarie in nome della “legalità” al 41bis, vero e proprio strumento di tortura, nato per sconfiggere le criminalità organizzate ed il terrorismo esteso, oggi, ai militanti che difendono i propri territori dalle devastazioni capitalistiche. Assieme all'abusato concetto di legalità è emerso quello di leggittimità. Chiaramente, non sempre ciò che è considerato illegale è anche illeggittimo (un uomo che ruba per fame o spaccia per mancanza di alternative ad esempio), d'altra parte, non sempre quello che è legale (solo perchè deciso dal parlamento) è leggittimo. E' leggittimo sovrastare la volontà delle popolazioni in nome degli interessi delle lobby di potere? A nostro avviso no, mentre d'altro canto è leggettimo difendere il proprio territorio ed il proprio futuro ma viene fatto passare sia mediaticamente sia penalmente come reato. Bisogna tenere ben presente che il sistema penale protegge non tanto gli interessi e l'incolumità del Popolo quanto quelli di una o più Classi e “gruppi” sociali predominanti. Quindi il carcere diventa la discarica sociale che ben rappresenta l'iniquità di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti. 

Durante il dibattito sono state approfonditi alcuni aspetti riconducibili al concetto di tortura individuando nella mancanza di cure adeguate uno tra i fattori vessatori più ricorrenti e comuni nella totalità della popolazione ristretta. Ampio spazio è stato dato ai dispositivi del 41 e del 14 bis, all'ergastolo, la pena della morte viva -come l'ha definita il nostro Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo. Preziose ed accorate le testimonianze di alcuni familiari che hanno avuto il coraggio e l'umiltà di descrivere le sofferenze e le vessazioni continue che sono costretti a subire: un'ora di colloquio al mese attraverso un vetro che, ogni volta, neanche sanno se faranno...i trasferimenti continui senza nessuna comunicazione..ieri era a Pianosa, domani a Viterbo e poi lo ritrovano a Spoleto, poi ancora a Novara e così via fino ad una fine che non è segnata da nessuna parte. Pacchi concessi ma riportati indietro per qualche cavillo assurdo, flessioni e perquisizioni anali anche a donne e uomini anziani, a bambini. E poi nessun orologio. Nel 41 non sono ammessi orologi, neanche a muro, quindi i 60 minuti possono finire prima...Le torture nella tortura, per anni. Un calvario. L'ergastolo. Un dispositivo che segna la fine di un uomo il giorno in cui varca le soglie del carcere . La pena della morte viva che sconfessa l'articolo 27 della costituzione ed ogni ragionevole diritto umano, quello a redimersi e a pentirsi umanamente ed interiormente e non ai sensi del 58 ter dell'ordinamento penitenziario (i benefici, altrimenti negati, in cambio della delazione scambiando con un altro la propria prigionia).

Introduzione del reato di tortura e abolizione dell'ergastolo, sono le due campagne lanciate rispettivamente dai familiari delle vittime di Stato e dagli ergastolani ostativi e supportate dagli organizzatori del dibattito assieme ad altre forze politiche e sociali, per segnare un' inversione di tendenza in un paese che dispiega l'apparato repressivo e penale per rispondere alle varie emergenze che ha creato. Non è sicuramente un passaggio rivoluzionario ma un primo passo verso un processo di depenalizzazione e decarcerazione. Probabilmente la società e lo Stato italiani non sono ancora pronti ad elaborare ed adottare teorie abolizioniste sui modelli proposti da Hulsman o dalla Davis, o sui modelli delle comunità chiapaneche -viste anche le leggi liberticide che vengono varate e l'uso massiccio della carcerazione-, ma riteniamo utile avviare una riflessione per riuscire a costruire percorsi che ci liberino della necessità del carcere nella società e, soprattutto, che ci liberino del carcere e di tutte le istituzioni totali.

