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        <title>Yairaiha - Associazione ONLUS</title>
        <description>contro il carcere e la repressione</description>
        <link>http://www.yairaiha.org</link>
        <lastBuildDate>Fri, 30 Jul 2010 19:25:28 +0100</lastBuildDate>
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            <title>nelle carceri una tortura di Stato, intervista ad Adriano Sofri</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td valign="top"><em>di Tommaso Cerno</em><br /><br /><div style="text-align: right"><strong>L&rsquo;Espresso, 21 luglio 2010</strong></div><br />Immaginate di passare ogni giorno in una cella di due metri a quaranta gradi. In piedi o sdraiati su una gommapiuma impregnata dal sudore altrui. Questa &egrave; tortura vera, non metaforica. La denuncia di Adriano Sofri. <br />Carceri sovraffollate. Celle anguste. Caldo. Niente acqua. Niente aria. Un&rsquo;estate torrida che spinge a violenze e autolesionismo. Fino al suicidio in cella di chi &egrave; cos&igrave; disperato da non voler pi&ugrave; vivere. L&rsquo;allarme che &ldquo;L&rsquo;espresso&rdquo; aveva lanciato qualche mese fa, denunciando il limite di capienza ormai sforato degli istituti penitenziari italiani, diventa cronaca quotidiana di morte nelle galere. E la ragione &egrave; un sistema detentivo ai limiti dell&rsquo;umano, che Adriano Sofri equipara a &ldquo;una tortura di Stato&rdquo;.<br /><br />Cosa significa davvero trascorrere in carcere un&rsquo;estate come questa?<br /><br />&ldquo;Per capirlo basta pensare a cosa significhi questo caldo torrido per una persona libera. Chiunque soffre a queste temperature la mancanza d&rsquo;aria fresca, ha difficolt&agrave; a muoversi, a spostarsi e a dormire. Se trasferiamo queste sofferenze in una cella dove lo spazio &egrave; di due metri quadrati &egrave; facile immaginare cosa succede dentro le prigioni. &Egrave; come passare l&rsquo;estate su un autobus nell&rsquo;ora di punta. Puoi al massimo sederti, ma non sempre &egrave; possibile, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; lo spazio. Puoi stare in piedi per ore, oppure sdraiato su una squallida branda, a giacere su materassi vecchi, impropriamente chiamati di gommapiuma e imbevuti del sudore di generazioni di detenuti che ci marciscono sopra. Ogni ora, ogni giorno&rdquo;.<br /><br />E la notte?<br /><br />&ldquo;Le celle vengono chiuse il pi&ugrave; delle volte alle 18, oppure alle 20, e restano chiuse da quell&rsquo;ora fino al mattino successivo. Le finestre hanno normalmente tre file di ferro: una grata, una fila di sbarre e una seconda di sbarre meno fitte. A certe ore il sole batte dritto su quell&rsquo;ammasso di ferro che fa da coperchio e trasforma la cella in una triplice graticola che agisce come uno strumento di tortura sui detenuti stipati all&rsquo;interno. &Egrave; lo strumento che rese celebre San Lorenzo. Sono dei forni veri e propri e all&rsquo;interno ci sono persone che non possono fare nulla, se non stare immobili, giacere ed attendere che prima o poi l&rsquo;agonia finisca&rdquo;.<br /><br />&Egrave; per questo che violenze e suicidi aumentano?<br /><br />&ldquo;S&igrave;. Le violenze e anche l&rsquo;autolesionismo grave. Ci sono detenuti che si riducono a brandelli perch&eacute; sperano di essere portati in infermeria, di poter prendere degli antidolorifici o dei farmaci, o anche solo sperano di poter fumare una sigaretta&rdquo;.<br /><br />Nei primi sei mesi di quest&rsquo;anno 37 detenuti si sono tolti la vita in cella.<br /><br />&ldquo;Secondo me la domanda che dovremo farci, in queste condizioni, non &egrave; perch&eacute; ci si suicidi cos&igrave; tanto, ma piuttosto perch&eacute; ci si suicidi ancora cos&igrave; poco, visto che le carceri sono strutture che non portano affatto alla rieducazione, ma piuttosto istigano a farla finita, all&rsquo;incubo ottocentesco di essere sepolti vivi. Spesso manca anche l&rsquo;acqua per lavarsi la faccia e quella dei rubinetti non &egrave; potabile. Dovrebbero essere distribuite bottiglie d&rsquo;acqua a basso costo, che il carcere spesso invece non distribuisce&rdquo;.<br /><br />Perch&eacute; lo Stato non interviene?<br /><br />&ldquo;La realt&agrave; &egrave; che nelle carceri italiane c&rsquo;&egrave; la tortura. Non in senso generico o metaforico, proprio in senso tecnico. Queste condizioni, anche senza botte o provocazioni volontarie, si configura come una tortura di Stato. Per cui, se esiste un torturato esiste anche un torturatore. Non parlo degli agenti penitenziari che sono a loro volta, in senso lato, dei semi-detenuti, ma delle autorit&agrave; che hanno a che fare con questo sistema. Gente che per cattiveria, imbecillit&agrave; o peggio fa leggi che spediscono in carcere persone che non ci dovrebbero andare. E che non prende alcuna misura per evitare la situazione tragica a cui le condanna&rdquo;.<br /><br />I magistrati potrebbero fare qualcosa?<br /><br />&ldquo;I magistrati, quando non hanno una vocazione almeno iniziale a occuparsi delle carceri credendoci davvero (e sono la minoranza, molti pi&ugrave; fra le donne), sono persone che cercano di smaltire con il minimo danno la gestione di una discarica, a loro affidata, con istruzioni che dicono di fare il meno possibile e di girarsi dall&rsquo;altra parte. Spesso quello che sentenziano &egrave; un voto a fine scrutinio: 10, oppure 18. Ma nessuno pensa che quel 10 significa 10 anni moltiplicati per 365 giorni e ancora per 24 ore, per due metri quadrati e per tre file di sbarre. Su questo i magistrati sembrano non porsi nemmeno il problema&rdquo;.<a href="http://s4.shinystat.it/cgi-bin/shinystatv.cgi?USER=ristretti&amp;L=0&amp;TIPO=0&amp;ACTIVE=sm4-0" target="_top"><img src="http://www.shinystat.it/cgi-bin/shinystat.cgi?USER=ristretti&amp;NC=1" border="0" alt="" width="2" height="2" align="right" /></a> </td></tr></tbody></table>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 22 Jul 2010 11:57:07 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Ferrara: I poliziotti condannati per l'omicidio di Aldrovandi, ora denunciano anche i bloggers </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<h3 class="post-title entry-title"><a href="http://1.bp.blogspot.com/_drfiUmt_XLA/TDmV6wiihFI/AAAAAAAAEgs/K7fWMWDBjwU/s1600/federico_aldrovandi1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5492586057249752146" src="http://1.bp.blogspot.com/_drfiUmt_XLA/TDmV6wiihFI/AAAAAAAAEgs/K7fWMWDBjwU/s200/federico_aldrovandi1.jpg" border="0" alt="" /></a>Dopo aver <a href="http://www.zic.it/tre-dei-poliziotti-condannati-per-lomicidio-di-aldro-querelano-la-madre/"><font color="#dd7700">denunciato la madre </font></a>di <a href="http://www.zic.it/aldro/"><font color="#dd7700">Federico Aldrovandi </font></a>&ndash; il ragazzo, <a href="http://www.zic.it/zic/articles/art_4976.html"><font color="#dd7700">ora si pu&ograve; dirlo</font></a>, ucciso da quattro agenti di polizia mentre tornava a casa dopo una serata con gli amici &ndash; per diffamazione, i quattro poliziotti di Ferrara se la prendono anche con la rete. Tramite il loro avvocato fanno sapere di aver intentato una causa contro alcuni frequentatori del blog aperto dalla mamma di Federico, attorno al quale in questi anni si sono riuniti diverse persone a portare la solidariet&agrave; alla famiglia.