A oggi chiunque (art. 415) pubblicamente «alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico» oppure «all’odio fra le classi sociali» è punito con il carcere da sei mesi a cinque anni. Con il disegno di legge “Sicurezza” le pene sono aumentate – senza specificare di quanto – se il reato di “istigazione a disobbedire alle leggi” è commesso in un istituto penitenziario oppure nelle comunicazioni dirette a detenuti. Viene inoltre introdotto il nuovo reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario”: «Chiunque, all’interno di un istituto penitenziario, partecipa a una rivolta mediante atti di violenza o minaccia o di resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti, commessi da tre o più persone riunite, è punito con la reclusione da uno a cinque anni», si legge nel disegno di legge “Sicurezza”. Tra gli «atti di resistenza» rientrano anche i comportamenti di resistenza passiva che impediscono il compimento di atti d’ufficio necessari alla gestione dell’ordine nel carcere.
Le pene per questo nuovo reato sono aumentate per chi lo commette usando le armi oppure se ne derivano lesioni per le persone, o la morte di qualcuno. La pena massima può arrivare fino a vent’anni di carcere. Viene modificato anche il Testo unico sull’immigrazione prevedendo di punire con il carcere da uno a sei anni chiunque, insieme ad almeno altre tre persone, organizzi o partecipi a una «rivolta» in un centro di accoglienza per migranti o in un centro per i rimpatri (assimilabili in tutto soprattutto nelle condizioni logistiche al carcere), usando violenza o atti di resistenza passiva. Infine, a proposito di immigrazione, il disegno di legge “Sicurezza” obbliga i negozi che vendono le schede telefoniche SIM a chiedere una copia del permesso di soggiorno ai clienti di nazionalità non appartenente all’Unione europea. Chi (negozio) non rispetta questa norma rischia di vedersi chiudere il negozio per un periodo da cinque a trenta giorni. Se il Governo con il Decreto carcere aveva proclamato di voler risolvere il sovraffollamento, certo con l’introduzione di 30 nuovi reati e l’inasprimento di molte pena con la proposizione di svariate aggravanti, dimostra di andare nella direzione opposta a quelle proclamata. Le carceri non si sono alleggerite, anzi esattamente l’opposto, e a 90 gg dall’entrata in vigore del D.L. Nordio ora rischia di decongestionarsi ancora di più con una serie di misure sanzionatorie che reprimono in una visione miope della società e sanza affrontare i problemi che rimangono irrisolti. L’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) a proposito del D.L. Sicurezza ritiene che sia un testo che mina le basi dello Stato di diritto. Va a criminalizzare grandi problemi come quello dell’abitare e, più in generale, ogni forma di dissenso e si sanzionano i comportamenti di «resistenza passiva» palesando una evidente «deriva liberticida» del governo. Ad impressionare per la manifestazione repressiva sono le norme che tendono a criminalizzare e colpire anche le azioni pacifiche e non violente : un pacifico sit-in di studenti davanti scuola che ferma il traffico, o un classico picchetto di operai davanti a una fabbrica senza cassonetti rovesciati, niente mezzi di traverso, niente violenza, semplicemente una libera manifestazione di dissenso rischia di far scattare un reato penale punibile addirittura con il carcere se commessa in più di due persone. «Con questa norma, Gandhi e Pannella sarebbero sbattuti in carcere e trattati alla stregua di violenti criminali» Un Governo ed uno Stato che ricorrono sistematicamente al reato penale per legittimare la loro forza, evidenziano la debolezza dello stato stesso incapace di orientare la società interpretandone i malumori ed i bisogni con azioni positive capaci di ridurre le distanze sociale e dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini in specie quelli più deboli. La vera impresa dello Stato è identificabile nell’esigenza di mettere insieme Stato di diritto e Sato sociale, legalità ed equità, norma e valore, interesse e solidarietà. Questo è il problema, perché si badi bene che uno Stato debole, uno Stato inefficiente, uno Stato partigiano, è uno Stato che non corrisponde alle ragioni di solidarietà, ma è assai inerme ed arreso rispetto ai torti della prepotenza.