 

CARCERE E TORTURA

 

Venerdì 14 settembre h. 18.00 
c/o piazza dei pesci (centro storico cosenza)

Assemblea pubblica su:

CARCERE E TORTURA
dalla salute alla libertà negata

 

ne discutiamo con:

Laura Corradi docente di genere, salute e ambiente. dip. sociologia e scienze politiche - unical
Sandra Berardi - cpoa rialzo
Italo Di sabato - osservatorio sulla repressione

modera
Claudio Dionesalvi - giornalista

 

Carcere e tortura - dalla salute alla libertà negata, vuole essere un momento di confronto pubblico su alcuni degli aspetti più inquietanti legati all'istituzione carceraria. Quello che emerge dai numeri, a cominciare dagli oltre 66.000 detenuti a finire ai morti dall'inizio dell'anno fino ad oggi, ben 109 di cui 42 suicidi, è allarmante non tanto per una mera questione di sovraffollamento quanto per l’ipertrofia penale dello stato italiano che risponde con il carcere alle ingiustizie sociali. Il ricorso massivo alla reclusione di fasce sociali sempre più larghe, l'allargamento dei comportamenti che vengono classificati e perseguiti come crimini, la mancanza di politiche riabilitative reali e la mancata applicazione delle misure alternative sono tra le cause principali della drammatica situazione carceraria. Migranti, tossicodipendenti ed esclusi che vivono ai margini della “legalità”, costituiscono la percentuale più alta dei reclusi. Reclusione fine a se stessa che ha come unico scopo quello di punire e privare decine di migliaia di uomini, donne e accidentalmente bambini, della libertà in uno Stato che considera la carcerazione quale unico sistema di risarcimento delle "vittime" per i danni subiti e quale unico deterrente per evitare la recidiva. Il carcere-discarica è il non luogo che meglio rappresenta l'iniquità di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti. Alcune vicende, in particolare, danno la misura di una Giustizia Ingiusta e di uno Stato che si autoassolve e che diventa complice di violenze, abusi ed efferati omicidi commessi da chi, invece, dovrebbe tutelare l'inolumità pubblica e garantire pari diritti e dignità a tutti i cittadini. Almeno sulla carta. Da Carlo Giuliani a Gregorio Durante, passando per Marcello Lonzi, Stefano Chucchi, Gabriele Sandri, Federico Aldovrandi, Giuseppe Uva, Mastrogiovanni, giusto per fare qualche esempio, ci siamo trovati, impotenti di fronte torture ed omicidi di Stato rimasti impuniti, prescritti, archiviati o al massimo lievi condanne per “eccesso di difesa”. Le situazioni sono differenti: dalle piazze alle carceri, dai fermi di polizia alle caserme dei carabinieri, ma hanno in comune l'essersi ritrovati in mano allo Stato e da questi torturati e uccisi. Ed in Italia il reato di tortura non esiste creando un vulnus giuridico a danno dei cittadini che per qualsiasi motivo si possano trovare nelle mani delle forze dell'ordine. L'appello lanciato dai familiari delle vittime di Stato per l'introduzione del reato di tortura è finalizzato a fornire almeno uno strumento di difesa contro la licenza di uccidere che tacitamente viene garantita ai vari corpi di polizia. È tortura lasciare un detenuto gravemente ammalato in carcere o, peggio ancora, in 41 bis che di per se è un regime di tortura che colpisce non solo il condannato ma viene esteso anche ai familiari. È tortura lasciare un uomo a marcire in galera fino alla morte con una condanna all'ergastolo. I condannati alla pena della morte viva, condannati che non hanno nessuna possibilità di uscire dal carcere se non da morti oppure mettendo un altro al posto loro collaborando. L'ergastolo è una condanna perpetua che viola il principio costituzionale della rieducazione considerando il condannato colpevole per sempre con fine pena mai. Se non è tortura questa! La campagna per l'abolizione dell'ergastolo, lanciata da Carmelo Musumeci e sostenuta da diversi soggetti della cultura, dell'associazionismo, della politica e da tantissimi cittadini comuni, mette un tassello importante verso un processo generale di depenalizzazione e di cancellazione dello Stato penale vigente che, dall'epoca fascista ad oggi, si è andato configurando grazie alle modifiche apportate da vari governi al Codice Rocco. Modifiche che, anziché liberarci dal codice fascista, hanno avuto la capacità di comprimere ulteriormente le libertà e di inasprire il regime carcerario.

 

 

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