<br />I fatti, o meglio i post &ldquo;incriminati&rdquo;, riguardano contenuti pubblicati dall&rsquo;autunno 2007 all&rsquo;estate 2008, &ldquo;quando presero piede iniziative fatte di insulti giornalieri nei confronti dei quattro poliziotti &ndash; spiega Gabriele Bordoni, avvocato difensore degli agenti &ndash; e di istigazione a punire gli imputati&rdquo;.<br />E ci tiene per&ograve; a precisare &ldquo;ogni critica, anche se severa, va accettata; ma non gli insulti o le minacce. Abbiamo inoltre voluto distinguere le posizioni della famiglia scritte nel blog, perch&eacute; riteniamo che sia doveroso che possano esprimersi come credono, da quelle manifestate invece da altri frequentatori del blog, fatte di offese, contumelie e in alcuni casi anche incitamento all&rsquo;odio&rdquo;.<br />Offese a pubblico ufficiale, dunque, e una &ldquo;istigazione all&rsquo;odio&rdquo;, che i quattro responsabili della morte del ragazzo di 18 anni avrebbero subito durante questi anni di processo.<br />Alcuni giorni fa, la pm del processo, Mariaemanuela Guerra, aveva anch&rsquo;ella sporto denuncia per diffamazione nei confronti della madre di Federico, a causa delle accuse portate da tempi non sospetti sul modo &ldquo;poco limpido&rdquo; con cui sono state condotte le indagini, e dopo una condanna ad altri 3 agenti per omissione di atti d&rsquo;ufficio e favoreggiamento (il cosidetto &ldquo;<a href="http://www.zic.it/aldro-bis-i-poliziotti-tentarono-di-depistare-le-indagini-per-%C2%ABdifesa-del-corpo%C2%BB/"><font color="#dd7700">Aldro-bis</font></a>&ldquo;).<br /><br />&ldquo;<em>Non sono bastate due sentenze, le risultanze di tutte le indagini successivamente fatte dal dott. Proto a farle capire che comunque, sia pure in buona fede, gli errori che sono stati commessi durante la conduzione di quelle prime indagini sono stati contro di me, contro la mia famiglia e contro la verit&agrave;. Ora lei mi querela, e immagino che vorr&agrave; da me i danni che io le ho causato [...] io non ho mai offeso nessuno ma ho solo preteso verit&agrave; e senso di responsabilit&agrave; da coloro che hanno sbagliato. Il pm vuole da me i danni. Dopo che non si &egrave; recata sul posto quella mattina, dopo che non ha sequestrato subito i manganelli rotti, dopo che non ha sequestrato l&rsquo;autovettura contro la quale si sarebbe fatto male Federico e sulla quale c&rsquo;era il sangue di mio figlio, dopo tutto ci&ograve; adesso vuole da me i danni alla sua immagine</em>&rdquo; &ndash; la risposta della madre in un articolo del <a href="http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/federico_aldrovandi/2010/06/30/alla-vigilia-della-manifestazione-per-la-liberta-di-stampa/"><font color="#dd7700">suo blog</font></a>.<br /></h3>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sun, 11 Jul 2010 10:22:21 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Detenuto suicida a Padova, e' il settimo in un mese </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<div style="text-align: justify; line-height: 15pt"><p style="text-transform: uppercase" class="FontGr">Roma, 1 lug. - (Adnkronos) - Un detenuto italiano di 25 anni, Santino Mantice, classe 1985, si e&#39; ucciso impiccandosi nella sua cella della Casa di Reclusione di Padova. Lo riferisce in una nota l&#39;Osservatorio permanente sulle morti in carcere, spiegando che il detenuto avrebbe terminato la pena tra soli 3 mesi. </p><p>&#39;&#39;Nel solo mese di giugno - si legge nella nota - nelle carceri italiane si sono impiccati 6 detenuti, inoltre 1 detenuto semilibero si e&#39; suicidato, impiccandosi a un albero in provincia di Bolzano, quando ha saputo di dover tornare in carcere e un giovane immigrato si e&#39; impiccato nella &#39;cella di sicurezza&#39; della Questura di Agrigento&#39;&#39;. </p><p>&#39;&#39;Dall&#39;inizio dell&#39;anno - prosegue la nota - sono gia&#39; 29 i detenuti suicidi per impiccagione, mentre 6 sono morti asfissiandosi con il gas delle bombolette. Il suicidio di Santino Mantice e&#39; il 590esimo avvenuto nelle carceri italiane dal 2000 ad oggi&#39;&#39;.</p></div>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 01 Jul 2010 09:58:38 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>Catania: morì in carcere a 19 anni; la madre vuole riaprire il caso “non si è suicidato” </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<h3><a href="http://2.bp.blogspot.com/_drfiUmt_XLA/TB-e9NwcTNI/AAAAAAAAEcc/Gg4qbonRstQ/s1600/carcere1.jpg"><img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485277645662604498" src="http://2.bp.blogspot.com/_drfiUmt_XLA/TB-e9NwcTNI/AAAAAAAAEcc/Gg4qbonRstQ/s200/carcere1.jpg" border="0" alt="" width="200" height="134" /></a>Grazia La Venia &egrave; l&#39;ennesima madre che non crede alla versione ufficiale di un&#39;amministrazione penitenziaria. L&#39;ennesima a battersi contro un&#39;archiviazione annunciata. Suo figlio si chiamava Carmelo Castro ed era incensurato. E&#39; morto il 28 marzo nella cella numero 9 del carcere catanese. Era l&igrave; da quattro giorni, da quand&#39;era stato fermato per una rapina nella tabaccheria del suo paese, Biancavilla. Aveva 19 anni. Secondo la versione ufficiale &laquo;la morte &egrave; avvenuta per asfissia da impiccamento&raquo;: avrebbe attaccato il lenzuolo allo spigolo della branda. Nulla pi di questo per il pm che ha proposto l&#39;archiviazione. Ma sua madre chiede che si accerti ci&ograve; &egrave; avvenuto prima che Carmelo entrasse in carcere anche perch&eacute;, una volta dentro, per suo figlio,sottoposto al regime di massima sorveglianza, sarebbe stato difficile impiccarsi. La foto segnaletica diffusa dopo il fermo fa sorgere parecchi dubbi: &laquo;Forse lo hanno ripulito ma si vede comunque un livido sopra l&#39;occhio sinistro e il labbro gonfio, oltre all&#39;orecchino strappato&raquo;. I carabinieri lo hanno trattenuto in caserma un intero pomeriggio e lei da sotto lo sentiva piangere e gridare. Potrebbe esserci del sangue sulle scarpe e il giubbotto che indossava. Anche l&#39;avvocato della famiglia segnala &laquo;molte incongruenze nella ricostruzione dei fatti&raquo;: ad esempio il fatto che, per il trasporto del ragazzo in ospedale, venne utilizzata una normale auto di servizio. Il medico del carcere riferisce di aver praticato le manovre di rianimazione cardiorespiratoria poi le interrompe ma non ritenne di dover disporre il trasporto con un&#39;ambulanza adeguta a continuare le manovre rianimatorie. Il suicidio sarebbe avvenuto alle 12.30 ma Carmelo aveva