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        <title>Yairaiha - Associazione ONLUS</title>
        <description>contro il carcere e la repressione</description>
        <link>http://www.yairaiha.org</link>
        <lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 14:57:44 +0100</lastBuildDate>
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            <title>NO ISOL - rompere l'isolamento</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<span style="color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left">Questo comunicato &egrave; frutto del dibattito fra tutti i 12 detenuti della sezione isolamento. E&#39; il risultato di un percorso fatto di tanti piccoli passi. C&#39;&egrave; da superare un certo modo di essere auto-castrante che si racchiude in alcuni modi di dire: &quot;saper fare la galera&quot;, che pu&ograve; anche essere salutare se si riferisce alla capacit&agrave; fisica e mentale per affrontarla, ma diventa estremamente negativa s</span><span style="display: inline; color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px; text-align: left" class="text_exposed_show">e &egrave; intesa nel &quot;fatti la galera&quot; come accettazione e passivit&agrave; figlia di una disaffezione ai comportamenti collettivi e alla possibilit&agrave; di conquistarsi le proprie istanze e bisogni. Perfino il semplice gesto di apporre una piccola firma ad un appello non era cosa scontata, perch&eacute; qui tutto ruota intorno alla individualizzazione della pena e ad un misto di benefici, punizione e burocrazia. A questo si aggiunge la difficolt&agrave; di rapporto fra etnie diverse.<br />Le visite dei consiglieri regionali (Eleonora Artesio e Fabrizio Biole che ringrazio) sono servite per far capire che ci pu&ograve; essere attenzione fuori. Servono soprattutto per portare alla luce le contraddizioni esistenti.<br />Ultima nota: due perquisizioni in una settimana. La prima marted&igrave; 28 febbraio ore 07.30 viene perquisita la mia cella. Venerd&igrave; 2 marzo ore 7.30 perquisita la sezione, 30 guardie, 5 per cella, metaldetector. 15 minuti. Io vengo chiuso nella doccia (la prossimo volta porto accappatoio e sapone), tutti gli altri nel corridoio che porta all&#39;aria.<br /><br />Forza Luca, spero in una rapida guarigione.<br /><br />Un abbraccio, Giorgio<br /><br />****************<br /><br />Alla gentile attenzione degli Organi di Informazione<br /><br />Siamo i detenuti della sezione &ldquo;isolamento&rdquo; del carcere di Saluzzo e vorremmo portarvi a conoscenza della situazione in cui siamo costretti a vivere.<br /><br />Siamo tutti imputati in attesa di giudizio (quindi solamente indagati) e nonostante questo siamo rinchiusi in una sezione di isolamento.<br /><br />La direzione del carcere sostiene che noi (siamo 12 detenuti) non siamo in regime di isolamento dal momento che in cella siamo in due (alcune volte anche tre). La stessa direzione si dimentica tuttavia di dire che questa situazione &egrave; dovuta solo al sovraffollamento.<br /><br />Ogni cella dispone di un proprio cortile per la permanenza all&#39;aria. Un cortile grande 6 metri x 2 metri e 80 centimetri, con un muro di 5/6 metri di altezza, che in autunno, inverno e in buona parte della primavera, non vede nemmeno il passaggio di un raggio di sole.<br /><br />Ci sono 6 celle per 6 cortili. Chi scende all&#39;aria viene segnato sul registro (ora di uscita/ora di rientro) e pu&ograve; solo andare all&#39;aria che corrisponde alla sua cella. Strano paradosso: facciamo socialit&agrave; dalle ore 17 alle ore 19 stando insieme in un piccolo corridoio, ma all&#39;aria no. In cortile dobbiamo stare divisi ognuno nella sua gabbia. Le gabbie degli animali hanno almeno le reti e le sbarre, mentre qui c&#39;&egrave; solo un alto muro di cemento. Se in uno spazio simile ci fosse in animale con un peso superiore ai 15 kg, si arrabbierebbe persino la Protezione Animale.<br /><br />Uno di noi ha visto decine di arie in giro per l&#39;Italia, ma mai nessuna cos&igrave;. Questi &ldquo;cortili&rdquo; sono solitamente usati per i detenuti soggetti al 41bis. In una sezione vicina alla nostra, ci sono 6 detenuti in regime di isolamento speciale che hanno gli stessi spazi e cortili.<br /><br />La Direzione si giustifica dicendo che questa &egrave; una casa di reclusione (penale) e non una casa circondariale. Per salire nelle 6 sezioni del carcere bisogna essere &ldquo;definitivi&rdquo;. L&igrave; ci sono laboratori, le attivit&agrave; in comune, la palestra, l&#39;area per giocare a pallone.<br /><br />Per noi no. Eppure alcuni di noi indagati stanno qui anche un anno in carcerazione preventiva in attesa del processo. L&#39;unica concessione che ci viene fatta &egrave; di andare a messa con una sezione di alta sorveglianza.<br /><br />Nessuno di noi &egrave; qui per aver subito una sanzione disciplinare, eppure siamo esclusi da tutte le attivit&agrave; ricreative e sportive che l&#39;ordinamento penitenziario prevede.<br /><br />Non ci lamentiamo per le nostre questioni personali ma riteniamo che si stiano violando i diritti e la dignit&agrave; di noi detenuti.<br /><br />Ci chiediamo chi sia e cosa faccia il garante dei detenuti.<br /><br />Concludendo, consegneremo questa lettera ai nostri avvocati con cui intendiamo fare un esposto alla Procura e invitiamo le forze politiche e sociali a denunciare questa insostenibile situazione.<br /><br />Vi ringraziamo anticipatamente.<br /><br /><br /><br />Firme dei 12 detenuti<br /><br /><br /><br />Fabio G.<br /><br />Daniele G.<br /><br />Giorgio R.<br /><br />Gianpietro F.<br /><br />Younos O.<br /><br />Illi E.<br /><br />Giuseppe M.<br /><br />Andrei V.<br /><br />Reoouanne G.<br /><br />Beppe M.<br /><br />Giacomo C.<br /><br />Miraie N.</span>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sun, 25 Mar 2012 15:53:01 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>bilancio sociale al 31 marzo 2012</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[pagina in costruzione]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 20:05:40 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>bilancio sociale al 31 marzo 2011</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[<strong>pagina in costruzione</strong>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 20:04:57 +0100</pubDate>
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            <title>L'associazione</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php?page=associazione</link>
            <description><![CDATA[<strong>Chi siamo</strong><br /><p> 	<strong>L&#39;Associazione Yairaiha O.N.L.U.S</strong>., costituita in data 29 marzo 2006 ai sensi del D. Lgs. 460/97, nasce con fini esclusivamente di solidariet&agrave; sociale. In particolare si pone come obiettivi primari<strong> la tutela e la difesa dei diritti umani</strong> con particolare attenzione a quelli della popolazione sottoposta a limitazione della libert&agrave; e dei <strong>minori migranti non accompagnati</strong>.</p> 	<p><strong>Attivit&agrave; svolte</strong></p> 	<ul><li> <strong>2005/2006 Monitoraggio</strong> delle condizioni dei migranti detenuti in tutti gli Istituti di reclusione della Provincia di Cosenza con il patrocinio dell&#39;Assessorato alle Politiche Sociali provinciale ed in collaborazione con l&#39;Associazione culturale multietnica &quot;La Kasbah&quot;;</li><li>Attivazione di una <strong>&quot;casella postale&quot; presso l&#39;Assessorato alle Politiche Sociali della Provincia aperta ai detenuti</strong> per segnalazioni di situazioni che richiedono particolare attenzione;</li></ul><ul><li><strong>2006/2008 Visite ispettive periodiche</strong>, assieme a Parlamentari della Repubblica Italiana, negli Istituti Penali Calabresi e nei Centri di Permanenza Temporanea da cui sono scaturite alcune interrogazioni parlamentari su specifici problemi carcerari;</li><li><strong>2007/2008 Campagna Popolare regionale per l&#39;Amnistia e l&#39;Indulto</strong> che ha coinvolto le famiglie dei detenuti, la cittadinanza e forze politiche e sociali;</li></ul><ul><li><strong>dal 2006 Progettazione e gestione del centro per minori</strong> sottoposti a provvedimenti penali e minori migranti non accompagnati &quot;Punto di Partenza&quot;, sito in via L. Da Vinci, 14 - Rende. Il centro &egrave; finanziato da: Provincia di Cosenza - Assessorato alle Politiche Sociali e Politiche dell&#39;Immigrazione, Centro della Giustizia Minorile di Calabria e Basilicata.&nbsp;Per la prima annualit&agrave; la struttura ha ricevuto un contributo dalla Regione Calabria - Assessorato alle Politiche Sociali,lo stesso &egrave; stato utilizzato nell&#39;arco di due annualit&ograve; del progetto e non rinnovato in quanto le competenze sono state trasferite ai comuni in base alla l.r. 23 che recepisce la l. 328/00.&nbsp;</li></ul>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 22 Mar 2012 20:02:53 +0100</pubDate>
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            <title>Il rapporto di Antigone: nelle carceri sovraffolamento e degrado.</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p><span style="color: #003300"><strong>Presentato l&rsquo;ottavo 
rapporto dell&rsquo;associazione Antigone. Ogni 5 giorni si toglie la vita un 
detenuto. Nelle prigioni un recluso ogni mille si suicida, all&rsquo;esterno 
solo una persona ogni 20 mila. Dall&rsquo;inizio del 2011 si contano gi&agrave; 154 
morti, di cui 53 per suicidio</strong></span></p>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color: #ff0000"><em>Liberazione </em></span>29 ottobre 2011</p><br />
All&rsquo;ex pm antiterrorismo Franco Ionta, oggi capo dell&rsquo;amministrazione 
penitenziaria, non &egrave; piaciuto&nbsp; l&rsquo;ottavo rapporto sulla condizione della 
detenzione, intitolato &ldquo;Prigioni malate&rdquo;, presentato ieri 
dall&rsquo;associazione Antigone. Invitato alla presentazione del volume, il 
massimo responsabile delle carceri si &egrave; eretto a &laquo;coscienza critica&raquo; di 
chi, come Antigone, denuncia l&rsquo;insostenibile situazione delle prigioni. 
