Ragazzini, che lanciano pietre nel nome dell'indipendenza curda e finiscono in prigione come terroristi.
Accade in Turchia, e non di rado. L'ultimo episodio è solo di pochi giorni fa, quando il tribunale di Diyarbakir ha condannato sei minori, con età compresa fra 15 e 17 anni a sette anni e cinque mesi di Carcere per aver lanciato sassi contro la polizia durante una delle manifestazioni nell'est del Paese in supporto del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan che lotta per la creazione di uno stato indipendente. In realtà la loro pena totale sarebbe stata di 13 anni, il giudice ha poi deciso di diminuirla grazie ad attenuanti. Questi ragazzi non hanno ammazzato, non hanno rubato.
Ragazzini, che lanciano pietre nel nome dell'indipendenza curda e finiscono in prigione come terroristi. Accade in Turchia, e non di rado. L'ultimo episodio è solo di pochi giorni fa, quando il tribunale di Diyarbakir ha condannato sei minori, con età compresa fra 15 e 17 anni a sette anni e cinque mesi di Carcere per aver lanciato sassi contro la polizia durante una delle manifestazioni nell'est del Paese in supporto del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan che lotta per la creazione di uno stato indipendente. In realtà la loro pena totale sarebbe stata di 13 anni, il giudice ha poi deciso di diminuirla grazie ad attenuanti. Questi ragazzi non hanno ammazzato, non hanno rubato. Hanno lanciato pietre contro la polizia in una delle mille manifestazioni che ogni anno si tengono nell'est del Paese, a maggioranza curda, a sostegno del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, organizzazione terrorista che lotta per la creazione di uno stato indipendente curdo. Non sono innocenti, certo. Ma a causa dell'attuale legge anti-terrorismo in vigore, vengono condannati alla stesse pene di chi uccide, perseguita, tortura e sequestra. I capi di imputazione per i sei ragazzi di Diyarbakir erano "propaganda di organizzazione terrorista", "resistenza armata" e "crimine commesso per difendere un'organizzazione terroristica". Accuse gravi di principio, ma dove le armi utilizzate sono sassi e dove le ricostruzioni dei fatti nei processi sono spesso confuse e farraginose. Il ministero della Giustizia stima che i minori in queste condizioni nel Paese Siano circa 2.700. Il problema, oltre alle pene comminate, è anche il luogo di detenzione. Circa 1.400 subiscono lo stesso trattamento di detenuti adulti e non scontano la loro pena in istituti idonei. Fra il 2006 e il 2007 quelli finiti sotto processo secondo la legge anti terrorismo per aver tirato sassi contro la polizia sono stati 1.056. Di questi 208 sono finiti in Carcere. Numeri inquietanti, contro i quali il governo di Recep Tayyip Erdogan sta cercando di agire. L'esecutivo è al lavoro per modificare la legge che al momento permette alla magistratura di giudicare i lanciatori di pietre secondo la legge antiterrorismo. Sarebbe questo il motivo di pene e condizioni detentive così severe. La bozza della legge è stata presentata a fine marzo e tutta l'opposizione, anche il Partito Nazionalista (Mhp), voce più conservatrice della minoranza, si è mostrata disponibile a votarla. I minori lanciatori di pietre infatti provengono da situazioni famigliari particolarmente critiche complesse. Non vanno a scuola e a volte crescono in un clima di violenza tale che si ritrovano in Carcere perché avviati dalla famiglia al crimine o al lavoro in nero, altra grande piaga del Paese. Secondo statistiche ufficiali si calcola che i bambini che lavorano fra i 6 e i 17 anni in Turchia Siano 960mila. In un contesto del genere, soprattutto in aree del Paese dove la famiglia è organizzata in clan, è facile che crescano istigati all'odio e la violenza. Il Carcere duro però sembra la soluzione meno indicata per garantire loro un futuro migliore. Fonte: Apcom, 2 aprile 2010-