nello stomaco il pranzo non digerito. Tutte domande che attendono una risposta e che ricordano vicende come quelle che hanno registrato la morte di Niki Aprile Gatti - anche il suo fu un suicidio strano dopo essersi dichiarato disponibile a collaborare. Di Giuseppe Uva - l&#39;analogia consiste nelle urla sentite mentre era in custodia dei carabinieri - e di Stefano Cucchi, passato anche lui dalle mani dell&#39;Arma a quelle del carcere prima di finire &quot;seppellito&quot; in un repartino penitenziario. Cos&igrave; pure la mamma di Marcello Lonzi e i figli di Aldo Bianzino stanno mettendocela tutta perch&eacute; non cali il sipario sulla morte dei loro cari. E che dire di Manuel Eliantonio e Stefano Frapporti: l primo ucciso dal carcere a Marassi, dicono che si sia ammazzato col gas di una bomboletta ma sua madre Maria non riesce a capire come faccia il gas a spezzare le ossa. Frapporti, invece, si sarebbe &quot;suicidato&quot; dopo due ore dall&#39;arresto. Uno stranissimo arresto. Molti di loro saranno a Perugia venerd&igrave; e sabato (per il programma vedi www.veritaperaldo.noblogs.org ), nella due giorni promossa dal Comitato Verit&agrave; e giustizia per Aldo Bianzino su autoritarismo, proibizionismo, carcere e sicurezza. Appuntamenti di questo tipo stanno producendo un ragionamento collettivo che prova a ribaltare l&#39;ossessione sicuritaria di cui Perugia &egrave; laboratorio avanzato. </h3>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Mon, 28 Jun 2010 07:24:58 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Le carceri sono fuorilegge </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td class="contentheading" width="100%">&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a href="http://www.osservatorioantigone.it/index2.php?option=com_content&amp;do_pdf=1&amp;id=2316" target="_blank" title="PDF" onclick="window.open('http://www.osservatorioantigone.it/index2.php?option=com_content&do_pdf=1&id=2316','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"><img src="http://www.osservatorioantigone.it/templates/sam/images/pdf_button.png" border="0" alt="PDF" align="middle" /></a> </td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a href="http://www.osservatorioantigone.it/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2316&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=1" target="_blank" title="Stampa" onclick="window.open('http://www.osservatorioantigone.it/index2.php?option=com_content&task=view&id=2316&pop=1&page=0&Itemid=1','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"><img src="http://www.osservatorioantigone.it/templates/sam/images/printButton.png" border="0" alt="Stampa" align="middle" /></a> </td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a href="http://www.osservatorioantigone.it/index2.php?option=com_content&amp;task=emailform&amp;id=2316&amp;itemid=1" target="_blank" title="E-mail" onclick="window.open('http://www.osservatorioantigone.it/index2.php?option=com_content&task=emailform&id=2316&itemid=1','win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=400,height=250,directories=no,location=no'); return false;"><img src="http://www.osservatorioantigone.it/templates/sam/images/emailButton.png" border="0" alt="E-mail" align="middle" /></a> </td></tr></tbody></table><table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td colspan="2" valign="top"><div align="justify"><strong>Appello</strong><br /><br />In carcere non si rispettano le leggi. Chi non le rispetta fuori, viene messo dentro; chi mette dentro, le istituzioni democratiche, non le rispetta e basta. Quasi niente, nelle carceri, &egrave; come dovrebbe essere, funziona come dovrebbe funzionare, rispetta il dettato delle norme che dovrebbero regolare la vita penitenziaria. &Egrave; trascorso quasi un anno dalla sentenza della Corte europea dei Diritti umani che ha condannato l&#39;Italia per aver detenuto persone in meno di tre metri quadri. Una violazione dell&#39;articolo 3 della Convenzione europea, un&#39;ipotesi di tortura o trattamento inumano o degradante. <br /></div><div align="justify">Oggi la situazione &egrave; peggiore di allora. Il prossimo 20 settembre saranno dieci anni dall&#39;entrata in vigore del Regolamento penitenziario, che guardava verso condizioni pi&ugrave; dignitose di detenzione. In cinque anni era fissato il termine per adeguare le carceri ad alcuni parametri strutturali. Che ci fosse l&#39;acqua calda, per fare solo un esempio. Ne sono passati dieci, di anni, e quasi ovunque gli edifici sono ancora fuori legge. Noi ci riteniamo da oggi in vertenza contro le istituzioni. Utilizzeremo ogni strumento legale a disposizione per far s&igrave; che lo Stato paghi il prezzo della propria illegalit&agrave;.<br /><br /><strong>Antigone, A buon diritto, Carta </strong></div><div align="justify">per aderire, inviare una mail a: <a href="mailto:carta@carta.org"><font color="#ea4810">carta@carta.org</font></a>&nbsp;</div></td></tr></tbody></table>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sat, 26 Jun 2010 16:11:19 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>bilancio sociale al 31 marzo 2007</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[<font face="CourierNewPSMT"><p align="left">Associazione Yairaiha O.N.L.U.S.</p></font><p align="justify">In data 31 marzo si &egrave; riunita l&#39;assemblea dei soci dell&#39;associazione, sono presenti i soci: Sandra Berardi, Daniele Pietramala, Luana Stellato, Fabrizio Grandinetti, Ferdinando Gentile. Il socio Fabio Federico ha delegato Sandra Berardi a votare per lui.</p><p align="justify">All&#39;ordine del giorno i seguenti punti:</p><p align="justify">&#9679; Approvazione bilancio finanziario dell&#39;esercizio 2006</p><p align="justify">&#9679; verifica delle attivit&agrave; svolte;</p><p align="justify">&#9679; bilancio sociale.</p><p align="justify">dopo aver preso visione del bilancio proposto dal Presidente l&#39;assemblea dei soci approva all&#39;unanimit&agrave; e rimanda la discussione degli altri due punti a data da destinarsi.</p><p align="justify">L&#39;assemblea si dichiara chiusa alle ore 21.30</p><p align="justify">Cosenza, 31 marzo 2007</p><p align="justify">Il presidente&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il segretario</p><p align="justify">Sandra Berardi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Luana Stellato</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sat, 26 Jun 2010 07:30:08 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>L'evasione - idee in fuga</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=projects&amp;id=4</link>