Un singolare esercizio di &ldquo;critica della critica&rdquo; che sarebbe stato pi&ugrave; 
utile rivolgere alla tragica quotidianit&agrave; della realt&agrave; carceraria.<br />
Dietro alla valanga di cifre che il rapporto elenca emerge una 
situazione gi&agrave; ampiamente nota: siamo il Paese con il maggior tasso di 
sovraffollamento carcerario in Europa dopo la Serbia mentre i nostri 
tassi di criminalit&agrave; sono scavalcati da Francia e Spagna. Antigone cita i
 dati comparativi rilevati dal Consiglio d&rsquo;Europa e da Eurostat. 
Attualmente per ogni 100 posti disponibili ci sono 47 detenuti 
eccedenti.<br />
Gli istituti di pena sono oramai enormi lazzaretti, degli ospizi per 
derelitti, vaste discariche dove viene confinato ogni dolore e malessere
 sociale, nelle quali si ammassano umiliati e offesi, vite rottamate, 
sfigati senza speranza. Nel sistema penitenziario, quelle che con un 
eufemismo sociologico vengono definite &laquo;nuove povert&agrave;&raquo; ammontano oramai a
 circa l&rsquo;80% della popolazione reclusa.<br />
Una parte della popolazione &egrave; predestinata a convivere con la 
reclusione, &egrave; questo il dato strutturale della politica penitenziaria. 
Guarda caso questa porzione di popolazione &egrave; sempre la stessa: un terzo 
degli attuali 67.429 incarcerati sono stranieri mentre nel corso di un 
intero anno hanno fatto ingresso in cella ben 84.641 persone. Il profilo
 classico &egrave; quello del giovane privo d&rsquo;istruzione e con problematiche 
esistenziali legate alla tossicodipendenza. Un dato che rende uniche le 
carceri italiane rispetto alla situazione europea. Una buona parte dei 
reclusi proviene dall&rsquo;Italia meridionale. Non a caso la Puglia risulta 
la regione pi&ugrave; sovraffollata con un tasso del 183%. Chi viene dal Sud 
non ha titoli di studio, appartiene ai ceti sociali pi&ugrave; bassi. Chi 
arriva dai paesi d&rsquo;emigrazione vede aumentare, molto di pi&ugrave; che nel 
passato, la probabilit&agrave; di finire imprigionato. Cifre che indicano come 
il carcere rinvii ad uno degli aspetti pi&ugrave; crudi della discriminazione 
di classe mentre il richiamo alla legalit&agrave; &egrave; la macchina ideologica che 
legittima e riproduce questa dominazione.<br />
La misure alternative funzionano a macchia di leopardo rasentando un 
sistema che assomiglia ad un specie di feudalesimo giudiziario: a parit&agrave;
 di reato attribuito, pena comminata, percorso penitenziario svolto, il 
trattamento riservato dai tribunali di sorveglianza assomiglia alla 
ruota della fortuna. La Cassa delle ammende, riservata per statuto al 
finanziamento delle attivit&agrave; trattamentali esterne, &egrave; stata stornata per
 finanziare nuove carceri e infrastrutture. Il Dap spende appena 4 euro a
 detenuto per tre pasti giornalieri, confidando nelle loro tasche per 
l&rsquo;integrazione dei generi alimentari tramite il sopravvitto. Solo che il
 lavoro scarseggia e le mercedi sono state ridotte. Non esistono appalti
 trasparenti per le ditte fornitrici, ma un&rsquo;attribuzione mafiosa 
concessa per &laquo;licitazione privata&raquo;. In altre parole, la gara non &egrave; 
aperta a tutti. &laquo;Questo sistema &ndash; denuncia Antigone &ndash; ha prodotto e 
continua a produrre un&rsquo;oligarchia di fornitori di pasti a crudo priva di
 qualsiasi controllo e basata sugli introiti per le ditte appaltatrici 
derivanti dal sopravvitto&raquo;. In Italia &ndash; secondo quanto si legge nel 
rapporto &ndash; sono due le ditte a spadroneggiare in questo settore: &laquo;la 
Arturo Berselli &amp; C. spa e la Seap spa&raquo;. La prima attiva, 
direttamente o attraverso societ&agrave; legate, in oltre 40 istituti; la 
seconda presente in 26 istituti.<br />
Che le prigioni fossero una purulenta sentina della societ&agrave; &egrave; stato 
scritto, detto e ribadito fino alla nausea. Un&rsquo;ovviet&agrave; che suona come 
una vuota retorica dell&rsquo;indignazione, non pi&ugrave; udibile da chi vi &egrave; 
costretto a trascorrere periodi sempre pi&ugrave; lunghi della propria 
esistenza. Secondo Vittorio Antonini, coordinatore dell&rsquo;associazione 
Papillon: &laquo;Dopo anni di denunce non &egrave; il pi&ugrave; il momento di spiegare a 
partiti di maggioranza e di opposizione, o addirittura al governo, 
quanto sia drammatica la realt&agrave; nelle carceri. Questa fase &egrave; finita. Si 
tratta invece di imporre a tutti concreti e immediati atti di 
responsabilit&agrave; prima che le carceri scoppino. Per quel che ci riguarda &ndash;
 conclude &ndash; continueremo a rivolgerci alla base elettorale di tutti i 
partiti per spiegare quanto sia criminogeno il comportamento dei loro 
eletti&raquo;.]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sun, 30 Oct 2011 15:38:03 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>UNA STORIA VERA</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<div align="right">23/10/2011</div><p align="center"><strong><br /> </strong></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p><em>La dove cresce il dolore &egrave; terra benedetta. Un giorno o l&rsquo;altro, voi tutti riuscirete a capire cosa significa questo. </em>(Oscar Wilde)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In carcere capita spesso che si possa osservare meglio gli altri che se stessi.</p>
<p>E scrivendo si pu&ograve; essere la voce di chi non ha neppure pi&ugrave; la forza di avere voce.</p>
<p>Questa &egrave; una storia vera che nessuno scriver&agrave; mai in un giornale e mai nessuno racconter&agrave; in televisione.</p>
<p>Questa &egrave; una storia vera che rimarr&agrave; prigioniera nelle celle,
 nei cortili e nelle sezioni dell&rsquo;Assassino dei Sogni (il carcere,&nbsp; come
 lo chiamo io).</p>
<p>Io ci provo a fare evadere questa storia dalle sbarre della 
mia cella per farla conoscere aldil&agrave; del muro di cinta, al mondo dei 
&ldquo;buoni&rdquo;.</p>
<p>Questa &egrave; la storia di Salvatore Liga, detenuto nel carcere di
 Spoleto in Alta Sicurezza, 80 anni compiuti l&rsquo;estate scorsa, vecchio 
malato e stanco.</p>
<p>E destinato con certezza a&nbsp; morire in carcere perch&eacute; &egrave; stato 
condannato alla pena dell&rsquo;ergastolo ostativo a qualsiasi beneficio,&nbsp; se 
al suo posto non ci mette un altro.</p>
<p>L&rsquo;ultima volta che l&rsquo;ho visto era questa estate e si muoveva a
 malapena nel cortile del carcere con due stampelle sotto le ascelle.</p>
<p>Stava sotto il sole seduto in una panchina di cemento armato 
tutto l&rsquo;orario del passeggio a prendersi l&rsquo;ultimo sole della sua vita.</p>
<p>Poi un giorno non l&rsquo;avevo pi&ugrave; visto.</p>
<p>In seguito avevo saputo che gli avevano trovato un tumore 
maligno allo stomaco e l&rsquo;avevano trasferito d&rsquo;urgenza in un centro 
clinico carcerario.</p>
<p>Proprio l&rsquo;altro giorno ho saputo che era ritornato, l&rsquo;avevano
 operato,&nbsp; ma che adesso non riusciva pi&ugrave; a camminare e gli hanno dato 
una sedia a rotelle.</p>
<p>Oggi, da un suo paesano, ho saputo che per Salvatore Liga le 
disgrazie non sono finite perch&eacute; gli hanno applicato un residuo 
d&rsquo;isolamento diurno.</p>
<p>A che serve e a chi serve applicare ad un povero vecchio in fin di vita una misura cos&igrave; sadica e vessatoria?</p>
<p>Molti forse non sanno che l&rsquo;isolamento diurno &egrave; una pena che 
si d&agrave; normalmente quando si &egrave; condannati alla pena dell&rsquo;ergastolo e che 
ti costringe a non fare vita comune con i tuoi compagni.</p>
<p>Che altro aggiungere, se non che il carcere non dovrebbe 
essere uno strumento di tortura, mortificazione, un luogo di violenza 
istituzionale e una fabbrica di emarginazione.</p>
<p>E se siete dei credenti, aggiungo solamente che Ges&ugrave; nelle sue predicazioni non chiedeva giustizia ma perdono.</p>
<p>Visto per&ograve; i risultati, credo che Ges&ugrave; abbia perso solo tempo a venire su questa terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Carmelo Musumeci.</p>
<p>Spoleto ottobre 2011</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sun, 23 Oct 2011 14:25:59 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>UN CASO CUCCHI FORTUNATAMENTE INCOMPIUTO</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<!--[if gte mso 9]><xml>
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<h2 style="text-align: right" align="right"><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal">17/10/11</span></h2>

<p><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal">La
storia di Ismail Ltaief &egrave; un caso di inaudita violenza. Ismail, condannato a 5
anni di carcere da scontare presso la struttura di Velletri dove era addetto
alla cucina, si accorge che le derrate alimentari destinante alla popolazione
dell&rsquo;istituto penitenziario vengono regolarmente trafugate da alcuni agenti
della polizia penitenziaria. Inizia cos&igrave; a scrivere un diario dove appunta gli
avvenimenti di cui &egrave; spettatore. La situazione precipita quando egli dichiara
la sua decisione di portare a conoscenza delle autorit&agrave; di competenza ci&ograve; che
accade all&rsquo;interno del carcere di Velletri.Da questo momento in poi Ismail
subisce minacce, ricatti, angherie e pestaggi. Gli agenti riescono ad
estorcergli una ritrattazione, ma dopo un po&rsquo; di tempo Ismail si appella al
Magistrato di Sorveglianza e chiede l&rsquo;apertura di un&rsquo;indagine poich&eacute; vede
minacciata la propria incolumit&agrave;. Inaspettatamente il Magistrato visita <span>&nbsp;</span>in carcere il detenuto poco tempo dopo un
avvenuto pestaggio e lo stesso, <span>&nbsp;</span>riscontrate vistose lesioni sul corpo di
Ismail, ne dispone il trasferimento e chiede alla Procura della Repubblica
competente di avviare indagini sul caso. I fatti sono avvenuti
nell&rsquo;anno 2010, le indagini hanno portato, all&rsquo;inizio dell&rsquo;anno corrente, all&rsquo;adozione
dei primi provvedimenti cautelari a carico degli agenti della polizia
penitenziaria. Il 14 luglio 2011 si aperto il processo ed in aula erano
presenti solo tre dei cinque imputati, su di loro pende l&rsquo;accusa di violenza
privata dalla qualit&agrave; di pubblico ufficiale, lesioni aggravate ed intralcio
alla giustizia; il Procuratore Capo di Velletri, che ha rappresentato la
pubblica accusa, ha espresso </span><strong><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal">parere contrario alla revoca della misura cautelare</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal"> per un
ispettore capo, ricordando che lo stesso &egrave; accusato di aver picchiato anche un
altro detenuto. Il </span><strong><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal">processo &egrave; stato rinviato al prossimo 10</span></strong><strong><span style="font-size: 9pt"> </span></strong><strong><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal">novembre</span></strong><span style="font-size: 9pt; font-weight: normal"> ed in
questa occasione saranno sentiti Ismail Ltaief e altri cinque testimoni
indicati dalla pubblica accusa.</span></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Mon, 17 Oct 2011 19:59:45 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Ciao Nicola</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify" align="right">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>13/09/2011<br /></strong></p><div align="left">
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</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Nicola Ranieri &egrave; morto.Troverete tantissimo materiale 
su di lui sul Blog http://urladalsilenzio.wordpress.com/, alcune cose sono da rivedere, alcune 
informazioni vanno corrette, ma la sostanza resta valida.Nicola Ranieri prima era 
detenuto a Spoleto. Poi fu trasferito a Fossombrone. E da l&igrave; ad Opera 
per curarlo da un cosiddetto tumore al polmone. Dico cosiddetto, perch&egrave; 
poi non si &egrave; capito nulla. Se non che ad Opera l&rsquo;hanno trattato come un 
cane. Come neanche una bestia di un canile lager viene trattata.&nbsp; E&rsquo; la 
parola di Nicola certo, non &egrave; ancora la prova provata.Ma oggi, dinazi al nostro amico 
morto, scelgo di credere a lui. Anche perch&egrave; ho visto a confronto la 
sincerit&agrave; dei Dirigenti carcerari, dei loro funzionari&nbsp; proni, e dei 
timidi e pudibondi educatori al seguiito. E ho visto la sincerit&agrave; dei 
detenuti. In etrambi i mondi ci sono i falsi e i veri, i buonni e i 
cattivi, gli onesti e i disonesti, i sinceri e gli sparaballe. Ma la 
percentuale di quest&rsquo;utlima tra Direttori di carceri, vice direttori, 
dirigenti sanitari (su questi stendo un velo pietoso) &egrave; nettamente 
superiore.Nicola fu scarcerato da Opera 
perch&egrave;, in pratica, il carcere lo riteneva spacciato. Nell&rsquo;ospedale di 
Bari, luogo di origine di Nicola, dove &egrave; ritornato presso la famiglia, 
si sono messi le mani nei capelli. Letteralmente allucinati. Si sono 
fatte diverse ipotesi.. come quella di una bronchite a lungo non 
curata.&nbsp;Una cosa sembra probabilissima.. non &egrave; stato fatto quello che 
doveva essere fatto.Nicola raccontava di intere 
giornate costretto a restare nel &ldquo;piano malati&rdquo; del carcere di Opera, 
cos&igrave; lo chiamo, quel settore in cui (lui diceva) venivano &ldquo;collocati&rdquo; 
tutti gli affetti da gravi patologie. E anche il cucco sa che una 
persona che sta gi&agrave; malissimo, se sta anche in carcere ed &egrave; anche 
cicondata da patologici, la indebolisci radicalmente dal punto di vista 
psicosomatico.Nicola parlava di angherie, 
umiliazioni e violenze. Parlava di secchi d&rsquo;acqua che gli venivano 
lanciati addosso. Di letti perennemente umidi. E di risposte alle sue 
lamentele e alle sue richieste.. risposte che erano di questo tenore (lo
 rendo a senso.. non ricordo le parole esatte.. ) &ldquo;Qui funziona cos&igrave;.. o
 ti sta bene.. o ti fotti&rdquo;.Nicola veniva portato in 
ospedale quando era ad Opera. Ma con quale frequenza? E in che modo? 
Pare anche che lo facessero camminare a lungo&hellip; quando invece non doveva 
stancarsi. E&rsquo; cos&igrave;? Qualcuno risponder&agrave; o si trincereranno nel silenzio 
ipocrita e attendista, che &egrave; lo stile di molte Direzioni di carceri in 
Italia?I medici di Bari sembra abbiano 
detto alla sorella che intervenendo in maniera adeguata a suo tempo, 
mesi fa (che si trattasse di un tumore insieme a bronchite&hellip; o di altro..