            <description><![CDATA[<p>Cari amici, finalmente esce il <strong>n. 0 de L&#39;evasione</strong>: idee in fuga. Dal titolo si evince gi&agrave; il carattere che avr&agrave; questa nuova testata: idee e pensieri che riescono a oltrepassare le sbarre e i muri di cinta, idee e pensieri liberi di superare le soglie delle strutture totali.</p><p>per info: <a href="mailto:evasione@autistici.org">evasione@autistici.org</a></p><p>BUONA LETTURA</p><p>***** </p><p>Aggiornamento: &egrave; disponibile anche il secondo numero. Per scaricarlo <a href="../upload/projects/files/evasione2.pdf" target="_blank">clicca qui</a>.&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Wed, 23 Jun 2010 12:38:12 +0100</pubDate>
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            <title>bilancio sociale al 30 marzo 2010</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[<font face="CourierNewPSMT"><p align="justify">Verbale assemblea 30 marzo 2009</p><p align="justify">In data 30 marzo 2010, alle ore 16.00 si &egrave; riunita l&#39;assemblea dei soci dell&#39;associazione, sono presenti i soci:</p><p align="justify">Sandra Berardi, Luana Stellato, Fabrizio Grandinetti, Ferdinando Gentile, Paolo Battafarano. I soci Fabio Federico e Daniele Pietramala hanno dato delega a votare per loro conto.</p><p align="justify">All&#39;ordine del giorno i seguenti punti:</p></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="justify">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">Approvazione bilancio finanziario dell&#39;esercizio 2009;</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="justify">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">verifica delle attivit&agrave; svolte;</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="justify">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">bilancio sociale;</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1">&#9679; </font></font><strong><font face="CourierNewPS-BoldMT"><font face="Times New Roman" size="3">proposta di coordinamento regionale su carcere e campagna</font></font></strong><strong><font face="CourierNewPS-BoldMT"> </font></strong><strong><font face="CourierNewPS-BoldMT"><p align="justify">&quot;Mai dire Mai&quot;.</p></font></strong><font face="CourierNewPSMT"><p align="justify">dopo aver preso visione del bilancio economico e sociale proposto dal Presidente l&#39;assemblea dei soci approva all&#39;unanimit&agrave;. Dalla verifica delle attivit&agrave; emerge la volont&agrave; di riprendere pi&ugrave; proficuamente il lavoro interrotto sulle carceri e di accogliere la proposta di creare un coordinamento regionale. </p><p align="justify">Alle ore 17. 00 l&#39;assemblea si scioglie.</p><p align="justify">Cosenza, 30 marzo 2010</p></font><font face="DejaVuSans"><p align="justify">Il presidente&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;il segretario</p><p align="justify">Sandra Berardi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Paolo Battafarano</p></font>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:40:44 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>bilancio sociale al 31 marzo 2009</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[<font face="DejaVuSans"><p align="justify">Verbale assemblea 31 marzo 2009</p><p align="justify">In data 31 marzo 2009 si &egrave; riunita l&#39;assemblea dei soci dell&#39;associazione, sono presenti i soci:</p><p align="justify">Sandra Berardi, Luana Stellato, Fabrizio Grandinetti, Ferdinando Gentile. I soci Fabio Federico e Daniele Pietramala hanno delegato Sandra Berardi a votare per loro.</p><p align="justify">All&#39;ordine del giorno i seguenti punti:</p></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="justify">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">Approvazione bilancio finanziario dell&#39;esercizio 2008</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="justify">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">verifica delle attivit&agrave; svolte;</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="justify">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">bilancio sociale.</font></strong></p></font></font><font face="DejaVuSans"><p align="justify">dopo aver preso visione del bilancio proposto dal Presidente l&#39;assemblea dei soci approva all&#39;unanimit&agrave; e rimanda la discussione degli altri due punti a data da destinarsi. L&#39;assemblea si dichiara chiusa alle ore 22.45</p><p align="justify">Cosenza, 31 marzo 2009</p><p align="justify">Il presidente&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il segretario</p><p align="justify">Sandra Berardi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Luana Stellato</p></font>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:38:45 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>bilancio sociale al 31 marzo 2008</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[<font face="TimesNewRomanPSMT"><p align="left">In data 31 marzo 2008 alle ore 18:00, si &egrave; riunita l&#39;assemblea dei soci dell&#39;Associazione Yairaiha</p><p align="left">Onlus; sono presenti i soci:</p><p align="left">Sandra Berardi, Daniele Petramala, Luana Stellato, Fabrizio Grandinetti, Ferdinando Gentile, Felice Adriani.</p><p align="left">Il socio Fabio Federico ha delegato il presidente Sandra Berardi ha votare per lui.</p><p align="left">All&#39;ordine del giorno i seguenti punti:</p></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="left">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">Approvazione bilancio finanziario dell&#39;esercizio 2007-2008;</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="left">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">verifica delle attivit&agrave; svolte;</font></strong></p></font></font><font face="OpenSymbol" size="1"><font face="OpenSymbol" size="1"><p align="left">&#9679; <strong><font face="Times New Roman" size="3">bilancio sociale.</font></strong></p></font></font><font face="TimesNewRomanPSMT"><p align="left">L&#39;assemblea, dopo aver esaminato le attivit&agrave; svolte, visionato il bilancio finanziario ed il bilancio sociale, approva gli stessi all&#39;unanimit&agrave;.</p><p align="left">L&#39;assemblea si dichiara chiusa alle ore 20:00</p><p align="left">Cosenza 31 Marzo 2008</p><p align="left">Il presidente&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il segretario</p><p>Sandra Berardi&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ferdinando Gentile</p></font>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Tue, 22 Jun 2010 13:36:37 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Il destino di Cesare Battisti è nelle mani di Lula</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p style="line-height: 150%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" dir="ltr" align="center"><font face="Verdana" size="3">Brasile: estradizione di Cesare Batt<a name="18"></a>isti ora &egrave; nelle mani di Lula</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" dir="ltr" align="justify">&nbsp;</p><p dir="ltr" align="right">Ansa, 17 aprile 2010</p><p dir="ltr" align="justify">&nbsp;</p><p dir="ltr" align="justify">Il Supremo Tribunal Federal brasiliano (Stf) ha pubblicato oggi le motivazioni della sentenza con la quale mesi fa ha dato via libera all&rsquo;estradizione in Italia dell&rsquo;ex terrorista rosso, rilevando che ora spetta al presidente brasiliano pronunciare l&rsquo;ultima parola: un documento, quello dell&rsquo;Alta Corte, in cui si smonta in sostanza la tesi che Battisti sia un perseguitato politico.