 adesso &egrave; un vero caos andare a districarsi nelle interpretazioni 
patologiche.. ma ci ritorneremo con un minimo di valutazione equilibrata
 successivamente), sarebbe stato, con tutta probabilit&agrave; salvato.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Gli ultimi mesi di Nicola, a Bari, non sono stati facili.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Ha cercato di lottare. Ha fatto del suo meglio. A&nbsp; un certo punto ha cominciato a perdere lucidit&agrave;.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Per lo meno sono stati giorni passati insieme ai familiari.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Ora Nicola &egrave; morto.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>E noi non sappiamo ancora la verit&agrave;.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Non ci sono certezze e prove assolute.. ora.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Non sappiamo se il carcere di Opera&hellip; ha contribuito ad ucciderlo.</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Ma se fosse stato cos&igrave;, sconteranno le loro responsabilit&agrave;.</strong></p><div align="left"><strong>Una vita passata nella miseria, una vida non dura violenta. Come un figlio di un Dio minore.</strong>
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Adesso sei libero finalmente&hellip;</strong></p><div align="left">
</div><p style="text-align: justify" align="left"><strong>Ciao Nicola</strong></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 14 Oct 2011 22:01:36 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Due detenuti suicidi in 24 ore, a Palermo e Messina</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p align="right">&nbsp;13/09/2011</p><p>Due detenuti si sono suicidati nelle ultime 24 ore, il primo 
all&#39;Ucciardone di Palermo e il secondo all&#39;ospedale psichiatrico 
giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto, nel messinese. Lo rende noto 
l&#39;associazione Ristretti Orizzonti sottolineando che da inizio anno 
salgono cos&igrave; a 47 i detenuti suicidi, mentre il numero complessivo dei 
decessi in carcere arriva a 142.<br /><br /> A.P., 38 anni, originario di 
Torino e detenuto all&#39;Ucciardone per furto, si &egrave; impiccato ieri mattina 
in cella. Ha aspettato che il suo compagno lasciasse la cella per andare
 a colloquio con un parente. I poliziotti penitenziari lo hanno trovato 
impiccato alla finestra con i pantaloni del suo pigiama. Per lui, ormai,
 non c&#39;era pi&ugrave; nulla da fare. P. avrebbe finito di scontare la sua 
condanna nel febbraio 2012. In passato era stato seguito dallo 
psichiatra, ma nell&#39;ultimo periodo il medico aveva dichiarato che il 
paziente stava bene. La Procura ha disposto l&#39;autopsia.<br /><br /> Il 
secondo detenuto si &egrave; suicidato all&#39;opg di Barcellona, nel messinese: 
l&#39;internato, 46enne, si &egrave; ucciso nella sua cella singola, infilando la 
testa in un sacchetto di plastica e inalando il gas del fornellino 
utilizzato per la cottura di piccole porzioni di cibi. Originario di 
Cremona, M. S., semilibero e prossimo alla libert&agrave;, si &egrave; tolto la vita 
nel corso della nottata di domenica, intorno a mezzanotte. Inutili si 
sono rivelati i tentativi di rianimazione intrapresi da un agente della 
polizia penitenziaria e subito dopo dal medico di turno. L&#39;uomo era 
prossimo alla liberazione prevista per il 2012 con la cessazione della 
misura di sicurezza, imposta a suo tempo per la commissione di reati 
lievi, maltrattamenti e resistenza, e per i quali era stato prosciolto a
 causa del suo stato di malessere psicofisico. E la detenzione in 
carcere era stata sostituita dalla misura di sicurezza &quot;scontata&quot; quasi 
fino in fondo senza che fossero emersi problemi di particolare gravit&agrave;.</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Wed, 14 Sep 2011 09:28:08 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>malasanità in carcere</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify" class="MsoNormal">&nbsp;</p><p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Cambria, serif" class="Apple-style-span"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Courier New'">La storia di Michele Bruni richiama
l&rsquo;attenzione sull&rsquo;assistenza sanitaria penitenziaria che non garantisce
assolutamente le cure adeguate nonostante <span class="apple-style-span"><span style="color: black">l&rsquo;articolo 1 del Decreto Legislativo 230/99, sul riordino
della medicina penitenziaria stabilisce che: &quot;I detenuti e gli internati
hanno diritto, al pari dei cittadini in stato di libert&agrave;, alla erogazione delle
prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, efficaci ed
appropriate, sulla base degli obiettivi generali e speciali di salute e dei
livelli essenziali e uniformi di assistenza individuati nel Piano sanitario nazionale,
nei piani sanitari regionali ed in quelli locali&quot;</span></span>. Quanti
Michele si sarebbero potuti curare in tempo prima che le malattie
degenerassero? Solamente dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno ad oggi registriamo ben 81 morti
nelle carceri italiane, di cui 21 per suicidio, e ben 60 per malattie il pi&ugrave;
delle volte curabili se prese per tempo e non sottoposte alla burocrazia
carceraria che uccide prima della malattia in se. L&rsquo;et&agrave; dei morti di carcere va
dai 19 ai 55-60 anni, in ogni caso l&rsquo;et&agrave; media &egrave; di 30-35 anni.<span>&nbsp; </span>La prevalenza dei quali per malattie curabili
o che comunque avrebbero potuto beneficiare del differimento della pena in casi
particolarmente gravi anche in caso di cosiddetta &ldquo;pericolosit&agrave; sociale&rdquo;(artt.
146 e 147 del C.P.). <span>&nbsp;</span>Ma in Italia la
legge non &egrave; uguale per tutti. Per i detenuti &ldquo;altisonanti&rdquo; c&rsquo;&egrave; sempre una
patologia pi&ugrave; o meno grave per cui risultano incompatibili con il carcere
mentre i detenuti &ldquo;comuni&rdquo; ogni giorno rischiano la vita perch&eacute; lamentare un
malessere <span>&nbsp;</span>il pi&ugrave; delle volte viene
liquidato con un antidolorifico o con un antinfiammatorio invece che con le
dovute analisi. &Egrave; il caso di Michele Bruni, oggi in fin di vita all&rsquo;ospedale di
Livorno - citt&agrave; nella quale era detenuto in attesa di giudizio, &egrave; il caso di
Enzo Potente - morto due giorni fa nel carcere di Teramo per infarto a soli 32
anni, &egrave; il caso dei ben 60 uomini morti dall&rsquo;inizio dell&rsquo;anno per patologie
assolutamente curabili con la dovuta prevenzione. Purtroppo in Italia quasi nessuno
si indigna quando muore un detenuto a parte i familiari e i tanti compagni di
cella che, ogni giorno, devono pregare di stare in salute per non morire come bestie.
</span></font></p><font face="Cambria, serif" class="Apple-style-span">

<p style="text-align: justify" class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: 'Courier New'">Associazione Yairaiha Onlus&nbsp;</span></p></font><p>&nbsp;</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 17 Jun 2011 10:05:34 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>UN MONDO SENZA GALERE PUO’ ESISTERE</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"><span class="apple-style-span"><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333">Anche a Cosenza i detenuti sonoin mobilitazione per chiedere un&#39;amnistia contro il sovraffollamento e ladisumanit&agrave; delle carceri. Libert&agrave;, Diritti e Umanit&agrave; sono le parole d&rsquo;ordineche Radio Carcere sta facendo rimbalzare da un carcere all&rsquo;altro, da nord asud. Parole che invocano, dal chiuso di una prigione, il rispetto della dignit&agrave;e dei diritti di quasi 70.000 persone che attualmente sono detenute nellepatrie galere. Decine di mobilitazioni in tutta Italia stanno dando eco alleproteste per superare l&rsquo;isolamento fisico e comunicativo a cui sono costretti idetenuti. Ma siamo ancora troppo pochi. Pochi per riuscire a creare unmovimento anticarcerario che possa portare avanti un ragionamento abolizionistacome fu, pi&ugrave; di trent&rsquo;anni, per l&rsquo;abolizione dei manicomi. Il carcere come ilmanicomio e come tutte le strutture totalizzanti nasce come luogo di privazionedella libert&agrave; e di cura sebbene, citando Basaglia, </span></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"><span class="apple-style-span"><strong><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial, sans-serif; color: black">&laquo;</span></em></strong></span><span class="apple-style-span"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial, sans-serif; color: black">&nbsp;Dalmomento in cui oltrepassa il muro dell&#39;internamento, il malato (</span></em></span><span class="apple-style-span"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial, sans-serif; color: black">detenuto<em>) entra in una nuovadimensione di vuoto emozionale ([...]); viene immesso, cio&egrave;, in uno spazio che,originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare inpratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamentodella sua individualit&agrave;, come luogo della sua totale oggettivazione. Se lamalattia mentale &egrave;, alla sua stessa origine, perdita dell&#39;individualit&agrave;, dellalibert&agrave;, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sar&agrave; definitivamenteperduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell&#39;internamento. L&#39;assenzadi ogni progetto, la perdita del futuro, l&#39;essere costantemente in balia deglialtri senza la minima spinta personale, l&#39;aver scandita e organizzata lapropria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che &ndash; proprioin quanto tali &ndash; non possono tenere conto del singolo individuo e delleparticolari circostanze di ognuno: questo &egrave; lo schema istituzionalizzante sucui si articola la vita dell&#39;asilo&nbsp;<strong>&raquo;</strong></em></span></span><span class="apple-style-span"><em><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333"> </span></em></span><span class="apple-style-span"><strong><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333">finisce solo per annientarel&rsquo;individualit&agrave; e per separare una parte dal resto della societ&agrave;. E guarda casosempre la parte pi&ugrave; debole e ricattabile della societ&agrave;. Migranti,tossicodipendenti, &ldquo;ladri&rdquo; di ferrovecchio, pesci piccoli che superano laprecariet&agrave; con extralegalit&agrave; varie.