</p><p dir="ltr" align="justify">Uno dei punti chiave delle motivazioni sulla sentenza contro Battisti, che si trova in un carcere di Brasilia, rileva infatti che i quattro omicidi - commessi alla fine degli anni 70 - per i quali l&rsquo;ex membro dei Proletari armati per il comunismo &egrave; stato condannato in Italia, sono stati perpetrati &quot;senza alcun obiettivo politico immediato&quot;, n&eacute; rappresentano &quot;una legittima reazione ad un regime oppressivo&quot;. Il testo parla inoltre dell&rsquo;Italia dell&rsquo;epoca come di un paese &quot;in piena normalit&agrave; istituzionale dello Stato di diritto&quot;.</p><p dir="ltr" align="justify">Proprio sulla base di tale punto, sottolineano analisti locali, nel caso in cui il presidente Lula decidesse di confermare l&rsquo;asilo politico a Battisti - come hanno ipotizzato anche oggi alcuni media brasiliani - dovr&agrave; presentare una motivazione diversa dalla persecuzione politica.</p><p dir="ltr" align="justify">Il dispositivo della sentenza pronunciata nel novembre scorso rileva inoltre che &quot;nonostante la decisione&quot; - e cio&egrave; il s&igrave; all&rsquo;estradizione - dell&rsquo;Alta Corte &quot;non sia vincolante&quot;, Lula dovr&agrave; &quot;osservare i termini del trattato di estradizione firmato tra Brasile e Italia&quot;. I giudici fanno in altre parole capire che pur avendo ora Lula l&rsquo;ultima parola, lo stesso capo dello Stato dovr&agrave; muoversi nell&rsquo;ambito dell&rsquo;accordo di estradizione Roma-Brasilia in vigore da diversi anni.</p><p dir="ltr" align="justify">A concedere lo status di rifugiato politico a Battisti era stato, nel gennaio 2009, l&rsquo;ex ministro della Giustizia, Tarso Genro, che aveva preso tale decisione sulla base &quot;dello statuto dei rifugiati del 1951&quot;, il quale prevede quali ragioni valide per la concessione dell&rsquo;asilo &quot;il fondato timore di persecuzione per motivi di razza o di opinione politica&quot;.</p><p dir="ltr" align="justify">La pubblicazione delle motivazioni sul sito web dell&rsquo;Stf (due pagine di sintesi, su un totale di 200) giunge pochi giorni dopo - lo scorso luned&igrave; a Washington - di un colloquio tra il premier Silvio Berlusconi e lo stesso Lula, il quale in quell&rsquo;occasione aveva fatto sapere di voler aspettare &quot;le motivazioni&quot; con cui la Corte avrebbe argomentato la sua sentenza.</p><p dir="ltr" align="justify">Il premier aveva da parte sua espresso totale fiducia nei confronti delle autorit&agrave; brasiliane per l&rsquo;espletamento delle procedure di estradizione, oltre al rispetto nei confronti del lavoro dei giudici brasiliani. Ora il documento &egrave; di fatto sul tavolo del capo di Stato.</p><p dir="ltr" align="justify">Fonti della difesa di Battisti hanno ricordato all&rsquo;Ansa di avere cinque giorni di tempo, a partire da luned&igrave;, per leggere e controllare con la lente d&rsquo;ingrandimento le 200 pagine della sentenza. &quot;Valuteremo se ci sono contraddizioni od eventuali punti oscuri nel testo&quot;, hanno rilevato le fonti, che secondo le norme brasiliane non hanno pi&ugrave; possibilit&agrave; di presentare ricorsi.</p><p align="justify">&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sat, 17 Apr 2010 18:13:46 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Milano, chiesti 27 anni di carcere per il comandante ROS Ganzer</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=news&amp;id=41</link>
            <description><![CDATA[Il comandante delle teste di cuoio dei carabinieri è accusato di aver coperto alcune irregolarità in diverse operazioni antidroga. L'accusa: associazione per delinquere finalizzata  al traffico di droga, falso e peculato
 
]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 15 Apr 2010 22:00:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Turchia: i minori &quot;lanciatori di pietre&quot; in carcere per terrorismo</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p style="line-height: 150%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Ragazzini, che lanciano pietre nel nome dell&rsquo;indipendenza curda e finiscono in prigione come terroristi. Accade in Turchia, e non di rado. L&rsquo;ultimo episodio &egrave; solo di pochi giorni fa, quando il tribunale di Diyarbakir ha condannato sei minori, con et&agrave; compresa fra 15 e 17 anni a sette anni e cinque mesi di carcere per aver lanciato sassi contro la polizia durante una delle manifestazioni nell&rsquo;est del Paese in supporto del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan che lotta per la creazione di uno stato indipendente. In realt&agrave; la loro pena totale sarebbe stata di 13 anni, il giudice ha poi deciso di diminuirla grazie ad attenuanti.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Questi ragazzi non hanno ammazzato, non hanno rubato. Hanno lanciato pietre contro la polizia in una delle mille manifestazioni che ogni anno si tengono nell&rsquo;est del Paese, a maggioranza curda, a sostegno del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, organizzazione terrorista che lotta per la creazione di uno stato indipendente curdo.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Non sono innocenti, certo. Ma a causa dell&rsquo;attuale legge anti-terrorismo in vigore, vengono condannati alla stesse pene di chi uccide, perseguita, tortura e sequestra. I capi di imputazione per i sei ragazzi di Diyarbakir erano &quot;propaganda di organizzazione terrorista&quot;, &quot;resistenza armata&quot; e &quot;crimine commesso per difendere un&rsquo;organizzazione terroristica&quot;. Accuse gravi di principio, ma dove le armi utilizzate sono sassi e dove le ricostruzioni dei fatti nei processi sono spesso confuse e farraginose.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Il ministero della Giustizia stima che i minori in queste condizioni nel Paese siano circa 2.700. Il problema, oltre alle pene comminate, &egrave; anche il luogo di detenzione. Circa 1.400 subiscono lo stesso trattamento di detenuti adulti e non scontano la loro pena in istituti idonei. Fra il 2006 e il 2007 quelli finiti sotto processo secondo la legge anti terrorismo per aver tirato sassi contro la polizia sono stati 1.056. Di questi 208 sono finiti in carcere.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">Numeri inquietanti, contro i quali il governo di Recep Tayyip Erdogan sta cercando di agire.