<span>&nbsp; </span><span>&nbsp;</span></span></strong></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify"><span class="apple-style-span"><strong><span style="font-family: 'Courier New'; color: black">Il presidio di oggi, oltre chefar sentire la solidariet&agrave; ai propri fratelli prigionieri, vuole lanciare ancheil messaggio che un </span></strong></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt"><span class="apple-style-span"><span style="font-family: 'Courier New'; color: black">&nbsp;</span></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt; text-align: center" align="center"><span class="apple-style-span"><strong><span style="font-size: 20pt; font-family: 'Courier New'; color: black">UN MONDO SENZA GALERE PUO&rsquo; ESISTERE</span></strong></span><strong><span style="font-size: 20pt; font-family: 'Courier New'; color: black"></span></strong></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt"><span class="apple-style-span"><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333">&nbsp;</span></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt"><span class="apple-style-span"><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333">&nbsp;</span></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt"><span class="apple-style-span"><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333">&nbsp;</span></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt"><span class="apple-style-span"><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333">&nbsp;</span></span></p><p style="margin-top: 0cm; margin-right: 0cm; margin-left: 3.75pt; margin-bottom: 0.0001pt"><span style="font-family: 'Courier New'; color: #333333"><br /><span class="apple-style-span"><strong>COSENZACONTRO IL CARCERE<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>SABATO 5 GIUGNO</strong></span></span><strong><span style="font-family: 'Courier New'; color: black"></span></strong></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Mon, 06 Jun 2011 10:10:47 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Lampedusa, esodo infinito di minori dall'Africa</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal" class="MsoNormal">Da gennaio ad oggi sono circa 1.500 i minori giuntia Lampedusa, di cui 544 nell&rsquo;ultimo mese: il 10% sono bambini piccoli arrivatiinsieme a uno o entrambi i genitori, gli altri sono minori non accompagnati,ragazzi adolescenti arrivati dal Nord Africa, soprattutto da Tunisia e Libia,da cui sono fuggiti a causa della guerra, affrontando viaggi rischiosissimi &ndash;quale quello dall&#39;esito drammatico avvenuto a largo della Tunisia tra marted&igrave; emercoled&igrave; -&nbsp; in cui hanno anche visto morire familiari o amici.&nbsp;Aricordare i dati &egrave; Save the Children, che opera a Lampedusa, Sicilia e Puglianell&rsquo;ambito del progetto Praesidium, coordinato dal Ministero dell&rsquo;Interno, dal2008.&nbsp;E proprio in relazione al suo impegno a favore dei minori migranti,l&rsquo;organizzazione ha ricevuto una targa di merito dalla Fondazione O&rsquo;Sci&agrave; diClaudio Baglioni.<br />Save the Children sottolinea come sul totale dei minori non accompagnatiapprodati sull&rsquo;isola, 425, in prevalenza sedicenni e originari del Mali (84),del Ghana (42) e della Costa d&rsquo;Avorio (37),&nbsp; sono ancora in attesa diessere collocati nelle comunit&agrave; alloggio per minori sul territorio nazionale&rdquo;.</p><p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal" class="MsoNormal">Continua l&rsquo;associazione: &ldquo;Nonostante la leggeitaliana garantisca ai minori stranieri non accompagnati il dirittoall&rsquo;accoglienza presso questo tipo di strutture,la maggior parte si trova dapi&ugrave; di 15 giorni in strutture diverse, inadeguate alla loro accoglienza per untempo cos&igrave; prolungato. In particolare, a Lampedusa sono 219 i minori nonaccompagnati presenti (in parte alla Base Loran e in parte al CPSA), 61 deiquali arrivati tra il 12 e il 14 maggio; la maggior parte (38) sono originaridel Mali; 102 hanno 16 anni, ma ci sono anche 10 ragazzi che hanno tra gli 11 ei 13 anni. Nei giorni scorsi alcuni minori hanno compiuto atti diautolesionismo per manifestare la loro insofferenza rispetto alla situazione incui si trovano&rdquo;.</p><p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal" class="MsoNormal">Save the Children sottolinea poi che presso latensostruttura di Porto Empedocle (AG) la situazione &egrave; ancora pi&ugrave; allarmante:sono ancora in attesa di collocamento 109 minori non accompagnati trasferiti il13 maggio da Lampedusa, dove erano arrivati una settimana prima (tra il 5 e l&rsquo;8maggio). La maggior parte ha 16 anni ed &egrave; originaria del Mali e del Ghana. Glialtri sono: 13 a Pozzallo (RG), 43 al CARA di Mineo (CT), 41 al CARA di Piandel Lago&nbsp; (CL).</p><p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal" class="MsoNormal">&ldquo;A questi occorre aggiungere quanti sono arrivatisulle coste siciliane e pugliesi negli ultimi giorni e che sono ancor in attesadi identificazione&rdquo;. Pur riconoscendo gli sforzi posti in essere dalleistituzioni a vario titolo coinvolte nell&rsquo;adozione della procedura per ilcollocamento dei minori stranieri non accompagnati, Save the Children rilevacon preoccupazione la mancata attuazione operativa della stessa.</p><p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal" class="MsoNormal">Per questo motivo Save the Children raccomanda chesi provveda con urgenza a&nbsp; individuare una soluzione all&rsquo;attuale gravesituazione, che pone in serio pericolo la sicurezza e la protezione dei minori.L&rsquo;Organizzazione chiede, in particolare, che: si proceda in tempi rapidiall&rsquo;individuazione sul territorio nazionale di &ldquo;strutture ponte&rdquo; in cui venganotemporaneamente trasferiti i minori&nbsp; in attesa di collocamento in comunit&agrave;alloggio; a livello centrale, siano reperiti e aggiornati i posti disponibiliin comunit&agrave; alloggio per minori, ivi inclusi i minori richiedenti protezioneinternazionale, e che, sulla base di tale disponibilit&agrave;, venga organizzatoil&nbsp; collocamento dei minori; a livello centrale, si provveda a dare chiareindicazioni alle frontiere rispetto alle necessit&agrave; di trasferimento dei minorinon accompagnati.</p><p style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal" class="MsoNormal">Considerata la costante presenza dei minori nelflusso migratorio in arrivo dal Nord Africa, Save the Children sia valutatal&rsquo;opportunit&agrave; di &ldquo;ampliare la disponibilit&agrave; dei posti in accoglienza e dellerisorse stanziate, secondo la previsione dell&rsquo;art. 5 OPCM 3933/2011, al fine diun&rsquo;assistenza, accoglienza e protezione adeguata per i minori stranieri nonaccompagnati in arrivo via mare&rdquo;.</p><p style="text-align: justify; margin-bottom: 0.0001pt" class="MsoNormal">E conriferimento ai drammatici e rischiosissimi viaggi via mare affrontati anche damolti minori, Save the Children rinnova l&rsquo;appello ad &ldquo;aprire urgentementecorridoi umanitari in Libia e a mettere al primo posto delle scelte dei governila tutela della popolazione civile, a partire dai bambini&rdquo;.</p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sat, 04 Jun 2011 09:00:04 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>PRESIDIO DI SOLIDARIETA' CON I DETENUTI IN LOTTA </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p><span style="border-collapse: collapse; color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 15px" class="Apple-style-span">Da tre giorni i detenuti di Cosenza hanno avviato una forma di protesta pacifica, la battitura delle sbarre ogni giorno dalle 6 alle 7, per chiedere un&#39;amnistia contro il sovraffollamento delle carceri, ed il rispetto dei propri diritti al grido di Libert&agrave;. In tutta Italia i detenuti si stanno rivoltando, le condizioni sono diventate insostenibili. Raccogliamo il loro grido e facciamolo risuonare in tutte le piazze. Non facciamo mancare la nostra solidariet&agrave;</span></p><p><span style="border-collapse: collapse; color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 15px" class="Apple-style-span">PRESIDIO DI SOLIDARIETA&#39; SABATO 5 GIUGNO</span></p><p><span style="border-collapse: collapse; color: #333333; font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 15px" class="Apple-style-span"><br />COSENZA CONTRO IL CARCERE</span></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Sat, 04 Jun 2011 07:10:48 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>anche a Cosenza i detenuti battono stoviglie</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen" style="border-collapse: collapse; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; border-width: initial; border-color: initial; width: 608px; border-style: none"><tbody><tr><td valign="top"><div class="ja-translate-wrapper" style="vertical-align: baseline; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"><div id="ja-translate-content-0" class="ja-translate-content" style="vertical-align: baseline; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"><div><span style="outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial" class="Apple-style-span">Cosenza</span>, 1 giugno 2011 -</div><div style="text-align: justify">I detenuti del&nbsp;<font size="2">carcere di Cosenza</font>&nbsp;hanno inscenato una&nbsp;</div><div style="text-align: justify"><font size="2">protesta nel pomeriggio&nbsp;</font>battendo le stoviglie sulle sbarre </div><div style="text-align: justify">delle celle di sicurezza e urlando slogan come &quot;Libert&agrave;, libert&agrave;&quot;. </div><div style="text-align: justify">Alla base delle proteste, che non hanno creato comunque problemi</div><div style="text-align: justify">i ordine pubblico, ci sono le lamentele dei detenuti ristretti nel penitenziario</div><div style="text-align: justify">n relazione ai mancati riscontri rispetto alle aspettative del decreto svuota </div><div style="text-align: justify">carceri, approvato in via definitiva lo scorso autunno, che consente la </div><div style="text-align: justify">detenzione domiciliare per chi deve scontare una pena inferiore ad un anno. </div><div style="text-align: justify">Nei giorni scorsi manifestazioni di protesta analoghe si sono svolte in diversi </div><div style="text-align: justify">istituti di pena del Paese.</div></div></div></td></tr></tbody></table>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 02 Jun 2011 08:57:56 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>anche a Cosenza i detenuti battono stoviglie</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px; line-height: 17px" class="Apple-style-span"><table border="0" class="contentpaneopen" style="border-collapse: collapse; -webkit-border-horizontal-spacing: 0px; -webkit-border-vertical-spacing: 0px; border-width: initial; border-color: initial; width: 608px; border-style: none"><tbody><tr><td valign="top"><div class="ja-translate-wrapper" style="vertical-align: baseline; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"><div id="ja-translate-content-0" class="ja-translate-content" style="vertical-align: baseline; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px"><div style="text-align: center"><span style="font-size: 13px" class="Apple-style-span"><strong style="vertical-align: baseline; font-size: 13px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">Cosenza</strong>, 1 giugno 2011 - </span></div><div style="text-align: justify"><span style="font-size: 13px" class="Apple-style-span">I detenuti del&nbsp;<strong style="vertical-align: baseline; font-size: 13px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">carcere di Cosenza</strong>&nbsp;hanno inscenato una&nbsp;<strong style="vertical-align: baseline; font-size: 13px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px; margin: 0px">protesta nel pomeriggio</strong>battendo le stoviglie sulle sbarre delle celle di sicurezza e urlando slogan come &quot;Libert&agrave;, libert&agrave;&quot;. Alla base delle proteste, che non hanno creato comunque problemi di ordine pubblico, ci sono le lamentele dei detenuti ristretti nel penitenziario in relazione ai mancati riscontri rispetto alle aspettative del decreto svuota carceri, approvato in via definitiva lo scorso autunno, che consente la detenzione domiciliare per chi deve scontare una pena inferiore ad un anno. Nei giorni scorsi manifestazioni di protesta analoghe si sono svolte in diversi istituti di pena del Paese.</span></div><p style="text-align: justify; font-weight: normal; vertical-align: baseline; font-size: 11px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; margin-top: 1em; margin-right: 0px; margin-bottom: 1em; margin-left: 0px; border-style: initial; border-color: initial; border-width: 0px; padding: 0px">&nbsp;</p></div></div></td></tr></tbody></table></span>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 02 Jun 2011 08:51:55 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>intervista a Loic Wacquant; carceri strapiene ma solo 3% detenuti per reati gravi  </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<table border="0" cellpadding="0" class="MsoNormalTable"> <tbody><tr>  <td valign="top" style="padding: 0.75pt">  <p><em>di Susanna Marietti</em></p>  <p><strong>Il Manifesto, 23 maggio 2011</strong></p>  <p>Gli Stati di oggi, in Europa come al di l&agrave; dell&rsquo;oceano, vivono di un  paradosso. Sono loro stessi a creare quella marginalit&agrave; alla quale rispondono  con il carcere&rdquo;.</p>  <p>Il sociologo francese Loic Wacquant - l&rsquo;allievo di Pierre Bourdieu che in  libri tradotti in decine di lingue ci ha raccontato la globalizzazione del  nuovo senso comune punitivo - ci spiega l&rsquo;utilizzo del sistema penale nelle  nostre democrazie.<br />  Venerd&igrave; ha aperto lui i lavori della seconda giornata del convegno che  Antigone ha organizzato in occasione dei propri venti anni di vita. Nella  Sala del Refettorio della camera dei - &ldquo;non ho mai parlato in una sala cos&igrave;  bella&rdquo;, ci dice mentre scatta fotografie tutto intorno - gli chiediamo perch&eacute;  nelle ultime decadi gli Stati Uniti d&rsquo;America, dove Wacquant insegna alla  University of California di Berkeley, abbiano visto un&rsquo;esplosione che pare  inarrestabile del numero dei detenuti.<br />  &ldquo;Quel che &egrave; certo &egrave; che tutto ci&ograve; c&rsquo;entra assai poco con il controllo del  crimine. Il sistema penale &egrave; d&rsquo;altra parte uno strumento ben poco efficiente  in questa direzione. Negli Stati Uniti, ma certo non solo, meno della met&agrave;  dei reati gravi arriva alle orecchie delle forze di polizia, e quelli che  ottengono una sentenza sono tanti meno ancora. Penalmente non si riesce a  rispondere a pi&ugrave; del 2 o 3 per cento dei crimini seri&rdquo;.</p>  <p><br />  E allora tutta questa espansione dell&rsquo;uso delle carceri, che anche in Europa  sperimentiamo, non produce risultati?</p>  <p><br />  Eccome se ne produce. Ma non nella lotta alla criminalit&agrave;. Sono altre le  funzioni che si demandano al sistema penale.</p>  <p><br />  Quali?</p>  <p><br />  In questo i sociologi si dividono tra chi segue la tradizione marxista sostenendo  che la prigione svolga un ruolo materiale di controllo e chi segue la  tradizione che si ispira a Durkheim sostenendo che svolga invece un ruolo  simbolico. Io credo che per comprendere il sistema delle pene le due  tradizioni vadano tenute assieme. Il carcere oggi viene usato sicuramente per  eseguire due compiti materiali: quello di piegare la parte reticente della  classe lavoratrice, disciplinare il nuovo proletariato alle tendenze del  mercato, e quello di togliere dalla circolazione le persone &ldquo;inutili&rdquo;, coloro  che neanche nel mercato lavorativo del precariato potrebbero entrare: i senza  casa, i malati di mente che altrimenti lo Stato dovrebbe preoccuparsi di  curare.</p>  <p><br />  E quanto al ruolo simbolico?</p>  <p><br />  Il carcere serve per riaffermare l&rsquo;autorit&agrave; dello Stato. In questo ha una  fortissima carica simbolica.</p>  <p><br />  Dicono che l&rsquo;opinione pubblica chiede sicurezza. &Egrave; per questo che i detenuti  aumentano?</p>  <p><br />  S&igrave;, certo, ma in realt&agrave; &egrave; una sicurezza sociale quella di cui c&rsquo;&egrave; davvero  bisogno. Le vite sono incerte perch&eacute; il lavoro &egrave; sempre pi&ugrave; precario, la  povert&agrave; aumenta a causa di politiche economiche scellerate e di un welfare  ridotto all&rsquo;osso. A queste nuove forme di povert&agrave; le democrazie di oggi  rispondono con le prigioni. Non &egrave; cambiato niente negli ultimi cinquecento  anni.</p>  <p><br />  In che senso?</p>  <p><br />  La prigione aveva queste stesse funzioni all&rsquo;inizio della sua storia, nel XVI  secolo. Serviva a ripulire le strade. L&rsquo;istituzione carceraria &egrave; nata come  risposta a delle forme di povert&agrave;. E oggi si risponde allo stesso modo contro  i &ldquo;nuovi poveri&rdquo;.</p>  <p><br />  Cosa dobbiamo fare per interrompere questa crescita nell&rsquo;uso del carcere?  Come possiamo destituirlo dal suo ruolo simbolico e di gestione delle  marginalit&agrave; e restituirgli a pieno titolo la sola lotta al crimine?</p>  <p><br />  Innanzitutto evitando di fare quello che si fa oggi, quando le politiche  penali vengono modulate momento per momento sull&rsquo;emozione causata da un  singolo episodio di cronaca. Le politiche economiche non rispondono alla  chiusura di una singola fabbrica.</p>  <p><br />  Perch&eacute; il sistema penale dovrebbe star dietro a un singolo crimine? Solo  perch&eacute; gli strumenti mediatici gli danno tanto spazio? E poi?</p>  <p><br />  E poi bisogna lavorare sulla lunga distanza. Bisogna farsi carico della  marginalit&agrave;. Badate che io non parlo di inclusi e di esclusi, ma di  &ldquo;marginali&rdquo;. Nessuno sta fuori dal sistema: pu&ograve; starne ai margini, ma sono  tutti inclusi. &Egrave; il sistema stesso che li colloca ai margini. E allora  bisogna uscire dal paradosso di cui parlavo prima. Lo Stato deve riaffermare  la propria missione economica e sociale e diventare un generatore di  autentica sicurezza.</p>  </td> </tr></tbody></table>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 02 Jun 2011 08:49:49 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Figli del 41 bis</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Wed, 22 Dec 2010 10:50:41 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>I cani valgono più dei figli...</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<div><br /></div><div><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">In questi giorni sono rimasto sorpreso della sensibilit&agrave; del nostro Ministro della<span>&nbsp; </span>Giustizia, tanto che ora quando qualcuno dei miei compagni di pena brontola che viviamo in un paese senza giustizia, vado su tutte le furie.