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">L&rsquo;esecutivo &egrave; al lavoro per modificare la legge che al momento permette alla magistratura di giudicare i lanciatori di pietre secondo la legge antiterrorismo. Sarebbe questo il motivo di pene e condizioni detentive cos&igrave; severe. La bozza della legge &egrave; stata presentata a fine marzo e tutta l&rsquo;opposizione, anche il Partito Nazionalista (Mhp), voce pi&ugrave; conservatrice della minoranza, si &egrave; mostrata disponibile a votarla.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font face="Verdana" size="2">I minori lanciatori di pietre infatti provengono da situazioni famigliari particolarmente critiche complesse. Non vanno a scuola e a volte crescono in un clima di violenza tale che si ritrovano in carcere perch&eacute; avviati dalla famiglia al crimine o al lavoro in nero, altra grande piaga del Paese. Secondo statistiche ufficiali si calcola che i bambini che lavorano fra i 6 e i 17 anni in Turchia siano 960mila. In un contesto del genere, soprattutto in aree del Paese dove la famiglia &egrave; organizzata in clan, &egrave; facile che crescano istigati all&rsquo;odio e la violenza. Il carcere duro per&ograve; sembra la soluzione meno indicata per garantire loro un futuro migliore.</font></p><p style="line-height: 100%; text-indent: 0px; margin: 0px; word-spacing: 0px" align="justify"><font size="2">fonte: Apcom, 2 aprile 2010</font></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sat, 03 Apr 2010 16:25:51 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>NO ALLA DEPORTAZIONE DEI ROM DA COSENZA</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[&nbsp; <p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Courier New, serif"><font size="2">Come appartenenti alla rete antirazzista cosentina esprimiamo la nostra massima solidariet&agrave; e complicit&agrave; ai fratelli rom accampati sulla riva sinistra del Crati. La vicenda rom oramai da anni spunta nelle piene invernali e scompare in primavera. Da ormai tre anni assistiamo al continuo rimpallo tra le istituzioni circa la questione campo rom senza nessuna soluzione, si sono susseguite solo chiacchiere e passerelle mediatiche fino ad arrivare a renderla emergenza da trattare come ordine pubblico.</font></font></p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Courier New, serif"><font size="2">I professionisti del sociale e dell&#39;antirazzismo negli anni hanno millantato soluzioni al problema creando le emergenze per conquistare qualche passerella politica e incrementare i carrozzoni clientelari sui quali reggono il loro misero potere. Dopo tre anni ci ritroviamo nelle stesse condizioni del 2007 e oggi, a riprova dell&#39;immobilismo di una intera classe politico-amministrativa, pende sul campo rom la spada di Damocle di uno sgombero che, entro primo marzo, spazzer&agrave; via quel microcosmo creatosi sulle rive del Crati nell&#39;indifferenza generale. </font></font></p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Courier New, serif"><font size="2">I Rom a Cosenza hanno una lunga storia, da oltre 50 anni si assiste all&#39;insediamento di comunit&agrave; che interagiscono con la citt&agrave; a vari livelli, dalla strada alle stanze dei bottoni. Abbiamo assistito allo sgombero di capodanno di Gergeri e alla conseguente rasa al suolo delle baracche, con assegnazione di case, perch&egrave; in quella zona ricadevano gli appetiti dei signori del cemento e continuiamo ad avere sotto gli occhi la baraccopoli di via Reggio Calabria i cui abitanti da anni aspettano l&#39;assegnazione di una casa. E tutti tacciono. Anche il buon Massimo Converso che alle comunit&agrave; Rom di mezza Italia non pu&ograve; pi&ugrave; avvicinarsi e che sulla falsa, quanto inutile, integrazione dei rom ha costruito la sua immagine e fortuna. Ma i rom romeni devono essere sgomberati, le baracche rase al suolo e la comunit&agrave; deportata su modello Rosarno. Forse perch&egrave; non votano? O forse perch&egrave; la deriva razzista e xenofoba in questo Stato si materializza con azioni come quelle che abbiamo visto a Ponticelli, a Roma, a Milano, a Rosarno, a Corigliano e, domani, forse a Cosenza.</font></font></p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Courier New, serif"><font size="2">Rimandiamo al mittente gli attacchi miopi dei servi di partito derivanti dalla bieca visione dilagante secondo la quale amministrare la cosa pubblica sia una questione privata e che, peggio ancora, chiunque lavori con gli enti pubblici diventi automaticamente &ldquo;fedele alla linea&rdquo; del partito.</font></font></p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Courier New, serif"><font size="2">Riteniamo che fin&#39;ora non c&#39;&egrave; stata nessuna volont&agrave; di affrontare la &ldquo;bomba&rdquo; rom in chiave di diritti di cittadinanza, che gli attori istituzionali siano sempre gli stessi e che le dichiarazioni del Sindaco Perugini e del Presidente Oliverio di chiedere una proroga alla Procura sulla scadenza del 1 marzo siano solo un modo di prendere tempo fino alla prossima tornata elettorale senza avere nessuna intenzione di trovare una soluzione reale. Sarebbe bastata l&#39;individuazione di un area demaniale per la costruzione di un campo-sosta e la messa in opera dello stesso per risolvere la questione e garantire le condizioni di dignit&agrave; minime.</font></font></p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify"><font face="Courier New, serif"><font size="2">Continueremo a stare al fianco delle popolazioni migranti e nomadi costruendo con loro accoglienza dal basso senza nessuna velleit&agrave; integrazionista, difendendo il loro diritto di esistere e vivere secondo la propria cultura e tradizione e, a differenza di Rosarno, faremo le barricate assieme a loro contro lo sgombero.</font></font></p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify">&nbsp;</p><p style="line-height: 115%; margin-bottom: 0cm" align="justify">&nbsp;</p><p style="line-height: 150%; margin-bottom: 0cm"><font face="Courier New, serif"><font size="2">Febbraio 2010 Centro Popolare Occupato Autogestito Rialzo</font></font></p><p style="margin-bottom: 0cm">&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Tue, 09 Feb 2010 17:17:41 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Contro tutte le galere</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<div align="center"><strong>Basta morti in carcere!</strong><br />gioved&igrave; 31 dicembre ore 18.00<br /><br />Presidio sotto il carcere di cosenza in solidariet&agrave; a tutti i detenuti.<br /><br />Facciamo sentire la nostra voce contro tutte le galere!<br /><br />No alla carcerazione sociale!<br /><br />No alla costruzione di nuove carceri!<br /><br /><div align="center"><strong>Cosenza contro il Carcere</strong><br /></div></div>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Wed, 30 Dec 2009 14:34:51 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>L'evasione - idee in fuga</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=projects&amp;id=6</link>