</font></span></div><div style="font: 10pt arial"><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Come si fa a dire sciocchezze del genere, se il nostro Ministro, nel momento in cui &egrave; venuto a conoscenza che un cagnolino soffriva d&#39;ansia, perch&eacute; gli avevano arrestato il proprio padrone, si &egrave; impegnato in prima persona perch&eacute; il padrone ottenesse gli arresti domiciliari e potesse consolare il suo cagnolino.</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Onore al cane, onore al suo padrone che ha capito di vivere in un paese in cui i cani hanno pi&ugrave; diritti dei figli dei detenuti, onore al Magistrato che gli ha concesso gli arresti domiciliari, onore al Ministro Alfano e alla sua sensibilit&agrave;, che ha permesso di non mortificare la dignit&agrave; di un cane che soffriva d&#39;ansia.</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Vede signor Ministro, sono un condannato per reati di poco conto, a pochi anni di carcere, ma siccome sono nato a Palermo, tra quei reati &egrave; stata aggiunta anche la ciliegina del 416 bis, che in Sicilia non si nega a nessuno e per questo devo scontare sino all&#39;ultimo giorno di pena segnato in sentenza.</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Signor Ministro, durante tutta la durata della pena ho visto una sola volta a colloquio i miei figli, perch&eacute; nonostante il 416 bis, non ho mai avuto la possibilit&agrave; economica per farli venire a trovarmi, a Spoleto.</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Ora che mi restano pochi mesi di carcere da scontare, avevo chiesto un permesso e mi &egrave; stato negato, perch&eacute; i miei figli non soffrono d&#39;ansia per un padre che non vedono da anni e non sono stati ritenuti altrettanto meritevoli d&#39;attenzione di quel cane che lei ha preso cos&igrave; tanto a cuore.</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">I miei figli non soffrono e non hanno bisogno della presenza del padre, per essere confortati come quel cane che lei ha preteso venisse rasserenato dalla presenza del suo padrone.</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Signor Ministro mi consenta<span>&nbsp; </span>di dirle<span>&nbsp; </span>che &egrave; davvero un grande Paese quello dove il Ministro della Giustizia si preoccupa per l&#39;ansia di un cagnolino e non dei figli dei detenuti che non possono vedere i genitori per anni.</font></span></p><span style="font-size: 13pt"><p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></p></span> <p style="text-align: right; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="right"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Di Gregorio Girolamo</font></span></p><p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 13pt"><font face="Times New Roman">Casa di reclusione di Spoleto l&igrave;, 1 settembre 2010 </font></span></p></div>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Mon, 13 Sep 2010 07:48:06 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Tortura nelle carceri italiane</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<p>Lettera aperta di Radi Elayashi da Macomer<br />&nbsp;<br /><em>&ldquo;L&rsquo;inizio della vicenda all&rsquo;interno di Rossano&rdquo;</em> <br /><br /><em>Un caro saluto a tutti i compagni, </em><br /><em>a met&agrave; marzo 2010 il sottoscritto &egrave; stato trasferito nel carcere di Rossano nella sezione EIV (elevato indice di vigilanza) (ora AS2, Alta sorveglianza), composta di soli prigionieri &lsquo;islamici&rsquo;, una decina in tutto. Subito ho riscontrato un regime di detenzione molto diverso dalla EIV dove ero stato precedentemente ristretto.</em> <br /><em>Sin dai primi giorni che siamo entrati nell&rsquo;AS2 di Rossano la direzione<span>&nbsp; </span>ha vietato molti dei nostri diritti e cose che prima in tutti gli altri carceri avevamo senza nessun problema: la radio, l&rsquo;orologio, il lettore cd, i colloqui con i famigliari &ndash; per chi li ha, il campo sportivo&hellip;</em> <br /><em>Tutto questo nelle altre carceri dove eravamo stati non mancavano, ci sono anche nelle sezioni per soli musulmani (Asti, Macomer, Benevento). Il congelatore, per esempio, in sezione non c&rsquo;&egrave;; ce n&rsquo;&egrave; soltanto uno nel corridoio che porta al passeggio, ma non ci possiamo mettere niente, possiamo soltanto metterci l&rsquo;acqua per il ghiaccio. </em><br /><em>Al direttore abbiamo fatto molte richieste, rimaste per&ograve; tutte senza risposta. Ci siamo sentiti presi in giro, dalla direzione non arrivava nessuna risposta. </em><br /><em>Allora abbiamo iniziato a protestare. Abbiamo cominciato con il rivolgere le nostre lamentele ai capi delle guardie; facevo questo nel mentre ci recavamo all&rsquo;aria, nel piccolo tragitto dalle celle al cortile. Poi siamo entrati in sciopero della fame, portato avanti per quattro giorni. Per ultimo abbiamo fatto alcune battiture notturne, alle 22,30, alle 1,45 e alle 4 del mattino. </em><br /><em>Dopo tutte queste proteste nessuno ci ha risposto! Ci sentivamo sempre pi&ugrave; sotto pressione e stavamo sempre pi&ugrave; male. Il 29 giugno 2010 tutti abbiamo, fatto richiesta di trasferimento. Le guardie hanno sempre continuato a fare le perquisizioni alle celle. In una di queste alla mia cella, hanno prelevato vari oggetti con la scusa che non erano autorizzati. Quegli oggetti mi sono stati autorizzati dal momento che ero entrato in quel carcere. Ho fatto presente tutto questo alla guardia che aveva fatto la perquisa; a lui non importava nulla, anzi, mi provocava per crearmi dei problemi. Infatti mi sono innervosito troppo con lui. Il 6 luglio 2010 ha presentato un rapporto contro di me. Dal direttore per discutere del rapporto disciplinare sono andato assieme ad un altro prigioniero (Fezzani Moez). </em><br /><em>Il direttore si &egrave; rivolto a me in modo molto arrogante, mi ha insultato come se fossi uno schiavo. Invece di darmi un consiglio umano, con il suo modo di parlare mi ha fatto innervosire abbastanza, allora gli ho detto delle parole pesanti. A quel punto sono intervenute le guardie. Mi hanno preso con forza e portato alle celle. </em><br /><em>Quando gli compagni hanno saputo quello che era successo e che era stato punito anche Moez, si sono innervositi e hanno cominciato la battitura alle porte per solidariet&agrave;. Il vice-comandante e il brigadiere della sezione sono entrati in sezione per portarmi all&rsquo;isolamento. Con loro c&rsquo;erano molte guardie, ho paura per me, allora mi sono ferito al collo con una lametta, per far loro pi&ugrave; paura mi sono ferito anche ad un dito. All&rsquo;inizio mi sono rifiutato di uscire dalla cella, poi ho detto loro che sarei uscito se mi lasciavano prendere tutta la roba e se non mi toccavano. Hanno accettato. Poi ho capito che era una fregatura, che mi stavano dicendo menzogne.</em> <br /><em>Mi hanno portato all&rsquo;infermeria dove, appena hanno visto il dito mi hanno detto che doveva essere cucito. Per&ograve; non avevano l&rsquo;ago per compiere l&rsquo;operazione. Quando il dottore (o l&rsquo;infermiere) &egrave; uscito per andare a prendere l&rsquo;ago, sono rimasto solo con il brigadiere e una guardia che ha cominciato a dirmi di tutto. Parolacce e bestemmie solo per farmi innervosire e cos&igrave; crearmi problemi. Gli ho detto di non interrompermi mentre stavo parlando con un suo capo. La guardia mi dice di stare zitto, che lui non ha paura di me. In quel mentre arriva il comandante che da dietro mi da uno schiaffo, dicendo: eccomi qui. E&rsquo; stato come un segnale, tutte le guardie presenti mi hanno aggredito con forza per uccidermi. Con il manganello mi davano botte sul viso, su tutto il<span>&nbsp; </span>corpo. In quei momenti<span>&nbsp; </span>urlavo dal dolore, cercavo di evitare le botte del manganello dirette alla faccia, proteggendomi con la spalla destra &ndash; mi fa ancora male fino all&rsquo;osso. Sono scappato dalle loro mani, mi sono buttato sotto il tavolo, loro allora hanno continuato colpirmi ma con i piedi e i manganelli. Mi hanno causato dei tagli profondi in particolare nel labbro superiore, da dove usciva molto sangue. </em><br /><em>Successivamente sono stato portato all&rsquo;isolamento, in una cella vicino alla sezione. Quella cella era priva di ogni cosa n&eacute; finestre, n&eacute; porta per il bagno, n&eacute; luce. Pi&ugrave; volte ho chiesto di andare in infermeria per essere visitato, per fare una radiografia alla spalla e per cucire il labbro. Il mio corpo era pieno di macchie blu a causa delle botte. Alle richieste non ha risposto nessuno.</em> <br /><em>La notte tardi &egrave; venuto, mi ha guardato nella cella buia. Gli ho chiesto di curarmi tutte le ferite; mi ha ascoltato, se ne &egrave; andato e non &egrave; pi&ugrave; tornato. Nel secondo turno della notte &egrave; venuto anche l&rsquo;infermiere; ha guardato e se ne &egrave; andato anche lui. Poi &egrave; venuto un altro, ho poi saputo che era lo psichiatra; non mi ha detto una parola. Dopo un poco &egrave; ritornato l&rsquo;infermiere per farmi una puntura anti-dolorifica.</em> <br /><em>I medici hanno scritto che io ero completamente sano; e il medico psichiatra ha chiesto di lasciarmi in una cella<span>&nbsp; </span>senza niente. Ha fatto questo senza avermi visitato!