            <description><![CDATA[<p>L&#39;evasione - idee in fuga numero di dicembre 09</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Mon, 14 Dec 2009 15:57:15 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Lager in Italia</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p><em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Non mi uccise la morte, ma due guardi bigotte mi cercarono l&rsquo;anima a forza di botte.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">(Fabrizio De Andr&egrave;)</span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">&ldquo;<em>Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto</em>&rdquo; <span>&nbsp;</span>l&rsquo;audio shock del comandante delle guardie del penitenziario di Teramo aggiunge altro orrore al dramma delle carceri.</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt"><span>&nbsp;</span>(Fonte: &ldquo;Il Manifesto&rdquo;, <span>&nbsp;</span>marted&igrave; 9 novembre 2009).&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">&nbsp;</span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Ecco due testimonianze tratte dalla tesi di laurea &ldquo;Vivere l&rsquo;ergastolo&rdquo;:</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt"><span>&nbsp;</span></span></p><p><em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Una mattina, mentre mi trovavo al passeggio, vengo chiamato dalle guardie, dopo che mi vengono messe le manette vengo fatto salire in una jeep, mettono in moto ed usciamo. Mi ordinano di tenere la testa abbassata. Ad un tratto una guardia impugna la pistola e mi dice &ldquo;Stai per morire!&rdquo; Mi punta la pistola nella tempia destra. Non ho battuto ciglio, certamente la paura c&rsquo;era, <span>&nbsp;</span>ma non potevo fare nulla. In quel momento pensavo alla mia famiglia, <span>&nbsp;</span>quando sento il grilletto girare a vuoto &hellip; una finta esecuzione con le relative risate dei secondini. Come se non bastasse mi si dice:&rdquo;Ora scappa, <span>&nbsp;</span>corri per la campagna&rdquo;. <span>&nbsp;</span>Io con la testa faccio segno di no. Un aguzzino mi d&agrave; uno schiaffo e urla: &ldquo;Scappa&rdquo; io non mi muovo. Prendono una corda la mettono tra le mie manette e la legano alla jeep, mettono in moto e mi tirano dietro, cerco di correre il pi&ugrave; forte possibile, <span>&nbsp;</span>ma non posso farlo pi&ugrave; forte della jeep, <span>&nbsp;</span>finch&egrave; con un piede entro in una buca, perdo l&rsquo;equilibrio, cado e sono trascinato per circa 100 metri con risate e divertimento delle guardi carcerarie.</span></em><em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">(</span></em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Matteo Greco, <span>&nbsp;</span>carcere di Pianosa 1992)&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">&nbsp;</span></p><p><em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Dopo i primi giorni avvenne il primo pestaggio: quando si usciva all&rsquo;aria gli sgherri erano messi in fila con i manganelli nelle mani. Un compagno anziano, lento nei movimenti, rimasto indietro, venne preso a calci, pugni e manganellate. Sentivamo urli strazianti. Al ritorno vedemmo tutto il sangue sparso nel corridoio, ma noi eravamo troppo impauriti per potergli dare la nostra solidariet&agrave;. E quella nostra debolezza fu l&rsquo;inizio della fine, perch&eacute; fatti del genere in seguito si ripeterono sovente. <span>&nbsp;</span></span></em><em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt"><span>&nbsp;</span><span>&nbsp;</span>In quel periodo imparai a conoscermi a crescermi dentro, scoprii che lo Stato &egrave; peggio di quel che credevo, mi faceva conoscere privazioni, torture e patimenti nell&rsquo;assenza totale di legalit&agrave;, giustizia e umanit&agrave;. In quella maledetta isola persino i gabbiani erano infelici per quello che vedevano. Alla fine, nell&rsquo;estate del &rsquo;93, iniziai a fare lo sciopero totale della fame &hellip;</span></em><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">(Carmelo Musumeci, <span>&nbsp;</span>carcere dell&rsquo;Asinara 1992)&nbsp;</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">&nbsp;</span></p><p><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Perch&egrave; meravigliarsi tanto dell&rsquo;omicidio di Stefano Cucchi e delle botte ai detenuti?</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Il carcere in Italia &egrave; cos&igrave; e basta e non deve rendere conto a nessuno. </span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Perch&eacute; queste lacrime di coccodrillo da parte dei politici e dei mass media?</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Non &egrave; un segreto che in carcere i detenuti vengono picchiati, &egrave; sempre stato cos&igrave; e sempre sar&agrave; cos&igrave;.</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Vengono picchiati soprattutto i detenuti pi&ugrave; deboli, i pi&ugrave; soli e i pi&ugrave; emarginati.</span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Carmelo&nbsp;Musumeci&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Carcere di Spoleto</span> </p><div style="border-bottom: windowtext 1pt solid; border-left: medium none; padding-bottom: 1pt; padding-left: 0cm; padding-right: 0cm; border-top: medium none; border-right: medium none; padding-top: 0cm"><p style="tab-stops: 155.95pt; border: medium none; padding: 0cm" class="MsoNormalCxSpMiddle"><span style="font-family: 'Times New Roman','serif'; font-size: 12pt">Novembre 2009 </span></p><span style="font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 11pt"><a href="http://www.urladalsilenzio.wordpress.com/"><span style="font-family: 'Candara','sans-serif'; color: blue; font-size: 12pt">www.urladalsilenzio.wordpress.com</span></a></span><span style="font-family: 'Candara','sans-serif'; color: black; font-size: 12pt"><span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>&nbsp;</span></div>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 13 Nov 2009 13:50:47 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Agli imbrattamenti seguono le minacce</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=comunicati&amp;id=46</link>
            <description><![CDATA[<font face="Calibri" size="-1">L&rsquo;avevamo accolta con ironia e senza allarmismo l&rsquo;azione di imbrattamento della scorsa notte.<br />Salvo svegliarci ieri mattina e scoprire che in citt&agrave; erano stati &ldquo;avvistati&rdquo; alcuni <a href="http://isole.ecn.org/csoacartella/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=382&amp;Itemid=1" target="_blank"><font color="#0068cf">manifestini</font></a>, gli stessi che abbiamo trovato affissi alla nostra porta.<br />Se la forma linguistica &egrave; piuttosto sgrammaticata, il messaggio per&ograve; risulta essere abbastanza chiaro.<br />Con questo comunicato intendiamo rivolgerci a tutte le compagne ed i compagni, alle associazioni, ai comitati, alle tante persone che abbiamo incrociato in questi anni e con le quali abbiamo collaborato per &ldquo;costruire un futuro migliore&rdquo;, ma anche alla cittadinanza tutta, non credendo che possa essere un motivo di festeggiamento la nostra &ldquo;fine&rdquo;.<br />Lo spazio che occupiamo &egrave; la struttura del Parco Cartella, a Gallico (costata all&rsquo;epoca circa 1,7 miliardi delle vecchie lire) che pi&ugrave; di 7 anni fa abbiamo sottratto all&rsquo;incuria e al degrado in cui era stato abbandonato, e trasformandolo in luogo di aggregazione e di propulsione per battaglie di libert&agrave; e dignit&agrave;, oltre che di promozione artistica e culturale.<br />Da allora, nonostante appetiti speculativi politico-mafiosi abbiano spesso cercato di mettere le mani su questa struttura, i diversi attentati ed episodi di intimidazione, noi proseguiamo nel nostro impegno.<br />Ci appare una strana coincidenza che questa serie di intimidazioni segua il lancio della manifestazione contro l&rsquo;apertura dei cantieri del Ponte, ideata proprio in una partecipata assemblea da noi promossa. Sar&agrave; per questo che qualcuno ci vorrebbe morti?<br />Non certo per celebrare la nostra &ldquo;fine&rdquo; ma per ragionare insieme sulla progressiva restrizione degli spazi di agibilit&agrave; politica, nonch&eacute; a rafforzare in nostri sforzi in vista della manifestazione del 19 dicembre<br /></font><div align="center"><font face="Calibri" size="-1"><strong>invitiamo tutte e tutti a partecipare</strong></font><br /><font face="Calibri" size="-1"><strong>all&rsquo;assemblea pubblica</strong></font><br /><font face="Calibri" size="-1"><strong>marted&igrave; 17 novembre alle ore 19,00</strong></font><br /><font face="Calibri" size="-1"><strong>Via Quarnaro I - Gallico</strong></font><br /></div><font face="Calibri" size="-1"><br /></font><div align="center"><font face="Calibri" size="-1"><strong>Schierati al fianco del Cartella!</strong></font></div><p><font face="Calibri" size="-1">info e adesioni:<strong> </strong>csoacartella@ecn.org</font></p><p><font face="Calibri" size="-1"></font></p><div align="center"><br /></div>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 13 Nov 2009 10:56:36 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Un caso Cucchi anche in Calabria </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<span style="color: windowtext"><strong><font size="3">Un caso Cucchi anche nel carcere di Catanzaro dove mor&igrave; giovane di Cosenza</font></strong></span> <p style="margin: auto 0cm" class="txt15"><font size="3">13 nov 09 Ci fu un caso <span>Cucchi anche nel carcere Siano di</span> Catanzaro dove un giovane cosentino, Emiliano Mosciaro, mor&igrave; per una appendicite trasformatasi in peritonite acuta con stato di necrosi avanzata. A rimarcarlo &egrave; la sorella di Mosciaro, Paola, che racconta come nell&rsquo;<span>agosto del 2003 il fratello mor&igrave; in ospedale a Catanzaro appena</span> trasferito dal carcere. Per la morte dell&rsquo;<span>uomo</span> due medici del carcere sono sotto processo per omicidio colposo. Secondo l&#39;accusa, i due non avrebbero messo in atto terapie adeguate per evitare che l<span>&#146;appendicite degenerasse</span> nella peritonite che uccise Mosciaro. <span>Sono convinta -dice oggi la donna-</span> che nessuno pagher&agrave; per la morte di mio fratello. Sono passati sei anni ed ancora non siamo venuti a capo di niente. Il processo va avanti a suon di rinvii. Ormai spero solo nella giustizia divina perch&eacute; in quella umana non ci credo pi&ugrave; da tanto tempo. Si spera sempre che cambi qualcosa, ma poi la speranza muore. Quello che &egrave; successo a Stefano Cucchi &egrave; qualcosa di disumano<span>. Anche dopo morto -ricorda la donna- c&#39;erano gli agenti della</span> polizia penitenziaria a guardare il corpo di Emiliano e ci fecero allontanare. Dovemmo aspettare l&rsquo;<span>autorizzazione del giudice per poter</span> piangere mio fratello. Questa cattiveria mi rimarr&agrave; dentro per tutta la vita<span>.</span></font></p><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 13 Nov 2009 10:16:38 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Carcere: muore un detenuto di 32 anni, indagini della Procura</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p><strong>Si chiama Giuseppe Saladino il giovane parmigiano deceduto sabato nel carcere di via Burla a Parma. L&#39;uomo era stato arrestato venerd&igrave; scorso perch&eacute; doveva scontare una condanna ad un anno e due mesi per furto con scasso (era agli arresti domiciliari), ma &egrave; stato sorpreso fuori dalla sua abitazione; il luogo dove avrebbe dovuto scontare la pena. Per questo motivo Saladino, 32 anni nato a Palermo ma da molti anni residente a Parma, &egrave; tornato in carcere. Una volta portato nel carcere per&ograve; ha accusato un malore ed &egrave; morto. La Procura di Parma ha aperto un fascicolo contro ignoti. Si indaga per omicidio colposo. </strong></p><p>Il pm Roberta Ricci ha disposto l&#39;autopsia e i risultati sono attesi per i prossimi giorni. Pochi giorni fa la Procura di Parma aveva aperto un&#39;altra inchiesta per l&#39;ipotesi di istigazione al suicidio di un detenuto che stava scontando l&#39;ergastolo e si era tolto la vita. La vicenda riporta alla mente il caso Cucchi, il giovane morto a Roma qualche settimana fa.</p><p>da: <a href="http://www.lungoparma.com/">http://www.lungoparma.com/</a></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 12 Nov 2009 23:25:44 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Turchia, uccise 953 donne nei primi sette mesi del 2009</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[9/11/2009 <br /><br />Il dato &egrave; stato reso noto dal ministro della Giustizia in seguito ad<br />un&#39;interrogazione parlamentare Nei primi sette mesi del 2009 in Turchia<br />sono state assassinate 953 donne.<br />Questo significa che in media sono state uccise 4,5 donne al giorno, 31<br />a settimana.<br />A dare la notizia &egrave; stato il quotidiano filo-governativo Today&#39;s Zaman<br />che riporta il dato fornito da Sadullah Ergin, ministro della Giustizia,<br />per rispondere ad un&#39;interrogazione parlamentare.<br />A chiedere al ministro della Giustizia di fare luce su questi omicidi &egrave;<br />stata la deputata Fatma Kurtulan del partito per una Societ&agrave;<br />democratica, filo curdo.<br />L&#39;interrogazione della Kurtulan rientra all&#39;interno di un progetto pi&ugrave;<br />ampio per costringere il Governo guidato da Giustizia e Sviluppo,<br />partito di radici islamiche, a porre fine alla piaga delle violenze<br />contro le donne.<br /><br /><br />benedetta guerriero&nbsp; Peace Reporter]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 12 Nov 2009 23:22:37 +0100</pubDate>
        </item>
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