</em> <br /><em>In quella cella ci sono rimasto sei giorni, dormivo per terra senza vestiti, solo con un pantaloncino che indossavo all&rsquo;inizio e senza nessuna cura. </em><br /><em>Il 12 luglio 2010 sono stato trasferito nel carcere di Nuoro. Quando mi ha visitato il medico gli ho chiesto di registrare e prendere atto di tutti i segni rimasti sul corpo che erano ancora l&igrave; dopo quasi una settimana dal massacro. </em><br /><em>Ho scordato di scrivere che dopo due giorni ho chiesto di andare in infermeria per denunciarli. Non mi hanno autorizzato. </em><br /><em>Il medico e lo psichiatra anche loro sono colpevoli di tutto. Ho quattro testimoni detenuti che erano nell&rsquo;isolamento quando mi hanno portato l&igrave; anche me. Hanno visto il comandante, le guardie e me. Ricordo bene le facce delle guardie e ho anche il nome di chi mi ha fatto rapporto. Il direttore ha ordinato l&rsquo;aggressione contro di me.</em> <br /><em>Voglio denunciare tutti questi fascisti infami.</em> <br /><em>P.S. il 22 luglio 2010 mi &egrave; arrivata una notifica inviata dal DAP, in cui bengo punito a sei mesi di 14-bis, a sei mesi (isolamento) da scontare nel carcere di Nuoro (via Badu &lsquo;e Carros 1, 08100 Nuoro).<span><br /></span></em><br /><em>Un cordiale saluto Elayashi Radi<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><br />Nuoro, 22 luglio 2010<br /></em><a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=155797882305"></a></p>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 13 Aug 2010 11:28:22 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Medio Oriente: dal 1967 ad oggi gli israeliani hanno arrestato 12.000 minori palestinesi      </title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td class="contentheading" width="100%">&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a rel="nofollow" href="http://www.yairaiha.org/index.php?view=article&amp;catid=16%3Anotizie-2010&amp;id=2171%3Amedio-oriente-dal-1967-ad-oggi-gli-israeliani-hanno-arrestato-12000-minori-palestinesi&amp;format=phocapdf&amp;option=com_content&amp;Itemid=1" target="_blank" title="PDF"></a>&nbsp;</td><td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a rel="nofollow" href="http://www.yairaiha.org/index.php?view=article&amp;catid=16%3Anotizie-2010&amp;id=2171%3Amedio-oriente-dal-1967-ad-oggi-gli-israeliani-hanno-arrestato-12000-minori-palestinesi&amp;tmpl=component&amp;print=1&amp;layout=default&amp;page=&amp;option=com_content&amp;Itemid=1" title="Stampa" onclick="window.open(this.href,'win2','status=no,toolbar=no,scrollbars=yes,titlebar=no,menubar=no,resizable=yes,width=640,height=480,directories=no,location=no'); return false;"></a>&nbsp;</td></tr></tbody></table><table border="0"><tbody><tr><td valign="top"><div><strong>Infopal, 5 agosto 2010</strong></div><br />Nuovi dati rivelati dal ministro per gli Affari dei detenuti del governo di Ramallah affermano che gli occupanti israeliani hanno arrestato 12.000 minori palestinesi dall&rsquo;anno 1967, e che sono 300 i ragazzi al di sotto dei diciott&rsquo;anni ad essere attualmente rinchiusi nelle loro carceri. <br />Questi, secondo il ministro &lsquo;Isa Qaraq&egrave;, &ldquo;sono sottoposti a torture ed estorsioni, oltre che a provvedimenti giudiziari iniqui in occasione dei processi&rdquo;. Tutto questo, ha ricordato il ministro durante l&rsquo;apertura del Campo della libert&agrave; per i prigionieri nel villaggio di az-Zaytuna - vicino a Bayt Jala -, viola apertamente l&rsquo;Accordo internazionale sui diritti del minore, che stabilisce il divieto di arrestare chiunque non abbia raggiunto la maggiore et&agrave;.<br />&ldquo;L&rsquo;obiettivo che cerca di raggiungere Israele arrestando i ragazzini &egrave; la distruzione totale delle nuove generazioni&rdquo; ha dichiarato Qaraq&egrave;, aggiungendo che il 90% di loro subisce torture e punizioni &ldquo;esemplari&rdquo; durante l&rsquo;arresto e la prigionia.<a href="http://s4.shinystat.it/cgi-bin/shinystatv.cgi?USER=ristretti&amp;L=0&amp;TIPO=0&amp;ACTIVE=sm4-0" target="_top"><img src="http://www.shinystat.it/cgi-bin/shinystat.cgi?USER=ristretti&amp;NC=1" border="0" alt="" width="2" height="2" align="right" /></a> </td></tr></tbody></table>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Fri, 06 Aug 2010 11:03:01 +0100</pubDate>
        </item>
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            <title>nelle carceri una tortura di Stato, intervista ad Adriano Sofri</title>
            <link>http://www.yairaiha.org/index.php</link>
            <description><![CDATA[<table border="0" class="contentpaneopen"><tbody><tr><td valign="top"><em>di Tommaso Cerno</em><br /><br /><div style="text-align: right"><strong>L&rsquo;Espresso, 21 luglio 2010</strong></div><br />Immaginate di passare ogni giorno in una cella di due metri a quaranta gradi. In piedi o sdraiati su una gommapiuma impregnata dal sudore altrui. Questa &egrave; tortura vera, non metaforica. La denuncia di Adriano Sofri. <br />Carceri sovraffollate. Celle anguste. Caldo. Niente acqua. Niente aria. Un&rsquo;estate torrida che spinge a violenze e autolesionismo. Fino al suicidio in cella di chi &egrave; cos&igrave; disperato da non voler pi&ugrave; vivere. L&rsquo;allarme che &ldquo;L&rsquo;espresso&rdquo; aveva lanciato qualche mese fa, denunciando il limite di capienza ormai sforato degli istituti penitenziari italiani, diventa cronaca quotidiana di morte nelle galere. E la ragione &egrave; un sistema detentivo ai limiti dell&rsquo;umano, che Adriano Sofri equipara a &ldquo;una tortura di Stato&rdquo;.<br /><br />Cosa significa davvero trascorrere in carcere un&rsquo;estate come questa?<br /><br />&ldquo;Per capirlo basta pensare a cosa significhi questo caldo torrido per una persona libera. Chiunque soffre a queste temperature la mancanza d&rsquo;aria fresca, ha difficolt&agrave; a muoversi, a spostarsi e a dormire. Se trasferiamo queste sofferenze in una cella dove lo spazio &egrave; di due metri quadrati &egrave; facile immaginare cosa succede dentro le prigioni. &Egrave; come passare l&rsquo;estate su un autobus nell&rsquo;ora di punta. Puoi al massimo sederti, ma non sempre &egrave; possibile, perch&eacute; non c&rsquo;&egrave; lo spazio. Puoi stare in piedi per ore, oppure sdraiato su una squallida branda, a giacere su materassi vecchi, impropriamente chiamati di gommapiuma e imbevuti del sudore di generazioni di detenuti che ci marciscono sopra. Ogni ora, ogni giorno&rdquo;.<br /><br />E la notte?<br /><br />&ldquo;Le celle vengono chiuse il pi&ugrave; delle volte alle 18, oppure alle 20, e restano chiuse da quell&rsquo;ora fino al mattino successivo. Le finestre hanno normalmente tre file di ferro: una grata, una fila di sbarre e una seconda di sbarre meno fitte. A certe ore il sole batte dritto su quell&rsquo;ammasso di ferro che fa da coperchio e trasforma la cella in una triplice graticola che agisce come uno strumento di tortura sui detenuti stipati all&rsquo;interno. &Egrave; lo strumento che rese celebre San Lorenzo. Sono dei forni veri e propri e all&rsquo;interno ci sono persone che non possono fare nulla, se non stare immobili, giacere ed attendere che prima o poi l&rsquo;agonia finisca&rdquo;.<br /><br />&Egrave; per questo che violenze e suicidi aumentano?<br /><br />&ldquo;S&igrave;. Le violenze e anche l&rsquo;autolesionismo grave. Ci sono detenuti che si riducono a brandelli perch&eacute; sperano di essere portati in infermeria, di poter prendere degli antidolorifici o dei farmaci, o anche solo sperano di poter fumare una sigaretta&rdquo;.<br /><br />Nei primi sei mesi di quest&rsquo;anno 37 detenuti si sono tolti la vita in cella.<br /><br />&ldquo;Secondo me la domanda che dovremo farci, in queste condizioni, non &egrave; perch&eacute; ci si suicidi cos&igrave; tanto, ma piuttosto perch&eacute; ci si suicidi ancora cos&igrave; poco, visto che le carceri sono strutture che non portano affatto alla rieducazione, ma piuttosto istigano a farla finita, all&rsquo;incubo ottocentesco di essere sepolti vivi. Spesso manca anche l&rsquo;acqua per lavarsi la faccia e quella dei rubinetti non &egrave; potabile. Dovrebbero essere distribuite bottiglie d&rsquo;acqua a basso costo, che il carcere spesso invece non distribuisce&rdquo;.<br /><br />Perch&eacute; lo Stato non interviene?<br /><br />&ldquo;La realt&agrave; &egrave; che nelle carceri italiane c&rsquo;&egrave; la tortura. Non in senso generico o metaforico, proprio in senso tecnico. Queste condizioni, anche senza botte o provocazioni volontarie, si configura come una tortura di Stato. Per cui, se esiste un torturato esiste anche un torturatore. Non parlo degli agenti penitenziari che sono a loro volta, in senso lato, dei semi-detenuti, ma delle autorit&agrave; che hanno a che fare con questo sistema. Gente che per cattiveria, imbecillit&agrave; o peggio fa leggi che spediscono in carcere persone che non ci dovrebbero andare. E che non prende alcuna misura per evitare la situazione tragica a cui le condanna&rdquo;.<br /><br />I magistrati potrebbero fare qualcosa?<br /><br />&ldquo;I magistrati, quando non hanno una vocazione almeno iniziale a occuparsi delle carceri credendoci davvero (e sono la minoranza, molti pi&ugrave; fra le donne), sono persone che cercano di smaltire con il minimo danno la gestione di una discarica, a loro affidata, con istruzioni che dicono di fare il meno possibile e di girarsi dall&rsquo;altra parte. Spesso quello che sentenziano &egrave; un voto a fine scrutinio: 10, oppure 18. Ma nessuno pensa che quel 10 significa 10 anni moltiplicati per 365 giorni e ancora per 24 ore, per due metri quadrati e per tre file di sbarre. Su questo i magistrati sembrano non porsi nemmeno il problema&rdquo;.<a href="http://s4.shinystat.it/cgi-bin/shinystatv.cgi?USER=ristretti&amp;L=0&amp;TIPO=0&amp;ACTIVE=sm4-0" target="_top"><img src="http://www.shinystat.it/cgi-bin/shinystat.cgi?USER=ristretti&amp;NC=1" border="0" alt="" width="2" height="2" align="right" /></a> </td></tr></tbody></table>]]></description>
            <author>Associazione Yairaiha ONLUS</author>
            <pubDate>Thu, 22 Jul 2010 11:57:07 +0100</pubDate>
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